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Crisi del debito: cosa dicono gli spread e i cds?

La crisi del debito pubblico è sempre più evidente. Ma che cosa si nasconde dietro lo ‘scollamento’ tra i valori dello spread e quelli dei CDS?

La situazione del debito pubblico sembra fuori controllo. Gli spread tra btp e bund sono ai massimi storici, mentre i CDS sono ancora più elevati. Ma che cosa significano queste sigle, e che cosa sta succedendo? Finalmente una guida ragionata per comprendere la crisi.

Abbiamo da tempo affrontato il tema della crisi grazie al contributo di importanti esperti che ci hanno permesso di comprendere meglio le dinamiche che stiamo vivendo, in anticipo. Questo post è dedicato ad affrontare due temi importanti:

  • che cosa è lo spread tra i rendimenti del BTP e quello del bund e che cosa sono i CDS (credit default swap)

  • perché questi valori sono diversi e che cosa ci dicono effettivamente.

Buona lettura!!

Lo spread

Prendiamo il rendimento del nostro BTP con scadenza tra dieci anni e confrontiamo il dato con il medesimo tasso pagato da un Bund tedesco. Non sto parlando di ‘tasso cedolare, ossia di quanto incassi sotto forma di interessi periodici l’investitore che abbia in portafoglio questi titoli, ma del rendimento effettivo a scadenza, che comprende anche il guadagno o la perdita in conto capitale dato dalla differenza tra valore di rimborso e prezzo di acquisto.

Ora, come puoi immaginare, questi due dati saranno differenti l’uno dall’altro. Il maggior rendimento che il ‘mercato’ chiede ad un titolo di stato italiano rappresenta in prima approssimazione il premio per il rischio per detenere attività finanziarie rischiose.

Ad oggi, 12 settembre 2011, lo spread ha raggiunto livelli elevati ed è pari al 3,81% (fonte finanzaonline). Questo significa che sulla scadenza decennale il nostro BTP rende quasi il 4% in più di un bund tedesco. “Allora come hai sempre sostenuto, Giacomo, è opportuno acquistare titoli di stato italiani oggi dato che il loro rendimento è storicamente molto alto?”. So che sei combattuto tra il desiderio di investire nei titoli del nostro governo e quello di stare alla larga. Contrariamente a quanto detto in precedenza io non comprerei più titoli di stato nell’immediato futuro. Ma per capire le ragioni di questa scelta hai bisogno di approfondire i Credit Default Swap (Cds).

I CDS: l’altra faccia della crisi

I CDS altro non sono che il costo per la garanzia, offerta da un operatore, di subentrare nei pagamenti di un terzo soggetto se questo è inadempiente. Si tratta di un modo per gestire il rischio emittente nell’ambito del debito. I CDS non sono usati solo nei momenti di crisi, ma in modo continuo sui mercati finanziari. Immagina di avere dei titoli di debito di un soggetto, ad esempio titoli dello stato italiano, e di essere preoccupato del fallimento dello stesso.

Per proteggerti dalla crisi stipuli un credit default swap con un intermediario che si fa garante in caso di fallimento dell’emittente. Ovvio che questa garanzia costi, e il suo ‘prezzo’ è espresso in termini di tasso annuo da corrispondere. Ora, secondo wallstreetitalia, i CDS sui titoli di stato sono al 5,05% quindi superiori allo spread. Come mai?

La crisi percepita e la droga dello spread

Se il mercato fosse efficiente sia il CDS che lo spread dovrebbero convergere allo stesso valore, più o meno, giusto? In fondo sono entrambe misure del rischio di crisi del nostro debito. Invece così non accade, perché da un lato la crisi ‘percepita’ (e misurata dal credit default swap) è superiore a quella effettiva. Questo spinge all’ottimismo, perché significa che gli operatori sono in preda al panico. D’altro lato, però, lo spread è drogato dai massicci acquisti di titoli di stato attuati dalla BCE che, facendone crescere il prezzo, fa scendere il rendimento e di conseguenza anche lo spread.

Ora, poiché in seno alla BCE si è creata una frattura, culminata con le dimissioni di Juergen Stark e considerato che gli acquisti di titoli di debito è una misura temporanea anti crisi, è ragionevole supporre che vi sarà ancora un allargamento dello spread tra BTP e bund.

In altri termini, quando la crisi forse toccherà il punto massimo, i rendimenti dei nostri titoli sarà ancora più elevato di quello attuale. Sebbene sia convinto che i CDS siano troppo elevati (e gonfiati dai soliti timori di disastro planetario), credo anche che lo spread sia drogato dalla BCE e che i due valori dovranno riallinearsi con il ribasso dei CDS e un moderato rialzo dello spread.

Se hai titoli di stato in portafoglio non disperare, ma se hai nuova liquidità aspetta qualche giorno prima di investire sul debito dell’Italia. Potresti ottenere rendimenti maggiori.

Alla prossima!!

Giacomo

ERRATA CORRIGE
Quando ho scritto quest’articolo, alcuni giorni fa, non era ancora intervenuta né l’approvazione della manovra, né c’era stato la dichiarazione di ‘sfacciato’ intervento da parte delle banche centrali a sostegno del debito pubblico.

Purtroppo gli eventi si susseguono ad un ritmo vorticoso, per cui cancella pura la raccomandazione di attendere. Ora i titoli di stato sono di nuovo un buon investimento secondo me!!

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Comments

  • Claudio

    Da questo articolo mi viene meno una delle certezze che avevo colto per un investimento sicuro: investire in titoli di stato italiani.

    “Contrariamente a quanto detto in precedenza io non comprerei più titoli di stato nell’immediato futuro.”
    Quanto tempo dura l’immediato futuro?

    I piani di risparmio/integrazione pensione fai da te dovrebbero convergere ora sui conti deposito e non più sui titoli di stato?

    grazie per il chiarimento

    • Giacomo

      ERRATA CORRIGE
      Quando ho scritto quest’articolo, alcuni giorni fa, non era ancora intervenuta né l’approvazione della manovra, né c’era stato la dichiarazione di ‘sfacciato’ intervento da parte delle banche centrali a sostegno del debito pubblico.

      Purtroppo gli eventi si susseguono ad un ritmo vorticoso, per cui cancella pura la raccomandazione di attendere. Ora i titoli di stato sono di nuovo un buon investimento secondo me!!

  • giuliano

    Carissimo Dottor Giacomo Saver,
    motivo in più per acquistare titoli indicizzati all’inflazione come IT0004604671 che a questi prezzi lo trovo molto appetitoso. Teniamo presente anche che il tasso inflattivo sta leggermente rialzando la testa…
    Buon fine settimana e un caro saluto a tutti!

    • Giacomo

      @ Giuliano
      Sono d’accordo con te. Sono appena stato intervistato al telefono da una giornalista di soldionline.it alla quale ho spiegato che secondo me in futuro i tassi risaliranno parecchio, non appena saremo usciti da questa ‘trappola della liquidità’ di keynesiana memoria.
      Radar sempre accesi e occhio all’inflazione!!
      Un abbraccio a te e a tutti gli Amici che ci leggono. Buon fine settimana.

  • Bob

    pensando di fare cosa gradita, allego link di strategia investimento basata su titoli ad alto dividendo, modalità di investimento che ritengo veramente interessante, con buone potenzialità come alternativa all’acquisto di obbligazioni statali o specificazione della tecnica buy and hold

    http://www.strategyinvestor.com/2/modules.php?name=News&file=article&sid=760

    sito interessante, anche se in parte a pagamento, ma anche con i contenuti gratuiti e un pò di inventiva, si imparano diverse cosine…

    • Giacomo

      @ Bob
      Come sempre fai cosa gradita. Lo scambio di idee è sempre costruttivo.
      Buon fine settimana a tutti :)

  • Fabio

    Caro Dott. Giacomo,
    seguo il suo blog con interesse e questo suo post tratta un argomento scottante. Purtroppo le notizie sulla situazione del debito italiano si susseguono freneticamente. Alla luce dell’ultima notizia, riguardante il declassamento dell’Italia da parte di S&P, come valuta la situazione? Crede che il default di uno stato sovrano europeo e in particolare della Grecia e dell’Italia sia evitabile? Nella malaugurata ipotesi che ciò accada che scenario ci dovremmo aspettare? Forse è meglio mettere i soldi sotto il materasso?

    Toccando ferro, la saluto.

    • Giacomo

      @ Fabio
      Credo che il declassamento del nostro debito pubblico (peraltro marginale) sia più che altro una “peruasione morale”. In un Paese come il nostro dove di morale c’è ben poco a livello politico credo che la comunità internazionale – ben rappresentata dalle Agenzie di Rating – faccia quello che nessuno riesce a fare. Mostrare che il Governo è incapace di effettuare delle vere riforme che permettano sia il risanamento della finanza pubblica, sia il rilancio dell’economia.

      In questo senso non penso che accada nulla di grave, a parte la speculazione che sta di nuovo attaccando i nostri BTP. Il fallimento dell’Italia provocherebbe uno tsunami a livello mondiale e non ci sarebbero delle dighe in grado di arginare il fenomeno. Finora fallimento di stati con un debito pubblico come il nostro non ce ne sono stati. Penso che se dovessimo saltare scoppierebbe una guerra civile, ci sarebbero conseguenze disastrose perché dal momento che i titoli di stato nostrani sono molto diffusi, le perdite sarebbero ingenti. Sia tra gli investitori istituzionali sia tra i privati risparmiatori.

      Per salvarsi bisognerebbe espatriare fisicamente, in un caso così drammatico, e portare i soldi all’estero.

      Ma non penso proprio che tutto questo scenario apocalittico si verificherà. Grazie per i complimenti :)

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