I 3 mercati finanziari più cari del 2020

i 3 mercati più cari del 2020

Sopravvalutazione non equivale a crollo imminente. Tuttavia tre mercati appaiono sopravvalutati sulla base di due indicatori e delle loro medie storiche.

Quando un mercato è caro?

Il tema della sopravvalutazione dei mercati tiene banco nella seconda parte del 2020. Tuttavia per non cadere in facili allarmismi, né fare scelte basate sul “sentito dire”, occorre partire da basi solide e scientifiche di valutazione.

Usando gli indicatori giusti, letti nel modo corretto, potremo capire a grandi linee quali siano i mercati più cari del 2020.

Analisi del rapporto prezzo/utili

Sebbene esista una letteratura corposa in merito, non esiste in assoluto un valore ottimale del rapporto prezzo/utili. Per trarre una conclusione approssimativa sull’attuale livello di quotazione, però, possiamo esaminare le serie storiche dei valori.

In particolare i tre mercati che tratteremo hanno indicatori elevati in assoluto e rispetto alla loro media storica.

Rapporto dividendo/prezzo

Il dividend yield è il rapporto tra i dividendi di un indice di borsa e la sua quotazione. Quando il rapporto è basso, ed inferiore alla media storica, si tratta di un segnale si eccesso.

Infatti una delle ragioni per cui gli investitori scelgono le azioni è la loro redditività in termini di dividendi distribuiti.

I tre mercati azionari che vedremo presentano segni di sopravvalutazione sulla base dei parametri visti. Tuttavia sarebbe errato affermare che sia opportuno starne fuori o venderli del tutto. Situazioni di palese sopravvalutazione, infatti, possono durare anni, spiazzando chi esce troppo presto.

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Azionario USA

L’indice S&P 500 è senza dubbio quello più surriscaldato di tutti. Esso, tuttavia, è sostenuto da due elementi cruciali. In primo luogo l’indice rappresenta il mercato azionario più importante al mondo. Inoltre politiche monetarie e fiscali senza precedenti ne sostengono le quotazioni.

Analisi dei fondamentali

Sulla base delle elaborazioni fornite dal Sole24ore, l’S&P 500 ha un rapporto prezzo/utili di 27,60, contro una media storica a 10 anni di 19,30. Oltre a ciò il dividend yield è dell’1,67% contro una media del 2,06%.

Senza dubbio l’interventismo della Banca Centrale, che ha portato i tassi del decennale Usa allo 0,50%, è responsabile dell’alterazione del quadro di riferimento. Ciò depone a favore di una tenuta del listino a stelle e strisce. Tuttavia occorre essere prudenti e conservativi.

Azionario francese

L’indice CAC 40 della borsa francese è in zona arancione. Sebbene l’indice sia influenzato dagli effetti sugli utili del COVID-19, le azioni francesi presentano alcune criticità.

Analisi dei fondamentali

Il price/earning dell’indice è pari a 22,20. Al contrario la sua media storica a 10 anni è di 16,70. Ma c’è dell’altro. Il dividend yield è dell’1,98%. Sebbene tale valore sia competitivo rispetto all’investimento in bond, esso è lontano dalla sua media storica del 3,43%.

Azionario tedesco

L’indice DAX della borsa di Francoforte si trova in una zona di moderata allerta. Esso, infatti, presenta valori fondamentali sfavorevoli, anche se occorre tenere presente le considerazioni già fatte.

Inoltre si tratta dell’indice più importante dell’eurozona, il cui andamento condiziona anche gli altri listini del Vecchio Continente. Questo è un elemento da tenere presente per evitare di prendere decisioni affrettate e dolorose, tipiche degli investitori inconsapevoli.

Analisi dei fondamentali

Il P/E del DAX è di 21, contro una media decennale di 14,50. Da questo punto di vista si tratta di uno scostamento significativo. D’altro canto il dividend yield è del 2,80%. Sebbene il dato sia elevato esso si scontra con un rendimento medio del 3,05%.

Mercati azionari 2020: il punto

L’analisi fatta ha messo in evidenza tre dei mercati più “critici” dell’estate 2020. La situazione globale mostra come gli investitori siano alla ricerca di opportunità di guadagno al di fuori dai classici bond.

Per chi sa scegliere oggi ci sono degli investimenti interessanti da fare, dei quali parliamo periodicamente su INVESTO. Tuttavia è bene essere prudenti. Senza dubbio i bassi tassi di interesse favoriscono la tenuta dei listini, a causa della mancanza di alternative.

La scelta del dove investire, del quando farlo e dell’ottimizzazione periodica del portafoglio però è ben più complessa. Infine queste decisioni non devono basarsi unicamente su una osservazione superficiale della realtà.

L’investitore che è sovraesposto in asset rischiosi, magari senza esserne pienamente consapevole, farà bene a riflettere un attimo sulla situazione attuale delle borse. In modo particolare con riferimento ai tre mercati visti.

Think different. invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

2 commenti
  1. Grazie per aver proposto il tema delle alte valutazioni dei titoli, ogni volta \”segreti Bancari\” riesce a centrare le preoccupazioni di noi investitori in maniera sintetica e chiara. Data la correlazione inversa che esiste fra P/E e tassi sarebbe interessante sapere se esistono studi che hanno \”quantificato\” tale relazione.
    Da parte mia sto considerando semplicemente la profittabilità fra le obbligazioni e le azioni. Se la redditività prevista delle azioni è maggiore di quella in obbligazione gli investitori vi riverseranno parte dei loro capitali facendone innalzare i multipli. Il difficile è quantificare a che punto è il \”travaso\” fra i 2 asset, siamo arrivati a un \”Esuberanza Irrazionale\”, Shiller docet!

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    1. @ Alessandro
      Non esiste una quantificazione precisa che stabilisca quale livello del P/E è “pericoloso”. Secondo Siegel, ad esempio, tale valore è pari a 21. Secondo Graham il P/E di allerta è 15. Molto dipende anche dal livello dei tassi di interesse e dal mercato nel suo complesso.
      Situazioni di valutazione elevata, infatti, possono persistere a lungo.

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