Dividendi: Tre Cose che la tua Banca non ti Dice

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Articolo aggiornato il 19 luglio 2019

I dividendi sono “cedole” derivanti dall’investimento in azioni, in ETF o in fondi. Conosciamoli meglio.

Cosa sono i dividendi

I dividendi sono quella parte degli utili di una società che l’assemblea dei soci ha deliberato di distribuire sotto forma di denaro contante. Nel mondo del risparmio gestito, invece, i dividendi rappresentano i proventi realizzati e distribuiti da un fondo comune di investimento o da un ETF.

Tassazione dei dividendi

I dividendi vengono tassati al 26%, a meno che non siano erogati da ETF o fondi che investono in titoli di stato; in quel caso la tassazione è al 12,50%.

In particolare l’imposta viene prelevata in automatico al momento dell’incasso. L’importo accreditato sul conto, corrisponderà pertanto al valore detto del provento.

È utile ricordare che non è necessario dichiarare nulla di quanto incassato né nel modello 730 né nell’Unico.Infatti l’imposta dovuta è versata per te dalla banca o dalla Sim presso cui hai il conto.

Differenze tra lo stacco e la distribuzione del dividendo

Nel momento in cui avviene lo stacco del dividendo, il titolo corrispondente scende all’incirca dell’importo pagato. Questo accade perché a differenza delle obbligazioni, le azioni, i fondi e gli ETF quotano “con rateo“. Il prezzo che vedi quindi comprende il rateo dividendo maturato fino a quel momento.

Al contrario, la data di distribuzione del provento non avrà nessun effetto sulla quotazione del titolo, del fondo o dell’ETF. In breve, poiché il pagamento dei dividendi era già scontato, al prezzo non accadrà nulla.

Mentre per i fondi di solito la data di stacco e quella del pagamento coincidono, per le azioni e gli ETF di solito trascorrono diversi giorni tra i due “momenti”. A volte dal momento dello stacco del provento a quello del suo accredito trascorrono anche tre settimane.

Come ottenere i dividendi

I dividendi spettano a chi possiede il titolo sottostante nel giorno dello “stacco” e non in quello della “distribuzione“. Questa regola è valida sia per le azioni che per i fondi o gli ETF.

Hai in portafoglio uno di questi strumenti nel giorno dello stacco “t”? Benissimo. Riceverai il dividendo.

La data di distribuzione, successiva a quella dello stacco, corrisponde al giorno in cui i dividendi saranno pagati. A partire dal giorno “t” dunque l’azione, ETF o fondo quoterà “ex dividendo“, perché chi la comprerà non avrà più diritto ad incassare il provento.

Comprare un prodotto finanziario qualche giorno prima dello stacco del dividendo per incassare l’intero provento è un’operazione che non ha senso. Se la quotazione ad inizio anno è, per ipotesi, pari a 100, il dividendo maturerà durante tutti i giorni, le settimane ed i mesi successivi. La quotazione del titolo crescerà quindi fino ad arrivare, sempre per ipotesi, a 104 il giorno prima dello stacco.

Una volta che il dividendo sarà staccato, ipotizziamo per un valore di 4 €, il prezzo dell’azione o del fondo ritornerà a 100. Chi aveva comprato il titolo ad inizio anno avrà un’azione che ora vale quanto prima, ma avrà 4 € sul conto. Tale importo corrisponde al guadagno effettivo.

Chi ha comprato il titolo il giorno prima dello stacco del dividendo pagandolo 104, ora si trova con gli stessi soldi:

  • un titolo del valore di 100
  • una somma sul conto pari a 4.

Tre cose che la banca non ti dice sui dividendi

Il dividendo è una parte importante del guadagno complessivo

Quando studiavo Tecnica Bancaria negli anni ’90 l’insegnante diceva che il guadagno delle azioni derivava soprattutto dalla rivalutazione delle stesse. In passato probabilmente era così, ma oggi le cose sono cambiate.

Infatti, sia che si tratti di un’azione, di un fondo o di un ETF i dividendi rappresentano una quota importante del guadagno che otterrai dal tuo investimento. Chi si avventura nella stima della redditività del mercato azionario lo sa bene: il tasso di crescita dei dividendi è una delle variabili che determina il futuro prezzo di un’azione o di un indice finanziario.

Jack Bogle, il fondatore dei fondi di investimento passivi Vanguard, ha recentemente affermato che la crescita attesa dei dividendi Usa per i prossimi anni dovrebbe attestarsi al 2%. Ne segue che un investimento in azioni nei prossimi 10 anni dovrebbe aggirarsi intorno al 4 – 5% l’anno, secondo le previsioni dell’esperto.

Non è corretto investire in azioni solo per incassare i dividendi. Non è tuttavia nemmeno corretto investire in azioni contando solo sulla rivalutazione del capitale. Idem se si tratta di fondi di investimento o di ETF.

I dividendi trasformano investimenti in perdita in operazioni in utile

Uno dei criteri per decidere se l’investimento in azioni è conveniente o no consiste nell’esame del rapporto prezzo utili (price earning). Quando questo è basso è difficile perdere, perché con il passare del tempo il pagamento dei dividendi reintegrerà l’eventuale ribasso provocato dalla flessione delle quotazioni.

Immagina, ad esempio, di aver investito in un’azione con un Prezzo/Utili pari a 15. Immagina anche che l’80% degli utili venga distribuito ai soci. Se il titolo perdesse il 50% del suo valore e non tornasse mai più al livello iniziale, dopo 9 anni e 4 mesi e mezzo tu saresti rientrato in possesso del tuo denaro in ogni caso solo grazie ai dividendi.

Ecco perché è così importante tenere conto dei dividendi nelle tue scelte di investimento.

Se quella stessa azione fosse stata comprata in corrispondenza di un Price Earning di 25,  il recupero della perdita avrebbe richiesto 15 anni e mezzo di dividendi.

Come massimizzare il ritorno da dividendo

Se scegli di investire in fondi opta per la classe “ad accumulazione”. Puoi distinguerla grazie al suffisso Acc in fondo al nome del fondo. Scegli la classe a distribuzione solo se effettivamente ti servono quei soldi per vivere e non intendi reinvestirli in alcun modo.

Puoi individuare i fondi a distribuzione grazie al suffisso Dist o Inc scritto a lato del nome del fondo. Per gli ETF valgono considerazioni analoghe. Purtroppo non tutti i prodotti hanno la classe ad accumulazione, soprattutto se si tratta di strumenti obbligazionari. In questo caso non puoi farci nulla, ma se dello stesso ETF o fondo hai entrambe le classi è molto meglio scegliere quella ad accumulo.

Grazie al reinvestimento automatico dei proventi posticiperai la loro tassazione e, grazie alla capitalizzazione composta, otterrai alla fine un guadagno più alto.

A titolo di esempio, immagina di investire per 10 anni al 7% l’anno i tuoi soldi e di pagare le imposte alla fine del periodo. 100.000 € impiegati daranno un valore netto di 171.569 €.

Se, invece, le imposte fossero pagate anno per anno, alla fine il capitale disponibile sarebbe di 165.703 €. Una notevole differenza, non credi?

Think different. Invest differently

Giacomo Saver CEO di Segreti Bancari

24 commenti
  1. Buongiorno Giacomo e complimenti sinceri per questo post, che come sempre ci chiarisce alcune “verità nascoste” del mondo degli investimenti. Personalmente diffido delle azioni che dicono di distribuire dividendi “stellari”, è preferibile scegliere quei titoli con appunto P/E basso, un buon cash flow per azione e che abbiano rendimenti in crescita lenta ma costante. Per dirla con te…i titoli a prima vista “noiosi”. Se no va a finire come Banca Farmafactoring in questi giorni, cosa che non ti sarà sfuggita: la controllante BFF Luxembourg delibera un dividendo dell’8 e passa per cento e poi però, a sorpresa, cede il 10,1% del capitale sociale con un accelerated bookbuilding rivolto solo agli investitori istituzionali, a sconto del 6,6% rispetto alla chiusura della sera prima. Io non dico che questo titolo risalirà, non lo ho, non lo conoscevo fino all’altro giorno e non l’ho studiato, ma la notizia mi è saltata agli occhi. Un caro saluto!

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    1. @ Andrea
      Grazie per il tuo commento. I titoli più noiosi sono quelli che nel tempo saranno potenzialmente più redditizi. Il problema sta nel fatto che le persone spesso dichiarano di voler investire per guadagnare mentre in realtà perseguono altri scopi inconsci che sabotano il risultato che otterranno.

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      1. Verissimo. Grazie a te!

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  2. Buona serata Giacomo,io sono dello stesso parere in modo particolare facendo il cassettista alla lunga il dividendo risulterà fondamentale.Grazie per i tuoi articoli sempre interessanti.

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    1. @ Antonio
      Grazie a te. Essere cassettisti è un’ottima cosa, ma è importante avere anche una strategia di investimento a monte. Hai mai prestato attenzione a questo aspetto?

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  3. Ciao Giacomo, io sono un possesso tramite pac di due ETF , ishares MSCI WORLD, e db xtrachers all’ country, però nn sono riuscito a trovare da nessuna parte, la percentuale di dividendo e nemmeno le date di rilascio, in accumulazione, per caso tu ne sai di più? Grazie

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    1. @ Walter
      Se sono quelli di cui mi hai scritto nell’altro post i dividendi non vengono distribuiti ma sono accumulati e potrai incassarli vendendo gli ETF. Se guardi nella scheda prodotto su Borsaitaliana di fianco alla voce “dividendi” non c’è scritto nulla perché i dividendi non sono pagati.

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  4. Ottimo e completo articolo! Riporto il mio primo commento che ho scritto questa estate (ma è da molto che ti seguo) su un altro tuo post “ETF e Dividendi: Un Vademecum per la Scelta”. Il commento sembra precursore o ispiratore di parte di questo tuo nuovo post:

    20/08/2017
    Salve, è il mio primo commento e non ho grandi esperienze pratiche nell ’investire, però sto studiando…
    Dal mio punto di vista sono da privilegiare (se sono sufficientemente liquidi) gli ETF ad accumulo.
    Partendo dal fatto che la filosofia di un ’investitore debba essere orientata a medio/lungo termine, io se il mercato è favorevole e lo continua ad essere voglio investire pure i dividendi!
    Per esempio supponiamo un dividendo/cedola annuale costante del 5% ed un investimento di 100 euro e per semplicità ipotizziamo che il suo valore rimanga fermo nel tempo, dopo 5 anni:
    —————————————————
    Distribuzione:

    anno 1) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 2) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 3) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 4) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)
    anno 5) 100 + 5 (dividendo che mi viene dato)

    dopo 5 anni 100 euro investiti e 25 di dividendi incassati (a cui in realtà bisogna togliere il 26% di tasse).
    —————————————————-
    Accumulazione:

    anno 1) 100,00 + 5,00 (che rimangono investiti)
    anno 2) 105,00 + 5,25 (che rimangono investiti)
    anno 3) 110,25 + 5,51 (che rimangono investiti)
    anno 4) 115,76 + 5,79 (che rimangono investiti)
    anno 5) 121,76 + 6,08 (che rimangono investiti)

    dopo 5 anni di accumulazione si hanno 127,63 investiti, non si è ancora incassato nulla e quindi non si è ancora pagato un euro di tasse.
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    Risultato

    Distribuzione: 25,00 di dividendo
    Accumulazione: 27,63 di capital gain

    più anni passano, e più velocemente la differenza diventerebbe marcata tra i due modi di comportarsi.

    Qualcuno potrebbe dire che nel primo caso (distribuzione) si possono reinvestire i dividendi, ciò è vero ma si investirebbero non 25 ma 25 – 26% di tasse, cosa che nel caso dell’ Accumulazione non avviene!

    Che ne pensi/pensate?
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    Integrazione:
    L’accumulazione automatica dei dividendi è come se qualcuno ti desse la possibilità di incassare un guadagno SENZA ESSERE TASSATO e di reinvestirlo a COMMISSIONI ZERO. La convenienza è duplice…
    Gli ETF a distribuzione possono essere utili solo a chi gli serve un incasso periodico e non vuole reinvestire. Ma come ha spiegato Giacomo in un video sul suo canale Youtube, c’è un altro modo di ottenere lo stesso risultato e cioè disinvestendo parzialmente all’occorrenza la somma che serve.
    Quindi in base a questa seconda considerazione io penso che quasi in assoluto sia da preferire la versione ad accumulazione, a patto che però l’ETF sia liquido.
    In fine il costo degli ETF ad accumulazione mi pare sia di solito minore di quello a distribuzione, altra convenienza…
    Unico dubbio che condivido, e che ha esposto un altro lettore in un altro post è che se un domani aumentasse la tassazione sui guadagni finanziari, chi ha già incassato nel passato i dividendi/le cedole lo avrebbe fatto con una tassazione minore.

    Grazie Giacomo, perchè la maggior parte di quello che ho imparato nasce dal tuo blog.
    Ho appurato che sei una persona che se si rende conto, cambia idea, in vecchi post di anni fà (piano piano li sto leggendo tutti) preferivi la versione a distribuzione e comunque consideravi i due metodi abbastanza equivalenti ed è stato l’unico argomento che hai trattato con cui ero in disaccordo. Il fatto che puoi cambiare idea è garanzia per i lettori, e penso anche dei tuoi clienti del fatto che malgrado l’altissimo livello delle cose che ci insegni sei comunque in costante miglioramento.
    Lunga vita al tuo blog.

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    1. @ Giusto
      Hai fatto centro su tutta la linea. Anni fa ero convinto che gli ETF a distribuzione fossero migliori perché liberavano liquidità che poteva essere reinvestita come si voleva. Poi ho studiato in modo più approfondito la questione e ho notato che l’accumulo è meglio. mi considero un ignorante che non smette mai di imparare e cambiare idea (se ci sono fondate motivazioni per farlo) è indice di onestà intellettuale.

      Per il resto sono sempre molto attento alle domande che mi vengono fatte e cerco di creare contenuti utili ed in linea con le tue e vostre esigenze.

      Se la tassazione dovesse aumentare fai sempre in tempo a vendere gli ETF prima che la nuova aliquota entri in vigore 🙂

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  5. Vai Giacomo, si lo so che i miei ETF sono ad accumulazione, ma non dice di che importo sia il dividendo e quando lo stacca, cioè se nn mi sono spiegato è come se io adesso sono al buio di tutto finché nn venderò l ETF, c’è modo di saperlo? Grazie

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    1. @ Walter
      Non perdere tempo a fare il “ragioniere” 🙂 Scherzi a parte non ha senso dedicare tempo ed energia a controllare cosa succede all’interno dell’ETF. Fidati e utilizza il tempo in modo più proficuo per decidere dove investire o che strategia usare.
      Non credo che comunque potresti agevolmente ricevere le notizie che cerchi. Occorrerebbe analizzare la contabilità dell’ETF richiedendo i prospetti all’emittente e sarebbe comunque complicato.

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  6. Si ,si. Questo lo avevo capito, ma nn mi è dato sapere, quale sia la percentuale di dividendo che va a finire in accumulo? E ogni quanto ricorre?

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  7. Non ci avevo pensato. Se cambia l’aliquota si saprà certamente in anticipo. Non mi rimangono altri dubbi sull’argomento dividendi (fino ad ora).
    A parte la gentilezza e la generosita sei molto bravo a spiegare le cose, a renderle chiare e semplici e a cogliere l’essenziale, mi ricordi un mio caro e grande professore che spiegava per tutti. Per me sei proprio portato per la didattica. Penso che saresti sprecato in una banca. Spero quindi che tu non rimpianga di aver lasciato il tuo vecchio impiego in banca per creare segretibancari.com

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    1. @ Giusto
      Assolutamente no. All’inizio qualche timore c’era per via del posto fisso ma sono contento di potermi dedicare alla formazione a tempo pieno. I corsi che tengo in aula, poi, debbo ammettere che sono davvero apprezzati. Grazie infinite per le belle parole e a presto!!

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  8. Effettivamente il discorso non fa una piega, meglio Etf ad accumulazione che a distribuzione!
    l’unico aspetto da rilevare è che si fa sempre l’ipotesi che il controvalore vada a salire…..se di contro invece il controvalore scendesse probabilmente i dividendi incassati farebbero da cuscinetto….
    Non conviene valutare anche il sottostante del fondo e la sua probabile volatilità, per scegliere nel caso specifico se è meglio la capitalizzazione o la distribuzione??
    Anche io avevo notato il cambio di parere del sito nel tempo sulla scelta dei proventi da capitalizzare, così come del resto anche sulla scelta degli etf obbligazionari, un tempo sconsigliati al posto di singoli titoli obbligazionari statali (BTP)…..);
    …….questo ci dimostra come ci fai giustamente osservare, che cambiano le condizioni di mercato e che quello che prima non aveva senso lo ha maggiormente e come da onestà intellettuale che ti contraddistingue ci insegni che solo gli sciocchi non cambiano mai idea…
    W segretibancari.com!!!

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  9. cia giacomo infatti sono un ragioniere, mi hai beccato in pieno, ho la mania di tenere sempre tutto sotto controllo…. grazie cmq e complimenti

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    1. @ Walter
      Grazie a te!! Prima di laurearmi in Economia e Commercio anche io ho preso il diploma di ragioniere quindi siamo in due 🙂

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  10. Ciao Giacomo, avevo comprato azioni intesa il cui prezzo era salito a 2,321. Pensavo di vendere a quel prezzo (mi consentiva di recuperare pari, pari il mio importo) e di ricomperare al giorno dello stacco, il 19 c.m. Purtroppo le notizie di questi giorni (vedi fra l’altro il problema Stati Uniti-Cina, ha inciso sui prezzi dei bancari e quello di Intesa é attualmente sceso a 2,170.
    Se il prezzo resterà tale ovviamente al giorno dello stacco si ridurrà di ulteriore 0,197, pari all’importo del dividendo. Secondo la tua esperienza, sempre che non vi sia nel breve tempo un improbabile ripresa del prezzo, conviene intanto incassare il dividendo e attendere poi quello che sarà l’andamento del mercato sperando in una ulteriore ripresa del valore azionario oppure vendere ora al prezzo approssimativo di 2,170 e ricomperare le azioni il giorno dello “stacco” ad un prezzo al netto dividendo?
    Capisco che trattasi di problema di conteggi e di fiducia o meno in un prossimo incremento del prezzo delle azioni.
    Sarei grato di un tuo cortese parere in merito e ti ringrazio della cortese attenzione.

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    1. @ Lucia
      Vendere un’azione prima dello stacco del dividendo per poi ricomprarla è un’operazione che genera solo costi inutili. Se vende un titolo a 12 euro per poi ricomprarlo a 10 dopo il pagamento del dividendo di 2, avrà avuto un guadagno pari all’importo stesso del dividendo. Non facendo nulla avrebbe avuto un titolo che valeva 10 e 2 € in cassa. Ma avrebbe pagato le commissioni sulla compravendita.
      Ricordi: nel calcolare la redditività di un investimento occorre anche mettere nel conteggio le somme liquide che lo stesso ci ha permesso di ottenere. E’ sbagliato ragionare solo in termini di prezzo… Se ha bisogno di altre delucidazioni, sono felice di risponderle.

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  11. buongiorno, quindi non è possibile reinvestire automaticamente i dividendi se si hanno solo azioni e non etf o fondi?
    grazie

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    1. @ Perozzi
      Purtroppo no. Il reinvestimento è possibile solo con ETF e Fondi, ovvero con “veicoli di investimento” e non con gli investimenti in sé, come le azioni…

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  12. Salve vorrei capire meglio la tassazione degli ETF, se l’ETF è europeo o mondiale andrebbe applicata una tassazione dei dividendi al 12,50% per la parte europea? (credo che si chiami white list)
    Questo si applica anche al capital gain in caso di vendita di quote di un ETF ad accumulazione europeo o mondiale?
    La mia banca applica il 26% a tutto…

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    1. @ Maurizio
      Il 12,50% si applica solo ai dividendi degli ETF che investono in titoli di stati scritti nella white list. Tutto il resto (obbligazioni, azioni, ecc) è tassato al 26%.

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  13. Grazie a tutti per gli utili contributi. Propongo anche io uno spunto di riflessione: stabilito che prodotti ad accumulo sono più efficienti dal punto di vista fiscale per il fatto che i dividendi non vengono tassati di volta in volta e quindi possono essere reinvestiti interamente dal fondo, la stessa considerazione va fatta nel confrontare una gestione passiva e una attiva del proprio portafoglio. Ad esempio un portafoglio di 2 ETF ad accumulo (Msci World+global euro aggreg.Bond) o qualsivoglia combinazione, mantenuto per 10 anni senza alcuna operazione (\\\”gestione passiva\\\”) potrà aumentare di un certo valore per effetto dei dividendi e dell\\\’ eventuale l\\\’aumento delle quotazioni dei titoli in cui investe. Se invece nei dieci anni ipotizzati si procedesse a compravendite dei medesimi strumenti variando la composizione del portafoglio acquistando o vendendo i due ETF , si subirebbe una tassazione ogni volta si vendesse un ETF con plusvalenze NON compensabile secondo la normativa vigente dalle minusvalenze generate dalle vendite in perdita degli ETF. Immaginate che anche con un risultato uguale a zero il nostro portafoglio paga imposte, anche se vendo un ETF che guadagna il 5% e ne vendo uno che perde il 5% pago le imposte su quello che ha guadagnato.
    Ho verificato le conseguenze di quanto sopra su un portafoglio proposto da un noto consulente che propone dei portafogli modello a gestione attiva; ebbene sul più semplice, costituito da 9 ETF oggetto di compravendita circa 6 volte all\\\’anno, si accumulano perdite di circa lo 0,7%. Ciò ovviamente abbassa notevolmente la performace del portafoglio proposto anche se rimane ancora vincente (ma di poco) rispetto a una gestione passiva.
    Ora, per effetto delle considerazioni fatte da Sever nell\\\’articolo che stiamo commentando, dovremmo calcolare anche quanto la performance del portafoglio viene diminuita a causa della tassazione che fa diminuire il capitale che si reinveste dopo una compravendita dei nostri ETF.
    Forza ragionieri conteggiamo, io mi fermo qui, ma ho l\\\’impressione che il portafoglio passivo possa avvicinarsi alla vittoria su quello attivo.
    (P.S. date uno sguardo a portfoliovisualizer che mette a disposizione gratuitamente metodi di calcolo semplici per seguire vari portafogli ipotizzabili)

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