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Ci vorrà una nuova legge bancaria per uscire dalla crisi?

Il Testo Unico Banche forse va rivisto. Occorrerà forse una nuova legge bancaria per superare la crisi

La legge bancaria del 1936 sanava una situazione di grave crisi degli istituti. Poi è arrivato il testo unico banche. E ora…..

Le crisi di liquidità del sistema creditizio non sono nuove. Nella prima metà del 1900 il sistema bancario era in preda al panico, la gente terrorizzata dalla possibilità di perdere i propri soldi ritirava tutti i risparmi dal conto.

Le banche furono mese sotto assedio. Fallì la Banca Italiana di Sconto. Poi la legge bancaria del 1936 stabilì nuove regole che permisero agli istituti di ritornare a produrre utili. Il pericolo, allora, era scampato. E oggi? Ecco a che punto siamo e quale potrebbero essere i contenuti di una nuova legge bancaria.

La crisi degli anni ’20

Il problema che le banche dovettero affrontare all’inizio del 900 era la commistione tra banca e industria e la trasformazione delle scadenze. In pratica i proprietari delle aziende di credito erano gli stessi industriali appartenenti alla borghesia italiana dell’epoca. Hai indovinato!! Il fatto che banche e imprese appartenessero agli stessi soggetti faceva sì che questi utilizzassero le banche per finanziare le imprese di cui erano proprietari anche se queste non erano sufficientemente affidabili.

Non solo. Le banche raccoglievano denaro a breve termine prevalentemente grazie ai depositi a risparmio e li prestavano all’industria sotto forma di mutuo a lungo termine.

Questa trasformazione delle scadenze era deleteria, perché mentre l’attivo bancario era immobilizzato in operazioni che avrebbero generato liquidità solo nel lungo termine, i depositi potevano essere rimborsati in qualunque momento con una semplice richiesta. Sai che cosa accadde? Che mentre i risparmiatori chiedevano alle banche i loro soldi, queste non li avevano. I mutui concessi, infatti, erano serviti per finanziare imprese belliche che stavano convertendo la loro produzione per il nuovo ‘tempo di pace’. Era impossibile rientrare in possesso dei soldi per rimborsare i clienti. E la crisi si diffuse a macchia d’olio. L’intero sistema si trovò dinanzi ad un credit crunch, la Banca Italiana di Sconto saltò e arrivò la legge bancaria del 1936.

Le banche commerciali

Il merito del provvedimento fu quello di garantire due cose:

  • la ‘separatezza’ tra banca e industria
  • la segmentazione del comparto ‘banche’. In questo modo ci furono sia le banche commerciali (che potevano raccogliere denaro sotto forma di deposito e prestare a breve scadenza), sia gli istituti di credito speciale (IMI, ecc) che raccoglievano denaro a lunga scadenza emettendo obbligazioni e prestavano erogando mutui.

Il punto centrale che voglio sottolineare è questo: fu necessario un intervento da parte del legislatore per superare la crisi delle banche. E infatti negli anni successivi la crisi fu superata e gli istituti vissero un periodo di nuova prosperità. “Ma che cosa c’entra tutto questo con la situazione di oggi?”. Te lo spiegherò tra un attimo…

Dalla crisi del 1930 a quella del 2011. Le banche nel mirino

Allora come oggi gli istituti di credito avevano posto in atto gravi irregolarità nella gestione. Cent’anni fa si trattava di un disallineamento tra raccolta e impieghi, oggi si tratta di trasformazione delle stesse aziende di credito in banche di investimento. Entrambe le crisi hanno un comune denominatore: occorre che le banche tornino a fare il loro mestiere: quello di raccogliere denaro dalle famiglie risparmiatrici e imprestarlo alle imprese.

Credo che oggi sia necessaria una nuova segmentazione all’interno del settore creditizio. Da un lato ci dovrebbero essere le aziende bancarie tradizionali, che raccolgono denaro dai privati e finanziano le imprese. Dall’altro ci dovrebbero essere le investment banks, il cui obiettivo è operare in modo attivo sui mercati finanziari. In questo modo, una nuova “separatezza” garantirebbe due cose:

  • un nuovo flusso di liquidità verso il mondo imprenditoriale che in questo modo potrebbe ‘far girare il denaro’, uscendo in tal modo dalla crisi
  • l’identificazione del profilo di rischio dell’investimento da parte del cliente. Se un deposito presso una banca tradizionale sarà, per definizione, un impiego privo di rischio, il prestito ad una banca di investimento sarà per natura stessa più pericoloso (e meno tutelato).

Ora, sebbene il blog sia molto popolare, grazie anche a tutti gli amici come te che lo sostengono facendo pubblicità, dubito che questo articolo raggiungerà le alte sfere della Repubblica e possa trovare qualche altro sostenitore della mia proposta. Chissà…

Per intanto voglio concludere con un suggerimento.

Investire nelle banche, comprandone azioni, è ora come ora, rischioso. Se vuoi comunque farlo puoi semplicemente utilizzare un ETF che replichi l’andamento dell’indice DJ Stoxx banks. Ma è fondamentale che utilizzi un approccio graduale e investi poco per volta.

Ti sto suggerendo un Piano di Accumulo? Sì, purché sia fatto in modo intelligente.

Alla prossima!!

Giacomo

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Comments

  • Filippo

    Aldilà della garanzia di 103.000 euro, i soldi depositati in conto corrente li possiamo considerare al sicuro?

    • Giacomo

      @ Filippo
      La garanzia del FITD è stata ribassata a 100.000 euro, ma si sono accorciati i tempi di intervento. Ora il fondo garantisce il rimborso entra 20 giorni lavorativi prologabili di ulteriori 10 su proposta di Bankitalia.
      Qui trovi il dettaglio.
      Ad ogni modo i tuoi soldi sul c/c sono sicuri :)
      Buona serata

  • Franco

    Credo anch’io che serva qualcosa nell’ambiente finanziario.
    Il problema di noi essere umani è che troviamo il modo di utilizzare la cose giuste nel modo sbagliato.
    Le azioni servono per finanziare le aziende per aumentare il benessere attraverso il lavoro.
    La nostra dirigenza (Stato, Eni, Enel ecc..) ha pensato bene di diminuire i lavoratori tanto nessuno sanzionava il peggiornamento dei servizi e con ciò ha finanziarizzato sempre più le imprese.
    Il lavoro è passato dai dipendenti “fedeli” e “competenti” alle società in appalto con collaboratori “saltuari” e quindi meno qualificati (purtroppo ne parlo perché so).
    I bilanci sembrano migliorati ma è peggiorato il servizio e l’efficienza (combustibili,elettricità,telecomunicazioni,autostrade ecc..).
    Nella finanza abbiamo pensato di assicurarci dalle perdite: ma non avevamo pensato che un essere umano investisse solamente sulle perdite.
    Come fa un sistema a reggersi senza lavoro qualificato e con così tanti scommettitori al ribasso e per di più con una dirigenza così poco competente rispetto alle responsabilità affidategli.
    Il sistema precipita come i primi aerei a reazione e come il “pendolino” nelle curve: era la leva sbagliata.
    Cosa ne pensate ?
    Un abbraccio

    • Giacomo

      @ Franco
      Purtroppo, a mio modo di vedere, il sistema finanziario (e il capitalismo selvaggio) non sono in grado di auto-regolarsi.
      Anche le operazioni poste in essere dalle banche hanno implicato profitti potenzialmente alti e rischi molto elevati.
      Ecco perché secondo me occorre un intervento ‘esogeno’, che imponga al sistema le linee guida di condotta specificando quello che è permesso e quello che è vietato.
      Ricambio di cuore l’abbraccio

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