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Asset Management. Il ruolo dell’Asset Allocation è da Rivedere?

Nell’asset management la composizione del portafoglio è di fondamentale importanza. O così credevamo

La teoria della finanza ha dato molta importanza all’asset allocation come strumento complesso di asset management. Addirittura il 90% della performance di un portafoglio deriverebbe dalla ripartizione dello stesso tra diversi tipi di attività finanziarie. E se tutto ciò fosse errato?

Russel Crowe, nei panni di John Nash era seduto ad un tavolo di un bar quando, osservando un gruppo di ragazze che si muovevano intorno ai tavoli, disse che la teoria economica di Adamo Smith andava rivista. Uno studio recente ad opera di Xiong, Ibbotson, Idzorek e Peng apparso sul Financial Analyst Journal ha dimostrato che l’assunto secondo cui un’asset management tradizionale è il modo più intelligente per investire è sbagliato.

Ma scopriamo insieme da dove deriva il mito dell’asset allocation come strategia di asset management e che cosa c’è di sbagliato in tutto ciò che fino ad oggi abbiamo dato per scontato.

Asset Management e Asset Allocation

L’idea base fu scoperta da Brinson, Hood e Beebower nel ‘lontano’ 1986. Questi ricercatori dopo aver messo in relazione la performance totale di un campione di fondi con i rispettivi benchmark , sono giunti alla conclusione che il 93,60% del rendimento è spiegabile dall’asset allocation dei portafogli gestiti.

Non stupirti, dunque, se la tua banca e tutti gli esperti di asset management ribattono sempre su questo punto. Ancora una volta – e anche in buona fede – l’assunto che è più importante diversificare il portafoglio che seguire i mercati, è stato preso come un dogma di fede.

Nel 2000 altri due ricercatori, Ibbotson e Kaplan, evidenziarono un errore metodologico nella ricerca. Gran parte delle variazioni delle performance sarebbe ascrivibile ad un mutamento nei mercati e non alle scelte dei singoli fondi. L’asset allocation non sarebbe quindi più di tanto responsabile dei risultati ottenuti. Ma permettimi di illustrare meglio il concetto con un esempio.

Supponi ad esempio di aver investito il tuo portafoglio di 100 euro in un determinato strumento finanziario. Per ipotesi abbiamo impiegato 90 euro, lasciandone 10 fermi sul conto corrente. Dopo un anno, grazie ad una performance del 10%, il tuo portafoglio varrà 109 (per semplicità i soldi sul conto corrente non rendono nulla). Performance totale: 9%.

Se l’anno successivo il mercato guadagnerà un altro 10%, il tuo patrimonio crescerà fino a diventare pari a 118,90. La performance sarà del 9,08%. Qui non c’entrano né l’asset allocation né l’asset management per spiegarne la variazione. Semplicemente la variazione del mercato produce una variazione dei ‘pesi’ delle attività finanziarie in cui hai investito senza che nessuna scelta di asset management sia fatta.

Il tuo portafoglio, inizialmente investito al 90%, ora lo è al 91,59%. In altre parole è il mercato che ‘spiega’ le performance.

Diversificare e stare fermi. Strategia di asset management o via verso il suicidio?

Intendimoci. Non ti sto dicendo che l’asset allocation non valga più nulla, né che la diversificazione sia inutile. Quello che voglio dirti è che la conseguenza della “beatificazione” del buy and hold ottenuto mediante l’investimento in attività non correlate è da rivedere.

Non solo sono i mercati stessi a spiegare in gran parte le variazioni delle performance di un portafoglio, ma l’idea di diversificare molto per ridurre il rischio può diventare fuorivante. Anzitutto è dimostrato che la diversificazione produce benefici decrescenti con l’incremento degli strumenti in cui si è investito.

Un asset management volto alla frantumazione del tuo portafoglio in tantissime attività produrrà per certo un costo gestionale elevato (pensa a quanti titoli e/o fondi dovrai seguire) e una marginale riduzione del rischio complessivo. Ancora: le attività finanziarie tendono a muoversi in modo sincronizzato durante le crisi sistemiche.

Due tecniche alternative di asset management

Quando devi costruire il tuo portafoglio, non diventare matto nel cercare il ‘peso ottimale’ dei singoli strumenti. Certo, la tua asset allocation deve essere costruita sulla base delle tue specifiche esigenze e della necessità di proteggere il tuo capitale ad una data scadenza, ma ricorda di applicare anche queste due regole fondamentali:

  • non diversificare troppo i tuoi investimenti. Un asset management snello ed efficiente è possibile quando i titoli o fondi da seguire non sono troppi
  • imposta un rigido piano di ingresso e di uscita dai vari investimenti. Ad esempio è meglio investire solo in tre mercati azionari quando questi sono in trend rialzista, fissando uno stop loss per ognuno di essi, che disperdere il proprio portafoglio tra 19 ETF iper specializzati dal peso del 2% l’uno lasciati fluttuare liberamente.

Diversificare va bene, ma ricorda che non c’è solo l’asset allocation iniziale ma anche l’asset management successivo. Un portafoglio diversificato (ma non polverizzato) seguito nel tempo con l’uso degli stop loss e un robusto modello di trend following darà risultati sorprendenti con un risparmio di tempo e di “costi” di gestione notevole.

Un abbraccio fraterno

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Comments

  • bob

    Ciao Giacomo,
    domanda forse fuori luogo in questo post: anlizzerai un portafoglio di obbligazioni, e la cosi detta DURATION?

    è un concetto a me molto poco chiaro….grazie!

    • Giacomo

      @ Bob
      La trattazione della duration e di come calcolarla e utilizzarla sarà parte di un nuovo corso multimediale sui bond che sto preparando…
      Tranquillo, Amico mio, ogni tua curiosità sarà soddisfatta!!

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