Come le ancore mentali conducono ad investimenti sbagliati

ancoraggio

Aspirare ad un rendimento netto del 3% senza correre rischi, perché in caso contrario “tanto vale investire in BTP”, è davvero assurdo. Colpa delle “ancore”.

Cos’è l’ancoraggio?

Le ancore mentali sono un legame tra due eventi che tra loro non sono collegati. Tuttavia il primo influenza il secondo. A causa di ciò l’investitore commette oggi scelte finanziarie di cui si pentirà domani.

Un esempio chiarirà meglio il concetto. Lo psicologo J. Edward Russo ha chiesto a 500 laureati l’anno di morte di Genghis Khan. Se agli stessi veniva chiesto un numero casuale (ad esempio le ultime tre cifre del numero di telefono), questo influenzava la risposta. Perché fungeva da ancora mentale.

Quando si tratta di scegliere dove investire, quando entrare sui mercati o quando vendere tutto, l’ancoraggio è molto potente. E conduce a decisioni davvero sbagliate.

Gli effetti dell’ancoraggio

L’ancoraggio altera il quadro di riferimento al cui interno compiamo le nostre scelte finanziarie. Prima di proseguire permettimi di ricordarti che se vuoi imparare ad investire in modo efficace non devi perdere gli insegnamenti del corso gratuito A Scuola di Investimenti.

Un guadagno che diventa perdita

Chi segue molto i mercati spesso tende a fissare nella mente il valore massimo raggiunto dal proprio portafoglio. Ad esempio chi è partito con 100.000 €, è arrivato a 150.000 per poi tornare a 130.000, avrà la sensazione di aver perso 20.000 €. Anche se ciò è palesemente falso.

A causa di ciò questa persona potrebbe aumentare la propria tolleranza al rischio nel tentativo di “recuperare“.

Performance condizionate

I guadagni sui mercati sono condizionati dal punto di partenza. Ad esempio se valutiamo il rendimento di un portafoglio da inizio anno, perdiamo di vista il lungo periodo.

Al contrario se valutiamo la performance dal minimo di febbraio 2020 ad ottobre dello stesso anno potremmo essere soggetti all’errore del rammarico del giorno dopo. In questo caso l’investitore “Salmon” è tentato di vendere, mentre il “Crowd” si lascia ingolosire dalle performance mancate diventando avido.

Se vuoi sapere che tipo di investitore sei ed avere una strategia di investimento efficace tarata in base al tuo carattere, iscriviti al corso gratuito di A Scuola di Investimenti.

Poiché siamo esseri umani non riusciamo ad essere immuni dall’ancoraggio. Ma possiamo diventare consapevoli della sua influenza per limitarne gli effetti.

Ecco, in breve, alcune situazioni tipiche pericolose.

Esempi di ancore mentali in finanza

Ragionamenti assurdi sui rendimenti

Chi crede che i BTP rendano il 3% netto è tentato di svilire la performance di un portafoglio prudente. Dimenticando che il decennale rende lo 0,90% netto, l’investitore è deluso dalla performance ottenuta da un portafoglio “professionale”, perché la sua testa è ancorata ad un tasso di interesse inesistente.

Continui cambi di consulente o l’aumento del rischio in modo inconsapevole possono portare a danni notevoli. O a guadagni mancati ingenti.

Scegliere gli investimenti in retrospettiva

Ancorarsi ai rendimenti passati di un mercato spinge le persone a sottovalutare il fenomeno del ritorno in media. In questo caso, infatti, gli investitori compreranno alto e venderanno basso, nell’illusione che il passato continui nel futuro.

Valutazioni troppo brevi

Quasi tutti gli investitori fanno valutazioni annuali delle performance ottenute. Ma se si abbraccia una strategia che richiede 3 o più anni di tempo, una valutazione a corto raggio non ha senso.

Se costruisci il tuo portafoglio seguendo la procedura spiegata nei corsi di A Scuola di Investimenti dovrai essere paziente e non cambiare tutto solo perché un anno è andato male.

In finanza l’ancoraggio è ovunque. Ma questo non necessariamente è un male. A patto di sfruttare il meccanismo a nostro vantaggio.

Ad esempio limitando le ancore attraverso la coerenza con un piano di investimento e con la limitata esposizione a notizie e dati non strettamente necessari.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

4 commenti
  1. L’articolo e’ illuminante, il concetto di ancoraggio e’ ben espresso nel libro di R.H.Thaler e C.R. Sunstein “La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare la nostre decisioni su denaro,salute, felicita’” che sto leggendo in questi giorni e che mi sta appassionando parecchio.

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    1. @ Roberto
      Ti ringrazio per il commento. Tra l’altro abbiamo citato il libro di cui parli nell’articolo relativo alle recensioni che trovi su INVESTO.

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  2. Ciao Daniele, leggendo nel tuo articolo del concetto di ritorno in media mi è tornato alla mente un articolo che ho letto qualche giorno fa. Riporto un breve estratto, mi piacerebbe avere la tua opinione. Grazie e buona serata!
    “Il ritorno verso la media. Un secondo falso. I mercati finanziari non riconoscono alcuna media, perché non hanno alcuna memoria. In Recce’d siamo davvero sorpresi, quando un investitore dimentica l’indice Nikkei di Tokyo, a 40.000 punti trent’anni fa, e l’indice della Borsa di Milano, a 45.000 punti venti anni fa. L’investitore che si fa imbambolare dal solito, vecchio, consunto grafico dell’indice di New York prova veramente un desiderio di farsi del male da solo, credendo ad una favola. Il Nikkei di Tokyo era in una bolla trent’anni fa, e probabilmente non ci tornerà mai più. Oggi la bolla è a New York, e forse tra vent’anni l’indice che oggi vale 3.000 punti ne varrà solo 1000…” (da soldionline)

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    1. @ Lorenzo
      C’è sempre un mercato che non segue, per un certo periodo, la teoria che vuoi dimostrare. Peraltro lo stesso Nikkei fino al 1989 ha avuto una salita fortissima per cui la caduta successiva conferma il mean reverting di lungo periodo, nel senso che da allora in poi il mercato ha smaltito gli eccessi. Non è dato sapere ogni quanto tempo il mercato “inverte” ma lo fa. E a livello globale, ossia se guardiamo all’insieme di tutti i mercati del mondo, il fenomeno è piuttosto costante. Grazie per la tua ottima riflessione.

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