Valute Estere: Tre Strumenti per Investire in Modo Semplice e Consapevole

valute estere

Valute estere sempre più attraenti grazie ai rendimenti “sotto zero” dei bond euro. Tre Strumenti per investire adatti agli investitori più “speculativi”.

I fari sulle valute estere si sono accesi, come per magia, da qualche mese a questa parte per effetto di due fenomeni “propulsori” che hanno agito in simultanea:

  • la fase di stallo delle borse e dei mercati azionari
  • i rendimenti negativi dei bond euro

Se il mercato azionario non offre, al momento, grossi spunti e se i bond rendono “da poco a niente”, è naturale che gli investitori si guardino intorno per decidere come investire i propri soldi. Ed ecco che l’occhio cade sulle valute estere. Ma è davvero conveniente inserire in portafoglio delle divise diverse dall’Euro? E come muoversi in un mercato così poco conosciuto e burrascoso come quello del forex?

Valute estere: cosa muove le quotazioni?

Secondo la teoria economica classica, puntualmente smentita dai fatti, è il differenziale tra la crescita di un sistema economico ed un altro a giustificare l’apprezzamento o il deprezzamento delle valute. Te la faccio semplice: il sistema economico “A” cresce più del sistema economico “B”? Benissimo: la valuta di A si apprezzerà nei confronti della valuta di B. Tutto semplice, allora: è sufficiente individuare quali sono i Paesi che stanno correndo di più ed investire nelle rispettive valute estere? Non proprio: la realtà è sempre più complicata rispetto alle astrazioni accademiche.

Prendiamo, ad esempio, gli Stati Uniti. Il loro ciclo economico, seppur in rallentamento, (questo lo dice il potentissimo Leading Indicator che impariamo a conoscere ad Investitore Libero), si trova senza dubbio in una fase più avanzata dell’Europa (nonostante la crescita inattesa dell’Italia e l’accelerazione della Germania nel primo trimestre 2016). Ciò nonostante il dollaro, come puoi vedere da questo grafico, si è indebolito non poco nei confronti dell’euro, mettendo in luce una contraddizione intrinseca nei modelli economici classici:

dollaro

C’è una ragione precisa dietro a tutto questo: l’attivismo delle banche centrali e la loro volontà, a volte nemmeno tanto nascosta, di indebolire la valuta nazionale per favorire le esportazioni creando, nei fatti, una guerra valutaria non da poco.

Nel caso del dollaro sono state le attese, poi deluse, di un imminente rialzo dei tassi ad aver indebolito la divisa a stelle strisce. Ti è chiaro il messaggio che si “nasconde” dietro questa case history?

L’investimento in valute estere è un fenomeno complesso che non può finire con l’individuazione delle economie che “tirano di più”, ma deve tenere conto anche del movimenti dei flussi di denaro e il comportamento delle Banche Centrali.

Tre strade diverse per investire in valute estere

Io ti sconsiglio di investire solo in valute estere, senza nessun sottostante. In questo caso, infatti, i tuoi guadagni (o le tue perdite) deriverebbero solamente dall’andamento del tasso di cambio senza possibilità di guadagni aggiuntivi. Se, invece, sceglierai di investire in strumenti fruttiferi espressi in valuta estera come, ad esempio, i bond, la faccenda cambia. Oltre alle oscillazioni del cambio potrai sfruttare anche il guadagno “cedolare” che deriva dagli interessi offerti dallo strumento in cui hai investito.

Ma vediamo insieme quali sono le strade percorribili per investire in valute estere, con i rispettivi pregi e difetti di ognuna:

Bond Esteri

Se vuoi “correre qualche rischio” ci sono parecchi bond sub-investment grade, ossia con un rating inferiore a BBB che possono offrire il 6-8% di rendimento in valuta. Ma attenzione: oltre al rischio cambio assumi anche quello di default dell’emittente con la possibilità concreta di perdere il tuo capitale qualora il debitore saltasse per aria. Oppure puoi acquistare bond “tripla A”, così da smorzare il rischio di default. Il rendimento del tuo investimento, in questo caso, deriva per lo più dall’andamento del cambio, a meno che tu non scelga delle valute estere che offrono un buon differenziale di tasso rispetto all’euro (caso, questo, evidente in modo particolare con le valute così dette emergenti).

Fondi Comuni

Una seconda opzione consiste nell’investire in fondi comuni specializzati in bond esteri. Il vantaggio, in questo caso, è la grande diversificazione ma devi fare attenzione ai costi. Con margini di manovra molto limitati dovuti ad uno scenario di bassi tassi di interesse mondiali, i costi hanno un ruolo importante. Se scegli questa strada opta per prodotti poco costosi, con una commissione di gestione inferiore allo 0,50% su base annua, e senza nessun onere di ingresso o di uscita.

ETF ed ETN

Grazie agli ETF puoi investire in panieri diversificati di obbligazioni estere, mentre con gli ETN (Exchange Traded Notes) puoi investire direttamente nelle valute estere che ti interessano, puntando sul loro andamento nei confronti dell’euro.

Ma mentre gli ETF rappresentano strumenti finanziari e non hanno il rischio di controparte, gli ETN permettono di beneficiare soltanto dell’andamento delle valute estere nei confronti dell’euro e sono soggetti al rischi di controparte nella maggior parte dei casi.

Quando conviene investire in valute estere?

Investire in valute estere conviene solo in alcuni casi. Se segui le indicazioni che do in aula a chi viene ad Investitore Libero, ti muoverai sempre seguendo queste semplici linee guida:

  • obbligazioni estere e azioni non sempre si sposano bene: in un portafoglio o metti le une o metti le altre per non aggravare il rischio complessivo
  • le valute emergenti sono molto volatili e possono fare oscillare di molto il tuo portafoglio
  • investire in valute estere non sempre è “protettivo”

In definitiva: prima di decidere dove investire i tuoi soldi dovresti stabilire un piano di azione, ossia disporre di un sistema completo che ti permetta di costruire il tuo portafoglio in base alle tue esigenze e a solide e ferree regole collaudate.

Partire dalla ricerca dell’investimento ottimale senza prima aver gettato le fondamenta di quello che andrai a costruire rischia di essere un grosso errore, come puoi ascoltare in questa puntata del mio podcast:

Pensaci…

Giacomo Saver

Direttore e Fondatore di Segretibancari.com

6 commenti
  1. Ciao 🙂

    A questo punto, con bond euro dal risicato interesse e rischio comunque elevato, si può tentare la fortuna coi paesi emergenti o in alternativa una via di mezzo con quelli che non sono nè emergenti nè sviluppati con bond che arrivano al 5% di rendimento. Tu cosa ne pensi? sconsigli di investire in paesi in via di sviluppo a prescindere dall’ interesse offerto?

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    1. @ Daniele
      Mi piace la tua espressione: “tentare la fortuna” ma se mi permetti non la condiviso. Investire non è questione di giocare alla roulette, ma di assumersi solo dei rischi calcolati e, possibilmente, ben remunerati. All’interno di una corretta pianificazione finanziaria è certamente possibile investire in bond emergenti, ed anche obbligazioni high yield, ossia strumenti di debito emessi da emittenti ballerini che però pagano interessi alti, nell’ordine del 6% circa. Il problema è che questi strumenti possono scendere tranquillamente del 25-305 per cui è di fondamentale importanza presidiare il rischio attraverso un’asset allocation strategica e fatta bene.

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  2. Buonasera Giacomo,cosa ne pensa del fondo Franklin Templeton Global Total Return? Per quanto non ami i fondi,anzi tutt’altro,questo gestore mi sembra faccia un buon mix di obbligazioni e valute emergenti. Potrebbe essere una buona idea per diversificare l’investimento in valute?
    Grazie per la cortese risposta

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    1. @ Roberto
      Ho applicato al Fondo Frankin Templeton il modello di valutazione che insegno ad Investitore Libero ed il responso è stato negativo. Ci sono fondati motivi per non investire in questo fondo. Un abbraccio e a presto.

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  3. Ciao Giacomo, premetto che sono un autodidatta nel rispamio e non ho seguito alcun corso specifico. Sto però studiando, anche su Segreti Bancari e sui tuoi libri. Ho incontrato molto teorie (alle quali ognuno può dare il peso che ritiene anche perchè una in contraddizione con l’altra) che permettono di individuare la % di azioni e di bond che un portafoglio dovrebbe avere dato un certo profilo di rischio. Ad oggi però non ho incontrato alcuna teoria che permetta di avere un riferimento sulla % di valuta estera che un portafoglio dovrebbe contenere (penso principalmente , nel mio caso, ai Dollari, agli Yen e al Franco Svizzero). Mi sai dare un indicazione su dove cercare qualcosa di questo tipo (anche articoli di studiosi americani scritti in Inglese) o riesci a darmi tu delle indicazioni sulla base della tua esperienza? Lasciamo perdere la situazione contingente. Non ti sto chiedendo cosa faresti tu oggi, con i mercati così come sono. Mi servirebbe qualcosa di valido per la strategia e non per la tattica.
    Ti ringrazio in anticipo sia per l’eventuale consiglio che mi riuscirai a dare (che sarebbe apprezzatissimo) sia per tutto quello che fai per noi risparmiatori in “trincea”.

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    1. @ Stefano
      Secondo me il peso delle valute estere non dovrebbe superare il 15% del portafoglio, escludendo da questa soglia la quota investita in azioni. Hai ragione in merito al fatto che non esistono teorie precise al riguardo, e che ognuno ha una sua impostazione che differisce da quella di altri investitori/studiosi. Se verrai ad Investitore Libero avrai modo di approfondire la questione relativa sia alla “strategia” sia alla “tattica” degli investimenti. Grazie per avermi scritto e buon proseguimento con segretibancari.com.

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