E se il rendimento degli investimenti dipendesse dall’ordine?

Il rendimento finale di un investimento dipende dall’ordine con cui i ribassi e i rialzi si susseguono nel tempo. Chi fa un PAC è avvertito.

L’illusione dei rendimenti

Avete in mente quella statistica secondo cui un italiano mangia, in media, un pollo al giorno? Essa semplifica la realtà, trascurando, però, un dato importante. Infatti c’è chi di polli ne mangia due e chi sta senza. Un discorso analogo riguarda i rendimenti degli investimenti (o dei portafogli) nel tempo.

Anzitutto è bene precisare che il rendimento medio è inferiore alla media dei rendimenti. Ciò accade poiché il valore finale di un’operazione finanziaria non è la somma dei risultati annui. Occorre, in definitiva, tenere conto della capitalizzazione composta, ovvero dell’effetto compounding.

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Consideriamo, ad esempio, i dati della tabella che segue:

La media dei rendimenti conduce ad un 8%, mentre il rendimento medio effettivo è del 6,98%. Ma c’è un aspetto particolarmente suggestivo.

La sequenza dei rendimenti, ovvero l’alternarsi delle fasi di ribasso e rialzo, non ha alcun effetto sul rendimento medio. Infatti se immaginiamo che gli anni migliori siano all’inizio e quelli peggiori alla fine otterremo il medesimo risultato:

In buona sostanza chi investe e mantiene il proprio portafoglio per un periodo sufficientemente esteso di tempo otterrà un rendimento medio pari a quello realizzato dal mercato. Le cose si complicano quando all’interno del periodo ci sono versamenti o prelevamenti.

Sequenza dei rendimenti e PAC

Come è noto il PAC è una formula di investimento che prevede versamenti periodici cadenzati. Il suo vantaggio è di “mediare” i prezzi in modo asimmetrico, dando più enfasi alle fasi di ribasso. Tuttavia, contrariamente a cosa si crede, il momento di partenza di un PAC è decisivo ai fini del rendimento finale.

Immaginiamo, a titolo di esempio, di aver iniziato il nostro programma in corrispondenza di un minimo di mercato, come fanno di solito gli investitori. La sequenza dei rendimenti sarà, pertanto, alto prima e basso dopo:

Nel nostro esempio abbiamo ipotizzato di partire con 100 € e di aggiungerne altri 100 all’inizio di ogni anno. Al termine del quinto anno avremo un valore finale di 516 €.

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Immaginiamo, invece, che il PAC inizi in corrispondenza di un massimo di mercato. Ne segue che i primi anni saranno negativi:

In questo caso il valore finale è molto più alto rispetto al caso precedente. Ciò conferma che il momento migliore per fare un PAC è quando i mercati sono ai massimi. Subire ribassi nei primi anni dell’operazione è doloroso, ma chi ha il coraggio di continuare il programma otterrà guadagni elevati se, come prevedibile, il bel tempo seguirà al gelo.

Decumulo e sequenza dei rendimenti

Immaginiamo, ora, di voler estrarre una rendita dal nostro capitale. Ad esempio perché siamo in pensione e vogliamo vivere con i frutti dei risparmi accumulati. Anche in questo caso la sequenza dei ritorni assume un ruolo importante. La situazione migliore si verifica se i mercati crescono nei primi anni per scendere in quelli successivi.

Infatti:

Nell’ipotesi di prelevare 10 € alla fine di ogni anno. Se, invece, i ribassi arrivano prima dei rialzi:

In definitiva finiremmo il periodo con un 13% in meno rispetto al caso precedente, a parità di rendimento medio.

Rimedi operativi

Usare un approccio controcorrente in fase di accumulo

Il value averaging è una tecnica alternativa al tradizionale PAC. Essa prevede di versare in controtendenza solo quando il mercato scende. Il value averaging, in definitiva, permette di evitare di investire troppo durante le fasi crescenti di mercato. Per approfondire segnalo questo video su Youtube.

Ridurre l’esposizione azionaria con il passare del tempo

La teoria del life cycle afferma che mano a mano che ci si avvicina alla data di “consumo” del capitale occorre ridurre la volatilità del portafoglio. Tuttavia la cosa va gestita con attenzione. Infatti l’ossessione per la volatilità potrebbe inficiare i rendimenti di lungo periodo.

Gestione attiva delle posizioni

L’ultima tecnica consiste nel fare dei ribilanciamenti periodici al portafoglio. Questi hanno lo scopo di riportare i pesi delle varie asset class al livello iniziale, neutralizzando le forze del mercato.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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