Investimenti: quando la consulenza finanziaria è una trappola
Non sempre la consulenza finanziaria è la soluzione migliore per i tuoi investimenti. Ecco perché.
Nel “mare magnum” degli investimenti si parla tanto di consulenza finanziaria. Ma fatta la legge trovato l’inganno. Ecco quello che devi sapere per non cadere dalla padella nella brace.
Ormai lo sai bene. Le banche operano in conflitto di interesse, per cui se vuoi davvero imparare a gestire i tuoi soldi ottenendo il massimo rendimento e minimizzando i costi dovrai agire in prima persona. Ma c’è un’altra minaccia che si profila al tuo orizzonte ed è più subdola di quanto non sembri.
Sto parlando della consulenza finanziaria in materia di investimenti “a parcella”. Venduta come servizio indipendente, spesso essa è un modo per mascherare delle commissioni occulte contro il tuo interesse. Dal momento che sempre più banche propongono questo servizio per gli investimenti dei clienti, è bene che tu sappia dove cercare l’eventuale presenza di “trabocchetti”.
Gli investimenti dipendenti
Facciamo un passo indietro e ricordiamo la regola fondamentale su cui tutto il conflitto di interessi è costruito e ruota: tanto più un servizio di investimento è caro per te tanto meno è redditizio dal tuo punto di vista ma è remunerativo per la banca che lo propone.
Dato che sempre più risparmiatori sono avveduti e attenti le banche hanno mischiato le carte attraverso due passaggi fondamentali:
- l’allargamento dei prodotti distribuiti includendo anche fondi di case terze (la così detta open architecture o infrastruttura aperta)
- la consulenza finanziaria a parcella
Con riferimento al primo caso non è corretto parlare di consulenza vera e propria. I prodotti collocati, anche se migliori dal punto di vista del cliente rispetto a quelli ‘di casa’, sono sempre e comunque strumenti finanziari con una diversa ‘tariffa’ di vendita e di gestione.
Questo farà sì che Promotori finanziari che devono arrivare a fine mese o privi di scrupoli, così come dipendenti bancari stressati dai budget, venderanno in primo luogo i prodotti più ricchi dal loro punto di vista. Immagina che tu voglia investire in azioni americane e che la tua banca collochi due fondi di investimento.
Il primo, che ha maggiori potenzialità del secondo, è gestito dalla società X con commissione totale del 3% (non scendiamo troppo nel tecnico, ma sappi che quel 3% è una parte di ciò che paghi tu sia per entrare nel fondo sia per restarci),ok?
Il secondo fondo, meno interessante e peggio gestito del primo, amministrato dalla società, Y rende al collocatore il 4,50%. Forse anche a causa dei maggiori costi questo investimento renderà meno del primo
. Ora, dimmi: secondo te quale sarà il prodotto che la banca ti consiglierà?
Ovviamente quest’ultimo!! Il primo nemmeno te lo farà vedere. Altro che consulenza finanziaria!! Ma il bello deve ancora venire
La consulenza finanziaria a parcella
Vediamo, invece, le insidie della consulenza fatturata. Essa, in linea di principio, è molto più conveniente. Dato che sei tu, cliente, che paghi il costo del servizio ti aspetti che l’intermediario che ti consiglia sia libero nelle scelte. Ad esempio se tu paghi lo 0,80% all’anno riferito al controvalore dei tuoi investimenti, tale importo dovrà essere l’unica remunerazione del tuo consulente.
Il presupposto fondante del servizio è quello. Gli investimenti devono essere scelti solo soltanto ed esclusivamente nell’interesse del cliente. In fondo è lui che paga, non ti pare? Ma permettimi di fare un paragone con quanto succede agli amministratori di condominio…
Quando uno di questi deve scegliere il fornitore per un determinato servizio (anche se non si tratta di investimenti) è prassi che i fornitori propongano un quid all’amministratore come compenso extra, qualora scegliesse quel determinato fornitore.
Le SGR a volte propongono ai consulenti indipendenti la retrocessione di una quota parte di quanto pagato dal cliente in termini di commissione di gestione. In questo il vizio del conflitto di interessi attacca anche la consulenza finanziaria a parcella.
Se nel valutare i tuoi investimenti il consulente deve scegliere tra un bond e un fondo obbligazionario, se quest’ultimo gli riconosce un premio è probabile che anche il consulente si lasci sedurre. Nel primo caso, infatti, percepirà solo il compenso che gli paghi tu, nel secondo allo stesso compenso si sommerà anche la quota parte retrocessa dalla SGR.
Io sto con i consulenti indipendenti di cui apprezzo e condivido il lavoro, ma è mio dovere metterti sempre in guardia. In modo particolare quando ci sono le banche di mezzo. La consulenza finanziaria a parcella che queste ultime stanno iniziando ad offrire probabilmente sarà in una certa misura viziata da questo problema.
La soluzione per i tuoi investimenti
Quando ti rivolgi ad un soggetto (bancario o privato) per ottenere la consulenza di cui necessiti, assicurati sempre che si verifichino una di queste ipotesi:
- il consulente non percepisce nessun compenso da SGR ed è veramente indipendente
- se il consulente ti propone dei fondi di investimenti, ti riconosca – sotto forma di minore parcella – quanto da lui incassato dalla società di gestione.
Come vedi bastano solo due semplici accorgimenti per risolvere il problema. Tieni presente che nel contratto di consulenza ci deve essere indicato l’eventuale conflitto di interessi. Una semplice lettura che confermi quanto ti è stato detto a voce ti farà dormire sonni tranquilli.
Un altro modo che hai per ‘aggirare l’ostacolo’ è occuparti tu stesso/a dei tuoi investimenti utilizzando le preziose risorse a tua disposizione.
Se vuoi farmi conoscere la tua opinione, o se sei un consulente indipendente, per favore scrivi il tuo punto di vista o il tuo parere nei commenti. Grazie!!
Un abbraccio fraterno
Giacomo





bell’ articolo ,io sono per il fai da te”
Ciao Giacomo,
ma la “Smoking Gun” definitiva o in altre parole il test definitivo, di cui nessuno parla e neanche tu, dovrebbe sempre essere ovunque e comunque:
“Put your money where your mouth is”
http://dictionary.cambridge.org/dictionary/british/put-your-money-where-your-mouth-is
Cioè mostrare con le azioni e non con le parole che si supporta e si crede veramente in ciò che si dice!!
Se poi per questioni di privacy ( fiscale o non fiscale!!) non si vuol far vedere il proprio portafoglio reale, quanto meno ( requisito minimo!!) bisognerebbe far vedere chiaramente un portafoglio virtuale costruito con ciò che si sta consigliando e soprattutto far vedere backtest chiari e onesti!!
Ma siccome quasi tutta l’industria finanziaria è fondata sull’ignoranza finanziaria della gente e allora un test importante del genere non viene mai preso in considerazione!!!
Chissà come mai….!!!
Ciao!
Fab
Ciao Fab,
cosa intendi per “backtest”?
@ Fab
Vedi caro Fab io non propongo un portafoglio ma un semplice (e potente) modello di investimento.
Se la faccenda stesse nei termini che dici tu l’investimento perfetto non avrebbe il successo che sta riscuotendo. Il vero backtest per me sono le persone che sono soddisfatte del mio lavoro e che apprezzano sulla loro pelle dei risultati.
Fare vedere semplicemente l’andamento di un portafoglio virtuale è di poca utilità pratica per le persone cui interessa, giustamente, i risultati che loro stesse possono ottenere. Tu ovviamente sei libero di avere le tue opinioni, com’è giusto che sia…
Un caro saluto
Tutto giusto in linea teorica, ma lo vedo difficilmente applicabile nella pratica.
Chiedere ad un consulente se prende una percentuale sull’affare che tratta è come chiedere ad un medico se prende percentuale sul farmaco che prescrive…..e comunque se ci dice di no dobbiamo fidarci
Direi che è meglio fare da sè
@Fabio
di seguito la definizione:
http://en.wikipedia.org/wiki/Backtesting
Per tradurlo gratuitamente:
http://translate.google.it/
Quindi, il backtesting nei mercati finanziari è una tipologia di test storico che determina le vere performance della strategia d’investimento in questione concepita in partenza perchè utilizzando dati reali del passato ( e non dati sintetici !!) si viene a sapere a tutti gli effetti come la strategia in questione si è comportata e ha performato nei periodi passati e secondo le diverse condizioni dei mercati che si sono verificate e quindi alla fine del backtest si fanno tutti i conti: rendimento medio annuale composto, volatilità, percentuale di turnover del portafoglio, quali sono i titoli che hanno performato di più e quali quelli che hanno performato meno e perchè ciò è avvenuto, ecc., ecc….!!!
Ergo: se il backtest ha dato risultati abbastanza positivi e allora si è probabilemnte di fronte a una buona strategia d’investimento altrimenti bisogna implentare la strategia e fare di nuovo becktest!!
E chi propone seriamente trading system su azioni/ETFs tramite tools di analisi tecnica e chi propone seriamente strategie d’investimento basate invece su dei parametri di analisi fondamentale (che vengono settati a priori secondo certe specifiche modalità) fa sempre backtest seri e accurati riguardanti un orizzonte temporale come minimo di 10 anni e soprattutto si testa la strategia in condizioni estreme di mercato sia in negativo che in positivo!!
@Giacomo
innanzitutto ho i miei dubbi che io sia caro per te!!
In realtà, secondo me, mi consideri un rompiballe…!!
Comunque a parte gli scherzi, commento brevemente le tue risposte!!
Che tu vanti come al solito il tuo trading system in ETFs di tipo “Trend Following” dicendo che sta vendendo benissimo, non centra un’ emerita mazza col mettere il portafoglio dove si mette la bocca e una risposta del genere non centra pure un’emerita mazza col mostrare il portafoglio virtuale con relativi backtest!!
Poi se l’italiano e delle logiche semplici, semplici, diventano un’opinione e allora…..!!!
Saluti.
Fab
@ Fab
La parola d’ordine nel blog è RISPETTO.
Dal momento che i commenti rientrano in questa ergola basilare ma fondamentale essi non sono moderati e ciascuno ha il diritto di postare tutto quello che vuole.
Le critiche sono ben accette e spesso anche sollevate da me stesso, nell’ottica del miglioramento continuo. Quindi non sei un “rompiballe”.
Buon week end a tutti!!
Ho letto con interesse il tuo articolo, ed ogni tanto mi informo sulla materia e ho fatto due considerazioni:
- Il regolamento dell’albo nascente dei consulenti finanziari indipendenti vieta espressamente ai consulenti stessi di ricevere compensi da banche, finanziarie, sim, ecc. e vieta qualsiasi rapporto di collaborazione con esse. Sarebbero passibili di radianzione dall’albo. Non credo arrivino a farsi retribuire in nero, vero?
- Un c.f.i. mi consiglia solo quali titoli comprare ma non si occupa lui di fare l’operazione. Se mi consiglia il titolo X, solo io so in quale banca andrò a comprarlo. Potrò comprarlo anche online. Nessuno potrà riconoscergli una provvigione, neanche lui saprà se ho seguito i suoi consigli, e la banca non saprà chi mi ha consigliato.
Quindi a meno che non mi sfugga qualche cosa, non credo che un c.f.i possa ingannarmi come dici.
@Giacomo
vedo della sincerità nel tuo post e la apprezzo!! Complimenti!!
@Nicola
mi sa che ci hai preso!!
Però un piccolo appunto è doveroso!!
Per quanto riguarda:
“Un c.f.i. mi consiglia solo quali titoli comprare ma non si occupa lui di fare l’operazione. Se mi consiglia il titolo X, solo io so in quale banca andrò a comprarlo. Potrò comprarlo anche online.”
Consulenti finanziari indipendenti che tramite farina del loro sacco ti consigliano questo o quel titolo non ne esistono, se lo fanno è perchè c’è l’ufficio studi del network a cui appartengono che gli fornisce dei report su alcuni titoli!! A sua volta l’ufficio studi del network a cui appartengono gli fornisce il software tramite il quale il CFI fa la pianificazione finanziaria e la cosiddetta asset allocation nella quale spesso e volentieri non si consiglia nessun titolo azionario in particolare ma invece soprattutto vengono consigliati ETFs, obbligazioni, ecc..!!
E come mai tutto questo??
Coloro che fanno ( o andranno a fare ) il CFI sono ex promotori finanziari, ex private banker ( promotori finanziari con grosso portofoglio), ex consulenti aziendali, neo lauerati in economia di buona famiglia, insomma tutta gente che non ha mai fatto analisi fondamentale per conto proprio su nessun titolo azionario!!
E quindi quando lo fanno è perchè c’è l’ufficio studi a monte che ha fatto tutto il vero lavoro di qualità e gli passa il report che se lo dovessero fare loro per conto proprio non saprebbero che pesci prendere!!
Da questo punto di vista sarebbero totalmente analfabeti!!
Gli analisti finanziari che invece avrebbero tutte le qualità per fare un lavoro del genere ( il CFI che sa consigliare per conto proprio singoli investimenti azionari) non lo fanno perchè mettersi in proprio non gli conviene!!
Preferiscono reggere il mocco alle banche presso le quali lavorano per avere il ricco stipendio sicuro a fine mese!!!!!
All’associazione di categoria AIAF ( associazione italiana analisti finanziari ) avevo inviato un paio di email su questa questione e ovviamente non ho ricevuto manco mezza riga di risposta!!
Atteggiamento tipico di chi ha la coda di paglia!!
Ciao!
Fab
Giacomo, non cominciamo ad alimentare la confusione anche sulla consulenza prestata da privati
Consulenza a PARCELLA e consulenza INDIPENDENTE non sono sinonimi e nemmeno sono in rapporto di causa ed effetto, e questa è la prima cosa che va gridata e che contraddistingue l’onestà intellettuale di chi affronta l’argomento
la DISCRIMINANTE fra indipendenza e conflitto di interesse è CHI la fornisce ed è questo l’aspetto che va stressato
PER DEFINIZIONE qualunque impresa (es. banca) o persona fisica (es. PF con vincolo di mandato) che vende o distribuisce prodotti finanziari (cioè “industria finanziaria”) NON FORNISCE CONSULENZA INDIPENDENTE
se poi fra i servizi dell’idustria è prevista una consulenza a parcella DI PER SE’ non sarebbe un tentativo di imbrogliare il risparmiatore; solo ed esclusivamente se nei messaggi promozionali venisse associato anche il termine “indpendente” o concetto similare allora sarebbe il caso di passare alle denunce
peccano di grande ingenuità o superficialità i consulenti finanziari realmente indipendenti che enfatizzano il rapporto col cliente “a parcella” invece di stressare unicamente la propria assenza di conflitti di interesse e quindi indipendenza. Poi sarebbe anche il caso che DIMOSTRASSERO di essere pure competenti, e questo è il problema più grosso di questa professione all’italiana
@ Iole
Grazie per il tuo intervento…
In effetti consulenza a parcella e indipendente sono spesso considerati sinonimi mentre come giustamente fai notare, non lo sono