Dividendi banche italiane: gelata dalla BCE

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La BCE chiede alle banche italiane di congelare i dividendi 2020. Gli investitori imparano due lezioni fondamentali sul mercato azionario.

I dividendi “appetitosi” delle banche italiane

Sebbene il settore bancario presenti dei rischi, i dividendi pagati attraggono gli investitori. In particolare le principali banche italiane hanno offerto rendimenti compresi, in media, tra il 5 e l’8%.

Il rapporto tra dividendo e prezzo (dividend yield), inoltre, è cresciuto per effetto dei crolli recenti. Ad esempio Intesa San Paolo aveva deliberato di distribuire l’80% dell’utile sotto forma di dividendo. Secondo Borsainside il rendimento era pari al 7,50% prima del crollo. Grazie ai ribassi lo yield è schizzato ad oltre il 13%.

Unicredit, invece, offriva un profitto del 5% prima del crollo e del 9% dopo.

Purtroppo, però, questi dati sono destinati a restare teorici a causa dello stop imposto dalla Banca Centrale Europea. L’Istituto raccomanda alle banche italiane di conservare la liquidità per fronteggiare la situazione che stiamo vivendo. Quindi niente dividendo, né per il 2019 né per il 2020.

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Due insegnamenti dallo “stop”

Il blocco dei dividendi è un duro colpo per gli investitori. Soprattutto per i cassettisti, che avevano comprato le azioni per ricevere la “cedola”. A riprova di ciò, le banche hanno subito ribassi compresi tra il 3 ed il 6%.

Il congelamento dei dividendi, tuttavia, regala all’investitore due lezioni preziose da conservare per il futuro.

L’azionista/imprenditore

Purtroppo molte persone investono in azioni senza sapere ciò che fanno. Intendo dire che l’acquisto è fatto con leggerezza, senza le opportune analisi ed in assenza dell’atteggiamento mentale corretto.

L’investitore compra azioni scordando che così facendo diventa un imprenditore. In breve, egli acquista una quota del capitale sociale di un’azienda attiva, nello specifico, nel settore creditizio.

La consapevolezza di diventare socio di una o più imprese è un passaggio importante. Sia l’investitore in singoli titoli sia l’acquirente di un ETF azionario diversificato faranno bene a tenerne conto.

Chi ha preso coscienza di ciò che diventa, attraverso l’investimento in azioni, vive gli eventi occasionali con un certo distacco. Chi usa un processo rigoroso per selezionare i titoli, e possiede il giusto atteggiamento mentale, affronta con serenità le fluttuazioni di valore delle azioni.

Il lungo periodo è ciò che conta

L’azionista è una persona lungimirante. Crede nel business e si fida di chi lavora giorno dopo giorno per farlo crescere. Oltre a ciò sa bene che non tutti gli anni sono uguali.

Amazon, a titolo di esempio, ha rischiato il fallimento prima di diventare una delle società più importanti al mondo. Chi ha abbandonato l’investimento nel 2002 ha perso gli straordinari rialzi degli anni successivi.

Naturalmente il lungo periodo deve essere una scelta consapevole. Occorre, infatti, essere certi di aver fatto le scelte giuste. E seguire l’andamento dei fondamentali societari e delle quotazioni per capire cosa fare.

Perché passare ore al PC per sapere dove vanno i mercati? INVESTO condensa la sola informazione che conta.

Nonostante i mercati abbiano reagito allo stop dei dividendi con ribassi, lo scenario resta immutato. Le banche non falliranno a causa del mancato pagamento dei dividendi. Né l’azionista perderà qualcosa, nel lungo andare. Superata la crisi le banche saranno rafforzate e l’investitore che ha scelto i titoli giusti e li ha tenuti nel tempo avrà i suoi vantaggi.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO Segreti Bancari

4 commenti
  1. Buongiorno Giacomo ,
    noto però che anche nel lungo periodo da dopo il 2008 le banche italiane hanno dato rendimenti molto deludenti . o sbaglio ? io ho 2 banche italiane ( le più capitalizzate) in portafoglio che pesavano quasi il 2% del mio portafoglio ( ora meno dell’1 % ) a questo punto tengo.. ma recuperare mi sembra molto difficile .

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    1. @ Simone
      Le banche italiane hanno offerto guadagni deludenti a causa della presenza di prestiti di cattiva qualità da smaltire. Oltre a ciò il sistema bancario è ciclico, ossia segue l’andamento dell’economia generale. Poiché la crescita è stata molto bassa anche le banche non hanno fatto grossi affari.

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  2. La mossa della BCE, sul vietare i dividendi per le banche italiane, seppur capibile ai fini della sicurezza del sistema bancario e della liquidità, ha fatto perdere molto appeal ad alcune banche, dai dividenti piuttosto generosi. Non c’è dubbio.
    E’ vero che i ns più grandi gruppi bancari non falliranno, ma anch’io concordo con il post precedente a questo, che il recupero sarà molto più lento per le azioni bancarie.
    Oltretutto, il problema dei dividendi, ovvero della sostenibilità degli stessi, comincia ad essere messo in discussione non solo dalle banche, a cui in questo caso è stato imposto, ma anche da altre società di altri settori.
    Ciò che potrebbe destare ulteriori preoccupazioni, a mio avviso, ai fini della velocità di ripresa di alcuni prezzi azionari, di banche e non solo, potrebbero essere ulteriori decisioni in merito ai piani di buy back. Mi sembra di aver letto che in America sono state vietate tali operazioni per tutto il 2020 o anche 2021. Aziende italiane tra cui Eni, ad esempio, che avevano già deliberato tali azioni, le hanno rinviate.
    Se fossero messe da parte tali operazioni, alla ripresa, si profilerebbe senz’altro una crescita nel tempo più moderata del passato per il settore delle singole azioni, ma ovviamente più sana.

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  3. Buongiorno Giacomo,
    a dire il vero non sono mai stato un fan di queste azioni del nostro listino a alto dividendo (Eni o Intesa, per capirci). Ma in fondo, il pagamento di un dividendo cos’è se non una quota staccata dal capitale? Allora, forse, in un ottica pluriennale, è meglio un etf ben diversificato a distribuzione. I dividendi magari non saranno elevatissimi, ma almeno si elimina il rischio specifico sulle singole azioni.

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