Investire in borsa: conviene ancora?

investire in borsa

I migliori consigli per investire in borsa dopo un rialzo ultra decennale.

Investimento in borsa: una premessa

In questo articolo esaminerò in dettaglio l’indice MSCI World, con reinvestimento dei dividendi. Poiché l’indice è disponibile sia in Dollari sia in valuta locale dal 31/12/1969 ed in Euro dal 31/12/1998, potremo scoprire come si è comportato durante le dure crisi degli ultimi 40 anni.

In aggiunta abbiamo una serie storica piuttosto lunga che ci consentirà di trarre conclusioni significative in merito al futuro andamento dei mercati.

I rendimenti passati e futuri della borsa

I rendimenti del mercato azionario, nonostante il trascorrere del tempo e il susseguirsi delle crisi, hanno mostrato un andamento piuttosto stabile.

In particolare dal dicembre del 1969 ad agosto 2019 l’indice MSCI World ha prodotto un rendimento medio annuo composto del 9,47% in Dollari e dell’8,90% in valuta locale.

Il coefficiente di correlazione è stato pari a 0,998. Ciò significa che l’impatto valutario sull’investimento è stato molto modesto.

Se andiamo a vedere cosa è successo a chi ha investito nelle borse mondiali usando l’Euro, notiamo due cose interessanti:

  • l’arrivo della moneta unica ha coinciso con il picco del mercato azionario mondiale
  • i rendimenti dell’indice in Dollari, valuta locale ed Euro tendono a convergere.

Nel dettaglio, dal 31 dicembre 1998 al 31 agosto 2019 l’MSCI in Dollari ha reso il 5,47% medio annuo. L’MSCI in valuta locale ha reso il 5,45% annuo, mentre l’indice in Euro ha guadagnato il 5,80%.

Quanto renderà investire in borsa?

Sebbene gli ultimi 20 anni siano stati attraversati da due crisi (bolla speculativa e crisi sub prime), il rendimento medio delle azioni globali è molto significativo.

Intendo dire che dopo l’accelerazione degli anni ’90 i rendimenti delle borse mondiali si sono stabilizzati intorno al 6% l’anno. Verrebbe da pensare che si tratti di un dato basso, ma non è così.

Infatti il rendimento ottenuto dal 1969 in poi è inficiato dalla crescita esponenziale dei mercati azionari avvenuta fino al 2000. Tale crescita è stata provocata, a mio avviso, da alcuni fattori non ripetibili:

  • l’esplosione del risparmio gestito, che ha traghettato in borsa i risparmi di milioni di persone facendo crescere le quotazioni
  • il ribasso dei tassi di interesse, che ha messo KO molti titoli di stato
  • la diffusione del Web e di internet.

In altre parole, nel rendimento ante 2000 è compresa una forte presenza “speculativa” che negli anni successivi è venuta meno. E’ quindi assolutamente logico ipotizzare che il rendimento futuro delle borse si attesterà su quello medio degli ultimi 20 anni.

In breve il 6% di rendimento medio annuo da un portafoglio azionario, realizzato in un ventennio di bassa inflazione, trova conferma anche negli studi di Siegel (Stocks for the long run) in cui stima il rendimento medio del mercato azionario corretto per l’inflazione nell’ordine del 6%.

Verso un nuovo 1929?

Molti investitori sono preoccupati che una nuova crisi finanziaria o recessione possa distruggere il valore dei propri investimenti. Tuttavia l’esame della storia ci consegna una lezione rassicurante: le crisi passano, mentre i rendimenti restano.

La crisi delle borse nel 1973 – 1974

Il biennio 1973 – 1974 fu caratterizzato dalla “staglfazione“. La salita del prezzo del petrolio provocò, al tempo stesso, la crescita dei prezzi e l’innesco di una recessione economica.

In sintesi l’MSCI in Dollari perse, nel biennio, il 35,43%. Ad un -14,51% realizzato nel 1973 fece seguito infatti un -24,48% l’anno successivo.

Nonostante il ribasso biennale abbia gettato fuori dal mercato molti investitori, a fine 1976 le borse mondiali avevano recuperato tutto il terreno perso.

Chi ha saputo resistere alla tentazione di vendere tutto nel momento peggiore negli anni successivi ha avuto un guadagno senza precedenti. Ma ha dovuto attraversare due anni di ribassi consecutivi.

Il ribasso del 2007 – 2008

In modo analogo alla precedente, anche la crisi del 2007 fu innescata da una recessione. Questa fu aggravata dalla crisi finanziaria causata dai mutui subprime.

Tuttavia il ribasso fu del tutto analogo: nel 2008 l’indice MSCI in Euro perse il 37,24%. A differenza degli anni ’70 tutto avvenne nel giro di un solo anno. In altri termini la crisi fu più breve come durata, ma più intensa.

Il 2007, invece, si chiuse sostanzialmente in pari con un -1,18%.

A differenza del ’73 il tempo di recupero fu leggermente più lungo: 5 anni. Infatti le quotazioni ritornarono al livello precedente la crisi a fine 2012, dopo aver attraversato un 2011 “di storno”.

Consigli per investire in borsa

La storia dei mercati ci regale lezioni importantissime ed utili per chi ha voglia di imparare.

Anzitutto è bene entrare nell’ottica che un investimento in azioni renderà circa il 6% annuo medio composto. Chi vuole inseguire miraggi del 10% o 15% l’anno farà bene a fare trading sulle criptovalute, correndo tutti i rischi collegati.

In secondo luogo è bene diversificare molto il portafoglio, perché la storia si ripete ma in modo differente. E avere un portafoglio concentrato o sovraesposto su un’area geografica o un settore può essere pericoloso.

Inoltre è bene mettere in conto almeno un ribasso del 35 – 40% che potrà svilupparsi attraverso uno o due anni. Sapendolo prima si eviterà di vendere nel momento sbagliato, come purtroppo fanno in molti.

Infine è bene tenere investito in bond a breve termine l’equivalente di 4 anni di spese correnti. Qualora, infatti, i mercati azionari scendessero, è indispensabile dare loro il tempo di recuperare, sfruttando altre risorse disponibili.

Perché conviene investire in borsa

I tassi di interesse sono ai minimi storici. E se il 6% offerto da un portafoglio articolato di azioni globali sembra poco, pensa all’1% circa offerto dai BTP a dieci anni!!

Nei prossimi anni i tassi di interesse saliranno, o quanto meno resteranno stabili. Il che significa che comprare troppi bond oggi implica rischi crescenti e guadagni calanti.

Inoltre quel 6% offerto in media dall’MSCI globale può essere migliorato, a patto di creare una allocazione ottimale per te.

Sia che tu voglia proseguire con la tua formazione, o fermarti qui, ricorda che il futuro è azionario. Anche se dovremo passare, prima o poi, attraverso un -30%.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

9 commenti
  1. Un sentito ringraziamento a Saver per i tanti utilissimi articoli che pubblica. Ormai se ho bisogno di informazioni su qualche prodotto finanziario metto su google “segretibancari…..” seguito dall’argomento !
    Del presente articolo vorrei commentare questa frase “anche la crisi del 2007 fu innescata da una recessione”. Mi sembra che ne consegui che finchè gli USA non siano in recessione si possa considerare ogni oscillazione negativa dei mercati un opportunità di entrata, tant’è che assorbono rapidamente le notizie negative che all’inizio li fanno oscillare in basso . Del resto forze potenti sostengono l’azionario internazionale: le banche centrali pronte a sostenere l’economia, i capitali che dagli asset obbligazionari in bolla che cercano strategie alternative, un rapporto P/E ancora non troppo elevato, un presidente degli USA desideroso di esser rieletto che potrà annunciare strategicamente un accordo (momentaneo?) con la Cina.
    Ma appena la recessione dovesse iniziare: fuggire subito! Io ho ancora un 28% di azionario (ho un orizzonte di lunghissimo periodo); sono troppo ottimista ?

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    1. @ Sandro
      Se qualcuno fosse in grado di riconoscere l’arrivo di una recessione PRIMA della stessa, una buona soluzione potrebbe essere quella di vendere tutto e rientrare a tempesta passata.
      Purtroppo, però, nessuno ha questa capacità. Per questa ragione è meglio impostare una asset allocation strategica che “metta in conto” l’arrivo di una possibile recessione.
      Le recessioni passano, ma se il portafoglio non è psicologicamente sostenibile, esso verrà venduto prima che ci sia l’inevitabile fase successiva di recupero.
      Per questo insisto sulla importanza della strategia di portafoglio. Essa è il pilastro indispensabile per raccogliere i frutti di un investimento senza precipitarsi a vendere nel momento sbagliato.

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  2. In pratica dal 1998 ad oggi l’indice delle azioni mondiali ha reso meno di un buono fruttifero ventennale, come si evince consultando sul sito di poste italiane i prospetti informativi dei buoni emessi nel 2000. I prospetti dei buoni emessi prima del 2000 non ci sono, ma sicuramente i tassi erano più elevati. Ovviamente i Btp ventennali rendevano di più. Il rendimento che hanno offerto le azioni non lo ha ottenuto nessuno, per motivi a tutti noti (emotività, paura, prodotti inefficienti ecc.), mentre i rendimenti offerti dai buoni fruttiferi c’ è chi lo ha ottenuto. Ovviamente i rendimenti ottenuti dalle azioni europee sono stati molto più bassi. Oggi nel reddito fisso i rendimenti attesi sono a zero, ma investire in azioni non è oro colato, come non lo era venti anni fa. Non è detto che nel prossimo ventennio renderanno il 6 per cento annuo. Ovviamente oggi più che ieri è fondamentale avere una buona guida e ridurre i costi. Ferdinando

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    1. Faccio sommessamente notare che i tassi dei BFP prima del 2000 erano commisurati all’inflazione stratosferica della lira. E coerentemente attualmente i rendimenti sono risibili come per i titoli di stato ed obbligazioni high rated di tutto il mondo. Quindi la considerazione sul fatto che il mercato azionario renda oggi quanto i BFP di 20 anni fa è piuttosto fuori luogo. Ai tempi in cui i BFP rendevano il 6% il mercato azionario mondiale rendeva più del 10%. Che ci sia un appiattimento è scontato, semplicemente perché la crescita media dell’economia mondiale ha subito un appiattimento di pari passo, tranne che in paesi in via di sviluppo. Nei prissimi anni per guadagnare il 5% annuo occorrerà fare i salti mortali e parimenti caricarsi molto più rischio. Altro che BFP.

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      1. Amico mio, forse siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ma non mi sono ben spiegato. Per un’ analisi completa, a mio
        modestissimo avviso, è necessario vedere storicamente qual è stato l’ extra rendimento che le azioni hanno dato rispetto ai bond mondiali. Oggi il rendimento atteso da un paniere di bond è prossimo allo zero. Le azioni per rendere il 6/ annuo dovrebbero dare un extra rendimento rispetto ai bond che forse mai
        hanno dato nella storia. Accadrà? Vedremo. Ferdinando

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    2. @ Ferdinando
      In retrospettiva l’investimento in azioni è stato “battuto” da obbligazioni a buon rendimento. Oggi, però, le opzioni che citi non sono più disponibili. I Buoni postali non rendono più il 7% netto. I BTP non rendono più tassi elevati. Senza contare che il debito globale ha raggiunto livelli di allerta che rende i bond molto più rischiosi del passato e delle stesse azioni. Nonostante non ci sia certezza, è probabile attendersi un rendimento del 6% medio dalle azioni nei prossimi anni. Magari anche di più se scoppierà una nuova bolla speculativa, ma un 6% mi sembra una buona approssimazione di ciò che il mercato offrirà.

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  3. La prospettiva di tassi negativi non solo sui bond ma addirittura sui conti correnti (vedi Sole 24 ore di oggi) indurrà di mutare le strategie di investimento?

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    1. @ Giovanni
      No. In linea di massima credo che l’effetto dei tassi negativi sia quello di rendere i bond meno redditizi e più rischiosi. Nel video messaggio di settembre, per i clienti dell’Investment Club, affronterò proprio questo problema. La ringrazio per il commento e le auguro buona visione.

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  4. In relazione alla risposta sopra dei tassi negativi, introdotti dalla Banca Centrale Europea, ritengo un argomento molto interessante per il futuro degli investimenti, le chiedo, dott. Saver, se sarà possibile anche presentare una pagina web per questo argomento. Considerato che una banca privata possa accettare a lungo di perdere soldi sui prestiti, anziché guadagnarci, sono molto perplesso e potrà determinare delle sicure ripercussioni sui clienti. Con dei tassi negativi sul c/c, all’imposta di bollo e le spese per la movimentazione, molti risparmiatori saranno indotti a compensare questa piccola perdita costante con un maggiore rischio sugli investimenti futuri.

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