Investimenti in Banca: le Mode allo Sportello dal 2000 ad Oggi

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Gli investimenti in banca vengono proposti per assecondare le richieste degli investitori, in modo che per gli “sportellisti” sia più semplice collocarli e permettere all’istituto di generare profitti. Ma questo modo di procedere è DANNOSO per l’investitore, come ci insegna la storia.

Come Nascono gli Investimenti Bancari

Posso dirtelo con cognizione di causa visto che ci ho lavorato per molti anni, prima di fondare il sito Segreti Bancari: le banche sono imprese che cercano di intercettare i bisogni della clientela al fine di creare prodotti finanziari che li soddisfino.

Fin qui non c’è nulla di male, se non fosse che gli investitori “vanno educati”. Nel senso che molte volte chiedono le cose giuste nel momento sbagliato.

E un sistema finanziario davvero orientato alla consulenza dovrebbe saperlo e filtrare le richieste dei clienti evitando di proporre loro ciò che gli stessi chiedono, ma che è dannoso.

Questa strada, che ho scelto personalmente, è difficile e carica di ostacoli perché l’investitore va anzi tutto educato. Chi cerca profitti facili e si disinteressa della soddisfazione a lungo termine delle persone. Preferisce cercare la via più semplice per vendere un prodotto, o un servizio, e ottenere un guadagno immediato.

Così si comporta come un adulto scriteriato che dà una montagna di caramelle ad un bambino. Il piccolo è contento, gli luccicano gli occhi, ma passerà la vita dal dentista e presso un centro anti diabetico.

Vediamo allora quali sono le tendenze che si sono alternate nel corso degli anni, in banca. Avendole ben presente scoprirai il diabolico legame che le unisce e saprai difenderti dalla prossima moda.

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I Fondi di Investimento High Tech

Era la primavera del 2000 e l’indice NASDAQ americano segnava dei rialzi sorprendenti. Nei bar si parlava di New Economy, invece che di calcio, e la sigla TMT era di dominio pubblico.

Telecomunicazioni, Media e Tecnologia erano i tre settori che avrebbero cambiato il mondo. Peccato che le quotazioni erano così assurdamente alte che nessun consulente avrebbe dovuto suggerire l’acquisto di azioni così sopravvalutate.

Ma nessuno voleva credere che le cose sarebbero cambiate. Il futuro sarebbe stato migliore del presente. E le banche, in corrispondenza dei massimi di mercato, lanciarono i fondi high tech.

Quando l’euforia collettiva aveva contagiato tutti ed era il momento di stare attenti, ecco arrivare fondi specializzati nel settore, che vendettero come il pane.

Due anni più tardi 100.000 € investiti valevano 25.000 €. Una bella sconfitta per gli investitori, che avevano pagato il 4% in media per entrare in quegli investimenti “spettacolari”.

Le Obbligazioni Strutturate a Capitale Protetto

Il 2003 fu un anno eccezionale per tornare ad investire. Il latte caldo, che aveva scottato le bocche degli investitori, era diventato un fresco yogurt.

Ma chi aveva venduto sui massimi stava leccandosi le ferite. E chi era in forte perdita non voleva sentire parlare di azioni. Così le banche hanno cambiato offerta e hanno iniziato a proporre prodotti a capitale garantito.

Obbligazioni, polizze index linked e i primi certificati di investimento iniziavano così ad affacciarsi nelle tasche degli investitori italiani. Ancora una volta il genitore dava la caramella al bambino.

Questi prodotti, cari ed inefficienti, non avrebbero mai più permesso il recupero delle perdite realizzate. Ma le banche fecero un sacco di soldi grazie ad essi.

I Fondi Flessibili e i Total Return

Nel 2004 e nel 2005 un nuovo trend in borsa si stava delineando. E le persone erano combattute tra l’avidità di guadagnare e la paura di perdere.

Inoltre c’era parecchia volatilità, per cui il timore più grande degli investitori era quello di perdere tutto, di non riuscire a smobilizzare le posizioni prima di un rovescio di mercato.

Ecco pronta la soluzione: i fondi flessibili, venduti come “total return“. Il messaggio era chiaro: “i mercati sono diventati complessi. Non fare da solo, dai una ampia delega ad un gestore che farà lui le scelte giuste per te“.

Per apparire ancora più sexy i gestori usavano strategie sofisticate, in modo che gli investitori si sentissero più furbi degli altri ad usare tecniche tanto sopraffine: vendita di covered call, prestito titoli, ecc. I rendimenti furono pochi, i costi alti ed i rischi pure. Mentre il 2008 incombeva minaccioso.

I BRIC

La tentazione di proporre fondi tematici relativi a settori in voga nel recente passato è sempre attiva nei cervelli degli uomini del marketing delle banche.

Dopo il crollo del 2000 le borse americana ed europee faticavano a generare risultati positivi, mentre dal 2003 in poi ci fu l’esplosione degli Emergenti.

Investire nei Paesi Emergenti non era abbastanza “figo”. Meglio sarebbe stato individuare gli Stati che in passato avevano reso di più e creare fondi ad hoc per loro.

Nel 2006 nascevano i BRIC, fondi azionari altamente speculativi che investivano in 4 Paesi: Brasile, Russia, India e Cina. Con la crisi del 2008 il loro valore precipitò fino a dimezzarsi.

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Ritorno alle Cedole

La crisi del 2008 cambiò profondamente l’atteggiamento degli investitori italiani. Le nuove perdite che si erano venute a creare spingevano gli italiani verso un duplice bisogno.

Da un lato avevamo la sicurezza, la certezza di non mettere a rischio il capitale. Dall’altro il bisogno di avere una cedola. Ma i titoli di stato non erano più quelli di una volta ed erano diventati più insicuri a causa dell’aumento del debito pubblico indotto dalla crisi.

I tempi erano maturi per i fondi con cedola . I danni che gli stessi hanno prodotto sono così evidenti che non mi sembra opportuno andare oltre.

La Maggiore Cultura Finanziaria e i Costi Occulti

Nel 2010 si fa strada una nuova consapevolezza. Che i costi contano, e che tanto più elevati sono gli oneri che paghi per investire, tanto più piccolo sarà il rendimento finale che otterrai.

Ma le banche non potevano accettare di ridurre i loro profitti. E così hanno “girato” verso strumenti finanziari dai costi occulti, rischi alti e rendimenti traballanti.

E’ giunta l’epoca dei bond in valuta estera e dei certificati di investimento.

A Cosa Prestare Attenzione

Se vuoi evitare di cadere nella prossima trappola, c’è una cosa che devi fare assolutamente. Evita di seguire le mode. Non sottoscrivere MAI prodotti finanziari che hanno come riferimento una classe di attivo che è cresciuta nel corso degli ultimi mesi/anni.

Questa regola, così semplice, è davvero efficace e ti eviterà moltissimi guai in futuro. Se ti interessa studiare un metodo su come investire da solo, ti ricordo che in questi giorni sto offrendo il mio corso interattivo Investitore Libero.

Think different, invest differently.

Giacomo Saver – CEO Segretibancari

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