Certificates: cosa sono, come funzionano e cos’è la “maledetta” barriera?

certificates cosa sono come funzionano

Certificates: cosa sono gli Investment Certificates che le banche amano così tanto? Come funzionano e cos’è la “barriera” tanto pericolosa?

I Certificates sono strumenti finanziari derivati cartolarizzati che le banche emettono per aumentare la loro redditività. Ed ora che ti ho spaventato usando parole complicate, vediamo insieme in modo semplice perché farai bene, in linea di massima, ad evitare questi strumenti – a meno che tu non li acquisti con il supporto di un professionista.

I Certificates di Investimento: cosa sono

Un prodotto finanziario si dice “derivato” quando il suo valore deriva dall’andamento di un altro strumento. Questo, bada bene, non ha nulla a che vedere con la possibilità di amplificare o meno le variazioni del sottostante (leva finanziaria). Gli Investment Certificates, nella loro forma più semplice, sono proprio dei ‘pezzi di carta virtuale’ che replicano l’andamento di un indice finanziario.

I primi strumenti di questo tipo nacquero nella fine degli anni novanta; Unicredit aveva emesso una serie di certificati dal nome benchmark che permettevano di investire replicando l’andamento di un indice finanziario invece di “cercare di batterlo” attraverso i fondi comuni di investimento. La loro natura primordiale, di investimento passivo, fu poi stravolta ed oggi i certificates vengono offerti in modo più complesso e pericoloso.

Pensare che gli investment certificates siano l’unico modo per investire low cost sarebbe un grave errore. Al corso dal vivo Investitore Libero ti insegnerò come farlo usando altri prodotti che superano i limiti dei certificates anche se presentano un piccolo difetto.

Ora che hai scoperto che cosa sono i certificates, le domande successive cui cercheremo di rispondere sono:

  • come funzionano questi strumenti?
  • quali costi e rischi presentano?
  • quando sono convenienti e quando no?

E, soprattutto, sono essi un buon strumento dove investire in modo redditizio?

Certificates: come funzionano?

Come hai appena scoperto, gli Investment Certificates possono funzionare in due modi diversi. Quelli “plain vanilla“, ossia i più semplici, si limitano a replicare l’andamento di un sottostante, sovente un indice finanziario e talvolta eliminano il rischio di cambio, poiché “clonano” l’indice espresso in valuta locale. Quelli strutturati, invece, hanno una funzione pericolosa che si chiama “barriera“.

La struttura di questi prodotti  è pressappoco la stessa:

  • offrono, sotto ipotesi precise, la garanzia del capitale a scadenza
  • offrono una remunerazione molto alta e “fuori mercato” rispetto ai rendimenti delle obbligazioni
  • hanno come sottostante un’azione, una valuta, un piccolo paniere di azioni o un indice poco diversificato e di norma molto volatile
  • hanno un livello di barriera che determina o meno la garanzia del capitale a scadenza.

Ecco in pratica come funziona un certificate “tipo”:

Per tutta la durata del titolo stesso, esso offre un rendimento annuo dell’8%. A scadenza rimborserà per intero il valore nominale – che coincide con il prezzo di vendita se lo prendi in collocamento – A MENO CHE il sottostante non scenda più del 30%. Questo ultimo valore è detta “barriera” del certificate. Ora comprendi dove sta la pericolosità vero? Un guadagno dell’8% annuo, nel nostro esempio, è nulla in confronto a quello che puoi rischiare di perdere.

Costi e Rischi degli Investment Certificates

Immagina che la “barriera” venga sfondata. Il titolo sottostante – sia esso una sola azione o un indice più ampio – perde il 35%. Che cosa accadrà? Che i tuoi certificates diventeranno delle azioni, dal momento che il valore rimborsato alla scadenza sarà pari al valore del sottostante. E poiché questo ha perso il 35% per ipotesi, tale sarà la perdita che subirai anche tu. Il valore di rimborso sarà pari al nominale meno la barriera. Per cento euro investiti ne avrai indietro sessantacinque.

Sui certificates le opinioni sono per lo più negative perché assomigliano ad un gioco più che ad un investimento. Se le cose vanno bene il guadagno che ottieni non è paragonato ai rischi corsi. Se le cose vanno “molto male” rischi di perdere tanto quanto uno che ha investito direttamente in azioni.

Il video qui sotto approfondisce gli aspetti relativi a costi e rischi dei certificates:

Quando usare i Certificates per i tuoi Investimenti?

Gli investment certificates possono essere usati in una strategia completa di portafoglio in uno di questi casi:

  • se sono equiparati alle azioni e vengono inseriti nella parte a rischio del portafoglio stesso
  • se ti aspetti che il sottostante cresca poco o non scenda oltre la barriera, permettendoti in questo modo di ottenere una remunerazione alta dai tuoi soldi ed ottenendo la restituzione del capitale alla scadenza
  • se hai delle minusvalenze da recuperare, poiché i guadagni degli Investment Certificates si compensano con le minusvalenze pregresse.

Non amo questi prodotti. Sono convinto che puoi ottenere ottime combinazioni rendimento/rischio senza doverli per forza usare. Ma ho voluto parlartene perché sempre più banche li stanno proponendo e nel video hai scoperto perché.

Ora che sai cosa sono i certificates, come funzionano, quali rischi e quali costi implicano, hai ancora intenzione di comprarli a cuor leggero?

Giacomo Saver

Direttore e Fondatore di Segretibancari.com

28 commenti
  1. Da comprare in alternativa alle azioni

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    1. @ Xxx
      No: le azioni ed i certificates non sono sinonimi e per lo più presentano un profilo rischio-rendimento completamente diverso che cambia da certificato a certificato…

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  2. Da comprare in un momento di mercato negativo o volatile

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    1. @ Xxx
      Oppure in previsione di un moderato ribasso, se parliamo di Certificates strutturati.

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  3. @Daniele
    Ciao Daniele, nei certificates il riskrewardratio, cioe’ il rendimento commisurato al rischio e’ sballato, e’ sbilanciato, da qui tutta la pericolosita’ finanziaria di questi strumenti.
    Ti confesso che vista la tanta pubblicita’ sulla stampa, anche io, dopo aver chiesto qualcosa in banca (domande a cui non mi hanno saputo rispondere con precisione), stavo per “provare” questo strumento, visto che amo conoscerli tutti ma sempre tenendo sotto controllo il rischio. Ero sicuro che la barriera non sarebbe stata sfondata, la mia parte emotiva stava per prendere il sopravvento. Poi il tuo video sul tubo ha risvegliato la parte razionale. Ti ho ascoltato. Di li’ a poco e’ iniziata la forte ed inaspettata correzione. Avrei perso.
    Del risk reward ha parlato Vincenzo nell’interessantissimo webimar di giovedi’ ed ha fatto un’analisi dei mercati anche ad ampio raggio davvero ottima. Gli ho fatto i complimenti. Non avevo preparato domande, ma poi, visto che tu, Enzo e Pier eravate cosi’ disponibili, me ne sono venute tante, forse troppe :-(.
    Ti auguro un buon fine settimana Daniele.
    Ed a tutti voi.
    jinny@libero.it
    Giginvestitoreconsapevole
    (mi chiamo cosi’ in omaggio e per riconoscenza a segretibancari)

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    1. @ Gigi
      E’ proprio così. A forza di pubblicità martellante rischiamo di “perdere lucidità” e fare delle scelte di investimento non ottimale, in quanto ad efficienza dei prodotti. Quindi “radar sempre accesi” come scriveva Giuliano tempo fa… E buona settimana a tutti!!

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  4. Come posso seguire il video corso di investitore libero? grazie. MI sono iscritto ma non so come si fa a seguire il videocorso.

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    1. @ Armando
      Investitore Libero è un corso dal vivo che terremo a Rimini il 9 e 10 aprile 2016, non è un video corso… Trovi tutto scritto qui: http://www.investitorelibero.it. Ci vediamo in aula e buona settimana!!!

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  5. ho fatto un’investimento in certificates proposto dalla mia banca nell,anno 2008 con scadenza triennale 2011 in tre indici (nikkei,dowjones,eurostoxx50)se nessuno dei tre perdeva il 30% percepivo un’interesse del 8%annuo..alla scadenza del contratto il nikkei avendo perso il 55% in un investimento di 50.000 euro mi è stato restituito 23.600 euro ..ha ragione giacomo questi investimenti comunque vadano per avere un 8% che poi sono anche tassati non ne vale la pena!

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  6. vero che banche interessano loro bdgt ma voi criticono sembrate movim.5 stelle.. tante critiche ma zero concretezza

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    1. @ Succhia
      Vieni ad Investitore Libero e sarai ubriacato di concretezza 🙂

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  7. ciao succhia, — che nickname.. – e quindi cosa si fa? no banche, consulenza gratis senza ritoro non esiste, mercati sempre + complessi.. SOLO POLIZZE RAMO 1 O RAMO 3 ?

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    1. @ Pardo
      Si viene ad Investitore Libero 🙂

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  8. Ciao Giacomo, questi strumenti sono molto simili agli etf. Hai spiegato perché i certificates sono dei derivati. Ma non riesco a comprendere perché indichi che gli etf NON sono dei “derivati”?

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    1. @ Giorgio
      Perché sebbene il loro valore “derivi” da quello dell’indice sottostante, gli ETF sono dei fondi comuni di investimento passivi che al loro interno detengono prodotti finanziari. In quanto “fondo” l’ETF compra i titoli che compongono l’indice e, di conseguenza, il suo prezzo ne clona l’andamento. Un certificate è, invece, un prodotto finanziario il cui valore dipende da un altro senza detenere strumenti finanziari. Se hai altre domande sono felice di risponderti…

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      1. Grazie mille per la spiegazione, e davvero complimenti per come riesci a spiegare in modo estremamente comprensibile i quesiti che ti vengono posti..

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        1. @ Giorgio
          Grazie a Te. E’ un piacere esserti utile…

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  9. Oltre ai rischi da te descritti , chi investe nei certificates corre gli stessi pericoli di un obbliazionista della banca emittente , almeno credo. Non conviene sottoscriveli , ma acquistarli sul secondario, su consiglio di un consulente indipendente, dove non incorporano più i caricamenti dell’ emittente . Aacquistati sul mercato secondario non dovrebbero avere un profilo di rischio rendimento sballato poiché il prezzo sarà stato determinato dal libero mercato dove tutto ha una logica e non ci sono pasti gratis . Non sono sicuro di aver scritto cose esatte perché conosco poco l argomento. saluti Ferdinando

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    1. @ Ferdinando
      Hai scritto cose giustissime:
      a- chi investe in certificates corre il rischio emittente (come un obbligazionista al quale è, di fatto, equiparato)
      b – i certificates non vanno “sottoscritti” in fase di emissione ma comprati sul mercato dopo la loro quotazione
      c- prima di sceglierli occorre comprenderli bene e valutare che gli stessi siano adeguati ed appropriati alla propria strategia.

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  10. Ma quando si parla di recupero delle minusvalenze, si intende che si possono recuperare anche le perdite di un etf chiuso in perdita?

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    1. @ Marcus
      Sì, con i certificates puoi. Non puoi, invece, compensare le minus di un ETF con un altro ETF.

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  11. Certificates e certificati di deposito sono la stessa cosa?
    Grazie

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    1. @Gianna
      sono due strumenti diversi.
      I CD (certificati di deposito) remunerano alla scadenza attribuendo un interesse. Comunque sul web si trova tanto materiale utilissimo, basta selezionare solo la fonte…
      Giginv.
      jinny@libero.it

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  12. mi sembra che raramente i certificate portano a risultati positivi. Puó essere che dietro un nuovo certificate ci sian ricerche x far perder soldi ai sottoscrittori?

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    1. @ Gab
      Fino a questo punto no. E’ la struttura probabilistica dei certificates che è studiata in modo tale da essere perdente per il cliente nel corso del tempo. Più ne sottoscrivi più è ‘facile’ che la banca vince come il casinò vince in media grazie al fatto che posta, vincita e probabilità non sono per nulla allineate.

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  13. Caro Giacomo,

    ho comprato un Certificate XS1029846091. Ero consapevole del rischio e l’ho assunto perché come tu scrivi avevo fiducia nella resilienza del sottostante. Inoltre, questo Certificate ha una barriera del 50%, anziché del 30%. Tuttavia, nonostante la mia riserva ad acquistare in collocamento, mi sono lasciata convincere a farlo (sbagliando). La cosa misteriosa è che pur avendo ricevuto un’informativa di costi collocamento pari al 2,5% non ho subito la decurtazione del capitale investito.
    Da dove dunque viene prelevato questo 2,5%?
    Grazie, ciao
    Nadia

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    1. @ Nadia
      Il 2,50% è il costo implicito del prodotto e rappresenta il minor guadagno che otterrai rispetto ad uno stesso prodotto finanziario “fatto in casa”, ossia realizzato unendo altri strumenti finanziari che si comportano, nell’insieme, come il certificato stesso. In altri termini il costo di collocamento è il maggior costo oltre la somma delle parti, per capirci.

      Se poi il momento di mercato è favorevole anche un certificato preso in collocamento non perde di valore, ma sale fin dai primi giorni di negoziazione; il punto è che ‘sale meno’ di quanto potrebbe limando i guadagni che otterresti costruendo tu il medesimo prodotto…

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  14. Cosa ne pensa dei certificates exane frexa 0003238, con sottostante intesa s. Paolo, mediobanca, ubi. La barriera e’posta al 40% del loro valore, rimborsabili dopo sei mesi, a patto che non siano sotto il loro prezzo di emissione (rendimento 1,3 mensile)

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