Dividendi: Tre Cose che la tua Banca non ti Dice

Tre Cose che nessuno ti Dice sui Dividendi

dividendi-azioni

I dividendi sono quella parte degli utili di una società che l’assemblea dei soci ha deliberato di distribuire sotto forma di denaro contante. Nel mondo del risparmio gestito, invece, i dividendi rappresentano i proventi realizzati e distribuiti da un fondo comune di investimento o da un ETF.

I dividendi vengono tassati al 26%, a meno che non siano erogati da ETF o fondi che investono in titoli di stato; in quel caso la tassazione è al 12,50%. Non è necessario dichiarare nulla nel modello 730 o nell’Unico in quanto l’imposta è assolta dalla banca presso cui i titoli sono in deposito.

Nel momento in cui avviene lo stacco dei dividendi, il titolo corrispondente scende all’incirca dell’importo pagato. Questo accade perché a differenza delle obbligazioni, le azioni, i fondi e gli ETF quotano “con rateo“. Il prezzo che vedi quindi comprende il rateo dividendo maturato fino a quel momento.

Stacco e Distribuzione Dividendi

I dividendi spettano a chi possiede il titolo sottostante nel giorno dello “stacco” e non in quello della “distribuzione“. Questa regola è valida sia per le azioni che per i fondi o gli ETF.

Hai in portafoglio uno di questi strumenti nel giorno dello stacco “t”? Benissimo. Riceverai il dividendo.

La data di distribuzione, successiva a quella dello stacco, corrisponde al giorno in cui i dividendi saranno pagati. A partire dal giorno “t” dunque l’azione, ETF o fondo quoterà “ex dividendo“, perché chi la comprerà non avrà più diritto ad incassare il provento.

Comprare un prodotto finanziario qualche giorno prima dello stacco del dividendo per incassare l’intero provento è un’operazione che non ha senso. Se la quotazione ad inizio anno è, per ipotesi, pari a 100, il dividendo maturerà durante tutti i giorni, le settimane ed i mesi successivi. La quotazione del titolo crescerà quindi fino ad arrivare, sempre per ipotesi, a 104 il giorno prima dello stacco.

Una volta che il dividendo sarà staccato, ipotizziamo per un valore di 4 €, il prezzo dell’azione o del fondo ritornerà a 100. Chi aveva comprato il titolo ad inizio anno avrà un’azione che ora vale quanto prima, ma avrà 4 € sul conto. Tale importo corrisponde al guadagno effettivo.

Chi ha comprato il titolo il giorno prima dello stacco del dividendo pagandolo 104, ora si trova con gli stessi soldi:

  • un titolo del valore di 100
  • una somma sul conto pari a 4.

I Dividendi Sono più Importanti di Quanto Credi

Quando studiavo Tecnica Bancaria negli anni ’90 l’insegnante diceva che il guadagno delle azioni derivava soprattutto dalla rivalutazione delle stesse. In passato probabilmente era così, ma oggi le cose sono cambiate.

Che si tratti di un’azione, di un fondo o di un ETF i dividendi rappresentano una quota importante del guadagno che otterrai dal tuo investimento. Chi si avventura nella stima della redditività del mercato azionario lo sa bene: il tasso di crescita dei dividendi è una delle variabili che determina il futuro prezzo di un’azione o di un indice finanziario.

Jack Bogle, il fondatore dei fondi di investimento passivi Vanguard, ha recentemente affermato che la crescita attesa dei dividendi Usa per i prossimi anni dovrebbe attestarsi al 2%. Ne segue che un investimento in azioni nei prossimi 10 anni dovrebbe aggirarsi intorno al 4 – 5% l’anno, secondo le previsioni dell’esperto.

Non è corretto investire in azioni solo per incassare i dividendi. Non è tuttavia nemmeno corretto investire in azioni contando solo sulla rivalutazione del capitale. Idem se si tratta di fondi di investimento o di ETF.

I Dividendi Trasformano Investimenti in Perdita in Operazioni in Utile

Uno dei criteri per decidere se l’investimento in azioni è conveniente o no consiste nell’esame del rapporto prezzo utili (price earning). Quando questo è basso è difficile perdere, perché con il passare del tempo il pagamento dei dividendi reintegrerà l’eventuale ribasso provocato dalla flessione delle quotazioni.

Immagina, ad esempio, di aver investito in un’azione con un Prezzo/Utili pari a 15. Immagina anche che l’80% degli utili venga distribuito ai soci. Se il titolo perdesse il 50% del suo valore e non tornasse mai più al livello iniziale, dopo 9 anni e 4 mesi e mezzo tu saresti rientrato in possesso del tuo denaro in ogni caso solo grazie ai dividendi.

Ecco perché è così importante tenere conto dei dividendi nelle tue scelte di investimento.

Se quella stessa azione fosse stata comprata in corrispondenza di un Price Earning di 25,  il recupero della perdita avrebbe richiesto 15 anni e mezzo di dividendi.

L’Importanza del Reinvestimento Tax Free dei Dividendi

Se investi in azioni sei “costretto” a incassare i dividendi pagando le imposte nel momento in cui gli stessi saranno accreditati sul tuo conto corrente. Ma se scegli di investire in ETF,  o in fondi puoi decidere come muoverti al meglio.

Poiché sia i fondi sia gli ETF sono “contenitori” di prodotti finanziari, non confondere i proventi incassati a monte dagli stessi con quelli che l’ETF o il fondo distribuiscono a loro volta. Sebbene il nome sia lo stesso si tratta di due cose diverse.

Alcuni fondi di investimento che pagano i dividendi ti danno la possibilità di reinvestire gli stessi attraverso la sottoscrizione automatica di nuove quote del prodotto, in esenzione delle commissioni di ingresso. Parrebbe una buona soluzione ma non lo è, perché ad essere reinvestiti sono i dividendi netti, dal momento che prima del reinvestimento gli stessi sono già stati tassati.

Considera questo esempio:

A fronte di un investimento di 100.000 € in un fondo ottenieni 4.000 € l’anno lordi di dividendi. Se scegli di incassarli e reinvestirli dopo 10 anni avrai un importo pari a 33.870 € di guadagno capitalizzato. Se, invece, i dividendi stessero nel fondo e fossero incassati solo alla fine avresti un importo netto di 45.938 e grazie al differimento della tassazione.

Come Ottimizzare il Rendimento dei tuoi Investimenti

Se scegli di investire in fondi opta per la classe “ad accumulazione”. Puoi distinguerla grazie al suffisso Acc in fondo al nome del fondo. Scegli la classe a distribuzione solo se effettivamente ti servono quei soldi per vivere e non intendi reinvestirli in alcun modo.

Puoi individuare i fondi a distribuzione grazie al suffisso Dist o Inc scritto a lato del nome del fondo. Per gli ETF valgono considerazioni analoghe. Purtroppo non tutti i prodotti hanno la classe ad accumulazione, soprattutto se si tratta di strumenti obbligazionari. In questo caso non puoi farci nulla, ma se dello stesso ETF o fondo hai entrambe le classi è molto meglio scegliere quella ad accumulo.

Investire i propri soldi in modo redditizio è più semplice di quanto immagini. Non ci sono trucchi segreti o ricette miracolose da seguire. Basta procedere per step successivi e fare alcune cose semplici ma importanti. Se ti interessa approfondire l’argomento iscriviti gratis al corso on line A Scuola di Investimenti.

Giacomo Saver

 

 

 

17 commenti
  1. Buongiorno Giacomo e complimenti sinceri per questo post, che come sempre ci chiarisce alcune “verità nascoste” del mondo degli investimenti. Personalmente diffido delle azioni che dicono di distribuire dividendi “stellari”, è preferibile scegliere quei titoli con appunto P/E basso, un buon cash flow per azione e che abbiano rendimenti in crescita lenta ma costante. Per dirla con te…i titoli a prima vista “noiosi”. Se no va a finire come Banca Farmafactoring in questi giorni, cosa che non ti sarà sfuggita: la controllante BFF Luxembourg delibera un dividendo dell’8 e passa per cento e poi però, a sorpresa, cede il 10,1% del capitale sociale con un accelerated bookbuilding rivolto solo agli investitori istituzionali, a sconto del 6,6% rispetto alla chiusura della sera prima. Io non dico che questo titolo risalirà, non lo ho, non lo conoscevo fino all’altro giorno e non l’ho studiato, ma la notizia mi è saltata agli occhi. Un caro saluto!

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    1. @ Andrea
      Grazie per il tuo commento. I titoli più noiosi sono quelli che nel tempo saranno potenzialmente più redditizi. Il problema sta nel fatto che le persone spesso dichiarano di voler investire per guadagnare mentre in realtà perseguono altri scopi inconsci che sabotano il risultato che otterranno.

      Rispondi
      1. Verissimo. Grazie a te!

        Rispondi
  2. Buona serata Giacomo,io sono dello stesso parere in modo particolare facendo il cassettista alla lunga il dividendo risulterà fondamentale.Grazie per i tuoi articoli sempre interessanti.

    Rispondi
    1. @ Antonio
      Grazie a te. Essere cassettisti è un’ottima cosa, ma è importante avere anche una strategia di investimento a monte. Hai mai prestato attenzione a questo aspetto?

      Rispondi
  3. Ciao Giacomo, io sono un possesso tramite pac di due ETF , ishares MSCI WORLD, e db xtrachers all’ country, però nn sono riuscito a trovare da nessuna parte, la percentuale di dividendo e nemmeno le date di rilascio, in accumulazione, per caso tu ne sai di più? Grazie

    Rispondi
    1. @ Walter
      Se sono quelli di cui mi hai scritto nell’altro post i dividendi non vengono distribuiti ma sono accumulati e potrai incassarli vendendo gli ETF. Se guardi nella scheda prodotto su Borsaitaliana di fianco alla voce “dividendi” non c’è scritto nulla perché i dividendi non sono pagati.

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  4. Ottimo e completo articolo! Riporto il mio primo commento che ho scritto questa estate (ma è da molto che ti seguo) su un altro tuo post “ETF e Dividendi: Un Vademecum per la Scelta”. Il commento sembra precursore o ispiratore di parte di questo tuo nuovo post:

    20/08/2017
    Salve, è il mio primo commento e non ho grandi esperienze pratiche nell ’investire, però sto studiando…
    Dal mio punto di vista sono da privilegiare (se sono sufficientemente liquidi) gli ETF ad accumulo.
    Partendo dal fatto che la filosofia di un ’investitore debba essere orientata a medio/lungo termine, io se il mercato è favorevole e lo continua ad essere voglio investire pure i dividendi!
    Per esempio supponiamo un dividendo/cedola annuale costante del 5% ed un investimento di 100 euro e per semplicità ipotizziamo che il suo valore rimanga fermo nel tempo, dopo 5 anni:
    —————————————————
    Distribuzione:

    anno 1) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 2) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 3) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 4) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 5) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)

    dopo 5 anni 100 euro investiti e 25 di dividendi incassati (a cui in realtà bisogna togliere il 26% di tasse).
    —————————————————-
    Accumulazione:

    anno 1) 100,00 + 5,00 (che rimangono investiti)
    anno 2) 105,00 + 5,25 (che rimangono investiti)
    anno 3) 110,25 + 5,51 (che rimangono investiti)
    anno 4) 115,76 + 5,79 (che rimangono investiti)
    anno 5) 121,76 + 6,08 (che rimangono investiti)

    dopo 5 anni di accumulazione si hanno 127,63 investiti, non si è ancora incassato nulla e quindi non si è ancora pagato un euro di tasse.
    ———————————————————
    Risultato

    Distribuzione: 25,00 di dividendo
    Accumulazione: 27,63 di capital gain

    più anni passano, e più velocemente la differenza diventerebbe marcata tra i due modi di comportarsi.

    Qualcuno potrebbe dire che nel primo caso (distribuzione) si possono reinvestire i dividendi, ciò è vero ma si investirebbero non 25 ma 25 – 26% di tasse, cosa che nel caso dell’ Accumulazione non avviene!

    Che ne pensi/pensate?
    —————————————————————————————————————

    Integrazione:
    L’accumulazione automatica dei dividendi è come se qualcuno ti desse la possibilità di incassare un guadagno SENZA ESSERE TASSATO e di reinvestirlo a COMMISSIONI ZERO. La convenienza è duplice…
    Gli ETF a distribuzione possono essere utili solo a chi gli serve un incasso periodico e non vuole reinvestire. Ma come ha spiegato Giacomo in un video sul suo canale Youtube, c’è un altro modo di ottenere lo stesso risultato e cioè disinvestendo parzialmente all’occorrenza la somma che serve.
    Quindi in base a questa seconda considerazione io penso che quasi in assoluto sia da preferire la versione ad accumulazione, a patto che però l’ETF sia liquido.
    In fine il costo degli ETF ad accumulazione mi pare sia di solito minore di quello a distribuzione, altra convenienza…
    Unico dubbio che condivido, e che ha esposto un altro lettore in un altro post è che se un domani aumentasse la tassazione sui guadagni finanziari, chi ha già incassato nel passato i dividendi/le cedole lo avrebbe fatto con una tassazione minore.

    Grazie Giacomo, perchè la maggior parte di quello che ho imparato nasce dal tuo blog.
    Ho appurato che sei una persona che se si rende conto, cambia idea, in vecchi post di anni fà (piano piano li sto leggendo tutti) preferivi la versione a distribuzione e comunque consideravi i due metodi abbastanza equivalenti ed è stato l’unico argomento che hai trattato con cui ero in disaccordo. Il fatto che puoi cambiare idea è garanzia per i lettori, e penso anche dei tuoi clienti del fatto che malgrado l’altissimo livello delle cose che ci insegni sei comunque in costante miglioramento.
    Lunga vita al tuo blog.

    Rispondi
    1. @ Giusto
      Hai fatto centro su tutta la linea. Anni fa ero convinto che gli ETF a distribuzione fossero migliori perché liberavano liquidità che poteva essere reinvestita come si voleva. Poi ho studiato in modo più approfondito la questione e ho notato che l’accumulo è meglio. mi considero un ignorante che non smette mai di imparare e cambiare idea (se ci sono fondate motivazioni per farlo) è indice di onestà intellettuale.

      Per il resto sono sempre molto attento alle domande che mi vengono fatte e cerco di creare contenuti utili ed in linea con le tue e vostre esigenze.

      Se la tassazione dovesse aumentare fai sempre in tempo a vendere gli ETF prima che la nuova aliquota entri in vigore 🙂

      Rispondi
  5. Vai Giacomo, si lo so che i miei ETF sono ad accumulazione, ma non dice di che importo sia il dividendo e quando lo stacca, cioè se nn mi sono spiegato è come se io adesso sono al buio di tutto finché nn venderò l ETF, c’è modo di saperlo? Grazie

    Rispondi
    1. @ Walter
      Non perdere tempo a fare il “ragioniere” 🙂 Scherzi a parte non ha senso dedicare tempo ed energia a controllare cosa succede all’interno dell’ETF. Fidati e utilizza il tempo in modo più proficuo per decidere dove investire o che strategia usare.
      Non credo che comunque potresti agevolmente ricevere le notizie che cerchi. Occorrerebbe analizzare la contabilità dell’ETF richiedendo i prospetti all’emittente e sarebbe comunque complicato.

      Rispondi
  6. Si ,si. Questo lo avevo capito, ma nn mi è dato sapere, quale sia la percentuale di dividendo che va a finire in accumulo? E ogni quanto ricorre?

    Rispondi
  7. Non ci avevo pensato. Se cambia l’aliquota si saprà certamente in anticipo. Non mi rimangono altri dubbi sull’argomento dividendi (fino ad ora).
    A parte la gentilezza e la generosita sei molto bravo a spiegare le cose, a renderle chiare e semplici e a cogliere l’essenziale, mi ricordi un mio caro e grande professore che spiegava per tutti. Per me sei proprio portato per la didattica. Penso che saresti sprecato in una banca. Spero quindi che tu non rimpianga di aver lasciato il tuo vecchio impiego in banca per creare segretibancari.com

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    1. @ Giusto
      Assolutamente no. All’inizio qualche timore c’era per via del posto fisso ma sono contento di potermi dedicare alla formazione a tempo pieno. I corsi che tengo in aula, poi, debbo ammettere che sono davvero apprezzati. Grazie infinite per le belle parole e a presto!!

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  8. Effettivamente il discorso non fa una piega, meglio Etf ad accumulazione che a distribuzione!
    l’unico aspetto da rilevare è che si fa sempre l’ipotesi che il controvalore vada a salire…..se di contro invece il controvalore scendesse probabilmente i dividendi incassati farebbero da cuscinetto….
    Non conviene valutare anche il sottostante del fondo e la sua probabile volatilità, per scegliere nel caso specifico se è meglio la capitalizzazione o la distribuzione??
    Anche io avevo notato il cambio di parere del sito nel tempo sulla scelta dei proventi da capitalizzare, così come del resto anche sulla scelta degli etf obbligazionari, un tempo sconsigliati al posto di singoli titoli obbligazionari statali (BTP)…..);
    …….questo ci dimostra come ci fai giustamente osservare, che cambiano le condizioni di mercato e che quello che prima non aveva senso lo ha maggiormente e come da onestà intellettuale che ti contraddistingue ci insegni che solo gli sciocchi non cambiano mai idea…
    W segretibancari.com!!!

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  9. cia giacomo infatti sono un ragioniere, mi hai beccato in pieno, ho la mania di tenere sempre tutto sotto controllo…. grazie cmq e complimenti

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    1. @ Walter
      Grazie a te!! Prima di laurearmi in Economia e Commercio anche io ho preso il diploma di ragioniere quindi siamo in due 🙂

      Rispondi

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