Meglio Investire in Fondi Comuni di Investimento o ETF?

fondi comuni di investimento o ETF

Articolo aggiornato il 27 settembre 2017

Meglio investire in fondi comuni o in ETF?

E’ meglio investire in ETF o in fondi comuni di investimento tradizionali? L’eterno dilemma dell’investitore consapevole potrebbe essere giunto ad un punto di svolta…

In banca continuano a proporre l’investimento in fondi comuni, ripetendo fino alla nausea che grazie alla diversificazione del portafoglio ed alla gestione professionale del risparmio è possibile ottenere rendimenti elevati dai propri soldi. E se non fosse SEMPRE così?

Quando la gestione professionale ha buone chance di ottenere rendimenti elevati e quando, invece, è meglio lasciare perdere?

Fondi ETF: cosa sono

Ogni fondo comune di investimento ha un proprio benchmark, ossia un indice finanziario che “sintetizza”  l’andamento del mercato in cui il gestore del fondo investe. Se i rendimenti offerti dai fondi superano il benchmark ha senso sottoscrivere quel prodotto, o tenerlo in portafoglio se lo hai già. Ma che dire quando i rendimenti dei fondi sono sistematicamente inferiori a quelli generati dai mercati in cui gli stessi investono?

Purtroppo solo un gestore su dieci riesce a ottenere performance superiori a quelle mediamente prodotte dal mercato “sottostante”. Se consideri i costi a carico dei fondi (di ingresso o di uscita e di gestione), alla fine il confronto è perdente in modo sensibile.

Se mi segui da tempo sai bene che io parlo spesso dell’investimento in ETF e a volte indico anche i migliori ETF su cui investire.

Se non sai come funzionano gli ETF il video che segue ti chiarirà ogni dubbio:

I fondi comuni di investimento sono tutti “da buttare?” O è possibile trovare dei buoni gestori cui affidare i nostri soldi?

Fondi Vs ETF

Le ragioni per cui investire in fondi comuni non conviene sono essenzialmente due:

  • i costi legati all’investimento sono troppo alti per permettere al gestore di ottenere rendimenti superiori a quelli mediamente ottenibili grazie ad un investimento in ETF, decisamente più economico;
  • l’elevata concorrenzialità dei mercati rende difficile per un operatore “fare meglio” della media in modo costante.

Come puoi immaginare i due aspetti sono tra loro intimamente connessi.

Tanto più un mercato “funziona bene”, tanto più è difficile per un gestore ottenere rendimenti superiori a quelli ottenibili da una gestione passiva a basso costo con gli ETF.

Attenzione, quello che sto per dirti riguarda solo il punto di vista di un investitore fai da te. Se usi gli ETF all’interno di una gestione attiva di portafoglio il problema non si pone, perché sarai tu o sarà il tuo consulente a suggerirti come muovere il portafoglio di ETF per ottenere nel complesso risultati migliori rispetto ad un fondo di investimento.

E’ possibile “scovare” buoni fondi comuni di investimento nell’ambio di mercati “piccoli”, di “nicchia” e poco efficienti. Se vuoi investire in ampie aree geografiche ben diversificate (Usa, Emergenti, Europa, ecc) è molto meglio usare gli ETF perché difficilmente troverai dei fondi che battono gli indici.

Ma se vuoi investire in mercati “di nicchia” come, a puro titolo di esempio:

  • il mercato azionario italiano
  • alcuni Paesi Emergenti (tipo India, Turchia, Brasile, ecc)
  • alcuni settori particolari (agroalimentare, aziende europee a piccola capitalizzazione, salute, ecc)

allora è possibile che ci siano dei fondi comuni di investimento che ottengono rendimenti superiori agli omologhi ETF.

Se vuoi sceglierli abbi cura di verificare, per ognuno di essi, la possibilità concreta di sottoscriverli perché alcuni prodotti di fatto non saranno disponibili per l’investitore privato per cui rischi di “eccitarti” per niente.

Se vuoi investire in modo efficace puoi fare in questo modo:

  • costruisci un portafoglio di ETF ben diversificato per aree geografiche e usa degli ETF a basso costo che ti permetteranno di entrare in mercati concorrenziali in cui per i gestori è difficile battere il mercato
  • dedica una piccola parte del tuo portafoglio alla selezione di fondi comuni di investimento  che investono in mercati di nicchia ottenendo rendimenti superiori a quelli dei benchmark.

Esistono alcuni falsi luoghi comuni che riguardano sia gli ETF sia i fondi comuni e che ora andremo ad analizzare.

I fondi comuni proteggono di più il risparmiatore in caso di ribasso dei mercati di quanto non facciano gli ETF

I fondi comuni non sono mai investiti al 100% nel sottostante ma hanno una quota di liquidità ferma sul conto bancario utile a fronteggiare le richieste di riscatto. Gli ETF, al contrario, sono sempre investiti al 100%. E’ ovvio che in caso di ribasso delle quotazioni i fondi siano meno volatili degli ETF, ma la ragione di ciò non è da ricercarsi nella maggiore o minore bravura del gestore quanto nel fenomeno della “sacca di liquidità”.

Peraltro non solo gli ETF offrono rendimenti superiori nelle fasi di rialzo, contribuendo ad offrire performance mediamente più elevate, ma possono essere usati all’interno di una strategia di investimento che ne riduca notevolmente la rischiosità.

I migliori fondi comuni di ieri sono i vincenti di domani

Sebbene esista un certo effetto di trascinamento di breve periodo, la performance di lungo termine dei fondi non è persistente. I prodotti che sono in testa alle classifiche di un decennio raramente compaiono nella “top ten” del decennio successivo. Inoltre l’esame dei prodotti migliori del passato induce a correre l’errore cognitivo della “distorsione da sopravvissuto”.

In passato i prodotti disponibili per investire su un certo mercato erano un certo numero. Tra quelli ci saranno stati degli ottimi fondi comuni, destinati a generare molto valore nel tempo, ed alcuni scadenti che poi sarebbero stati chiusi. Se avessimo investito in uno di questi, invece che in quello che a posteriori è stato identificato come “migliore” avremmo perso dei soldi.

Giacomo Saver

24 commenti
  1. Occorre citare Warren Buffet che proprio quest’ anno ha ‘chiuso’ la sua scommessa decennale sulla sostanziale incapacità degl hedge fund di battere i fondi passivi.
    “When a person with money meets a person
    with experience, the one with experience ends up with the money and the one with money leaves with
    experience.” (trad. Quando una persona con i soldi incontra una persone con esperienza, quella con esperienza se ne va con i i soldi e quella col soldi finisce con una esperienza). Il tutto nel caso da manuale di Buffet è legato ai fondi di fondi (che amplificano il problema) ma di fatto la sostanza non cambia. I costi abbattono i guadagni e l’interesse composto amplifica la differenza.

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    1. @ Francesco
      Come sempre grazie per aver condiviso con noi la tua utile e stimolante riflessione…

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  2. Carissimo Dottor Giacomo, occasione propizia per augurare a te e a tutti gli amici che seguono “Segreti Bancari” di farVi i migliori auguri per una Serena Pasqua! Mi raccomando, radar sempre accesi!! 🙂

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    1. @ Giuliano
      Grazie infinite. E’ un piacere ed un onore trovarti qui “silenzioso” ma sempre presente… A presto e buona Pasqua anche a Te!!

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  3. Articolo interessante.
    Giacomo, sarei curiosa di leggere un tuo prossimo articolo riguardante i PIR (PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO) – ammesso che l’hai già fatto e me lo sia persa 😉

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    1. @ Giulia
      Sì lo ha perso he he he. Eccolo qui: https://www.segretibancari.com/doveinvestire/pir-piani-individuali-risparmio-convengono-davvero/.
      Usa la funzione cerca presente nella pagina BLOG per ricercare gli articoli già pubblicati, è molto utile 🙂

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  4. Caro Giacomo, vorrei chiederti come funziona la politica di bilanciamento degli ETF obbligazionari.
    I titoli vengono tenuti sino alla scadenza o venduti precedentemente secondo la duration dichiarata nei criteri dell’indice?
    Sono acquistati solo alla emissione o anche sul mercato secondario?
    Grazie per le cose che mi hai insegnato.

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    1. @ Lorenzo
      Grazie per la domanda… Ogni ETF obbligazionario ha un regolamento che gli “impone” di investire solo in titoli aventi una certa durata (che sono poi gli stessi che compongono l’indice che l’ETF va a replicare). Se un indice è composto, ad esempio, da obbligazioni euro con scadenza tra i 2 ed i 5 anni, quando un’obbligazione scende sotto i due anni di durata residua viene liquidata e sostituita con un’altra.

      Questo accade anche per gli ETF che replicano indici “generici”, ossia senza una chiara indicazione della durata dei titoli. E’ difficile che un ETF lasci scadere un bond, di solito lo liquida prima per sostituirlo con un altro aventi caratteristiche tali da poter far parte dell’indice che l’ETF clona.

      In ogni caso gli acquisti vengono fatti sul mercato secondario.

      Grazie a te per i complimenti. Per qualunque domanda o dubbio sono a tua disposizione.

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  5. Ciao Giacomo, avrei bisogno di una spinta nel prendere una decisione importante. Nel 2014 ho investito una cifra considerevole nel fondo Anima, Traguardo 2019 Globale II, a distanza di tre anni trascorsi posso dire che ha reso veramente poco, circa il 3%….ora sarei tentato a disinvestire queste somme a favore di un ETF, Lyxor FTSE Italia Mid Cap PIR (DR) UCITS ETF C-EUR….che faccio…????
    Grazie per il suggerimento che vorrai darmi, a presto rileggerti…piero

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    1. @ Piero
      Secondo me puoi procedere senza alcun dubbio. Oltretutto esci quasi in pari (un -3% è davvero poco tutto sommato) e vai su un PIR che ti permette un vantaggio fiscale. Ottima mossa.
      Io non amo i PIR perché ti vincolano per 5 anni ed in più ti permettono di investire su un mercato piccolo (Italia) ma nel tuo caso l’operazione ha senso anche perché Anima è un fondo obbligazionario destinato a rendere poco a causa dei costi…
      Per curiosità che percentuale del capitale totale hai messo su Traguardo Globale?

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  6. Ciao Giacomo, innanzitutto grazie per l’interessamento,
    non amo affatto i PIR l’idea del vincolato per 5 anni mi fa venire i brividi , non riesco a trovare però un’equivalente ETF, la percentuale di capitale in Traguardo Globale è del 30%.Grazie a presto piero

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    1. @ Piero
      In effetti il 30% in un PIR è un po’ tantino… io liquiderei il fondo Anima e farei il PIR per la metà del controvalore, destinando il restante 15% ad altri impieghi non vincolati 🙂

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  7. Ciao Giacomo, intanto ti ringrazio per i consigli che dai a tutti , poi vorrei chiederti un’informazione su un ETF da te consigliato : DE0002635307. Nel nome ha la sigla trn, che come sai vuol dire che non distribuisce dividendi ma li reinveste nel’ETF al netto delle tasse. La domanda è:non bisogna fare niente fiscalmente visto che ci sono azioni di diversi paesi e magari con doppia imposizione? oppure bisogna trattare solo l’ETF come una semplice azione. Peccxato che in caso di plus non va a scalare le eventuali minus?
    Grazie buona serata

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    1. @ Francesco
      Io non consiglio mai un singolo strumento, perché ogni prodotto finanziario va inserito all’interno di una strategia di portafoglio completa e coerente altrimenti rischiamo di fare danni.
      Detto ciò se l’ETF è comprato in Italia non devi fare assolutamente nulla a livello fiscale perché la banca farà tutte le operazioni al posto tuo, tranquillo.

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  8. Ciao Giacomo ,
    volevo farti una domanda sugli etf a distribuzione, quindi con cedola.
    Ipotizzando che un etf distibuisca una cedola annuale alla data dell’08/07/2017 e io volessi disinvestire oggi 30/06/2017. Mi verrà comunque corrisposta la rata maturata fino al 30/06 oppure non mi verrà corrisposta alcuna cedola?Grazie mille sono sicuro di una tua risposta.

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    1. @ Simone
      Dipende se al 30/6 l’ETF quotava già “ex stacco” oppure no. Mi spiego meglio. Per ciò che riguarda i dividendi degli ETF ci sono due date rilevanti: quella dello “stacco” e quella del “pagamento”.
      La seconda corrisponde al giorno in cui i soldi sono effettivamente accreditati sul conto corrente, mentre la prima è quella in corrispondenza della quale il provento è distribuito a coloro i quali detenevano l’ETF in quel giorno specifico.

      Se la data di stacco è successiva alla data di acquisto prenderai il dividendo dell’anno interno, pura avendo comprato l’ETF alla fine del periodo. Se, invece, la data di acquisto è successiva a quella dello stacco il dividendo non ti sarà pagato, ma la quotazione di acquisto dell’ETF sarà più bassa.

      Se hai altre domande o se non mi sono spiegato bene, scrivimi di nuovo…

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  9. Grazie mille Giacomo della risposta.Nel sito di borsa italiana mi da solo la data del dividendo e su borse.it mi da sia lo stacco che il pagamento ma degli anni passati e le date degli scorsi anni sono sempre diverse di qualche giorno. Dove posso trovare la data precisa dello stacco del 2017?

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    1. @ Simone
      Prova a guardare sul sito dell’emittente dell’ETF (Lyxor, Ishares, ecc). Lì troverai tutte le informazioni dettagliate che ti servono.

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  10. Constato ampiamente che i costi di commissione dei fondi ne uccidono il rendimento, mi verrebbe da dire nella statistica proposta in cui i fondi non sono concorrenziali, che il peggior settore penso sia quello obbligazionario, dove i rendimenti più ridotti rispetto all’azionario,mettono in evidenza ancor di più gli elevati costi.
    Segnali in particolare che su alcuni mercati quali l’italia, aziende a piccola capitaliz., ecc….ci possono essere buoni fondi. Si tratta di un’analisi statistica o c’è dietro qualche particolare ragione?
    Inoltre, in caso di ribasso i fondi sono più protetti rispetto agli ETF per l’effetto cuscinetto della liquidità.
    Ovviamnte ciò, se ho ben capito, è perchè quella liquidità non investita, è anche se poco remunerata, giusto? è questo l’effetto della liquidità?

    che poi

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    1. @ Alex
      La liquidità non remunerata che i fondi hanno in portafoglio serve per far fronte alle richieste di riscatto ed è la stessa liquidità che fa sì che in caso di ribasso delle quotazioni il fondo “tenga” un po’ rispetto agli ETF.
      purtroppo i fondi sono molto meno protettivi di quanto si creda. Basti pensare che alcuni prodotti specializzati sull’high tech hanno perso il 75% del loro valore tra il 2001 ed il 2002. La ragione per cui i fondi a volte fanno meglio del proprio benchmark nei mercati di nicchia sta nel fatto che questi ultimi sono a volte poco efficienti e quindi un buon stock picking risulta vincente.

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  11. Ok. Ero fuori strada con il discorso della liquidità remunerata. La liquidità dei fondi non viene remunerata ma ovviamente fa tenere il fondo come valore delle quote (nav), ergo quota = capitale totale/n° di quote.
    Ok quei settori indicati quindi sono un pò meno efficienti e la selezione che fa il gestore alle volte può essere vincente.
    Grazie

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  12. Buongiorno Giacomo,
    sto confrontanto su morningstar tanti ETF con i relativi fondi per gli stessi indici. Trovo che ci sono tanti fondi che sul lungo periodo fanno molto meglio dei relativi ETF. Ad esempio lo Source EURO STOXX 50 UCITS ETF (IE00B60SWX25) e l’ Henderson HF Euroland A2 (LU0011889846). Come ci si comporta in questi casi? Meglio il fondo? Grazie

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    1. @ Donato
      Il primo fondo è un prodotto passivo che replica l’Eurostoxx 50 ma Morningstar lo confronta con l’MSCI Emu per cui il confronto non è omogeneo.
      L?Henderson effettivamente ha fatto meglio dell’indice e può essere una valida alternativa all’ETF a patto di non pagare costi di ingresso e di controllarne l’andamento per verificare che la sovra performance continui nel tempo.

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  13. Grazie Giacomo, sempre molto gentile.
    Mi trovo nella stessa situazione su diverse asset allocation dove ci sono fondi che fanno meglio dell’indice. Ad esempio per l’azionario italia l’etf Amundi Ftse Mib Ucits Etf (FR0010892208) sta facendo meglio dell’ UBI Pramerica Azioni Italia (IT0003242408) ad 1 anno, ma se vedo la situazione a 5 e 10 anni il fondo ha delle performance nettamente migliori. In questo caso cosa fare? Grazie

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