Il Fallimento dell’Euro e la Disintegrazione dell’Europa

L’Euro è un Fallimento. Parola di M. Tatcher. Ma sopravviverà?

Per molti l’Euro è stato un fallimento. Ma secondo me si tratta di un alibi. Ecco perché ed ecco cosa accadrebbe in caso di disfatta della moneta unica.

euro-fallimentoL’euro non è un fallimento, ma ha messo in luce i fallimenti di alcuni Stati, particolarmente ‘deboli’ nell’adattarsi alle novità ed alle nuove sfide competitive. Ma se credi che l’Euro fallirà, credo tu sia sulla pista sbagliata. Come saprai quando avrai terminato di leggere questo post.

Cos’è l’Euro?

L’euro è la moneta unica europea, nata attraverso la fissazione di cambi fissi irrevocabili tra i Paesi fondatori. Questo è un aspetto molto importante per noi che viviamo in Italia. Sì, perché cambi fissi significa impossibilità di svalutare la propria moneta per essere competitivi sul piano internazionale.

Quindi l‘euro non è stato un fallimento, ma ha messo in evidenza le incapacità di quegli Stati – tra cui l’Italia – di recuperare competitività senza ricorrere alla svalutazione continua della propria moneta. Da questo punto di vista, l’Euro è stato un grande ‘pungolatore’ di riforme che, purtroppo, non sono state fatte.

In questo aveva ragione la Tatcher nel sostenere che i Paesi più ‘forti’ avrebbero dovuto salvare quelli più deboli per reggere tutto il sistema. Ma permettere all’euro di saltare per aria è davvero pericoloso.

Le conseguenze del fallimento dell’Euro

L’euro fallirà? E’ impossibile dirlo. Però possiamo identificarne in modo abbastanza preciso le conseguenze. Anzitutto distinguiamo tra Paesi forti e Paesi deboli. La prima cosa che ti viene in mente è che a pagare il conto di un fallimento dell’euro sarebbero solo i Paesi forti, vero? Che quindi lascerebbero l’Italia e gli altri Stati affogare nei propri debiti.

Mi dispiace deluderti ma non è così. Le conseguenze del fallimento dell’euro si farebbero sentire comunque anche sui Paesi forti che andrebbero immediatamente in recessione.

Salvate il soldato Euro

Nella mappa concettuale che ho preparato per te trovi il riassunto delle conseguenze di un fallimento dell’euro sui diversi tipi di Paese (forte o debole) per cui qui non mi ripeto. Ci tengo invece a condividere con Te le mie riflessioni e la mia serenità sul perché credo che l’euro non fallirà:

  • nonostante i disagi sociali permettere un fallimento dell’euro significa di fatto creare un’Europa spaccata a livello economico e politico. Il che, insieme al malcontento che ne deriverebbe, sarebbe terreno fertile per una guerra;
  • l’uscita dell’Italia dall’euro non sarebbe la soluzione come non lo è stata il suo ingresso. Parlando a Cernobbio lo scorso autunno, il Ministro Passera ha detto che siamo stati noi italiani ad esserci bruciati il ‘dividendo dell’euro’. La moneta unica ha ridotto i tassi di interesse e ha portato beneficio al debito italiano. Come non abbiamo saputo sfruttare questa opportunità, non saremmo in grado di coglierne un’altra in caso di uscita;
  • spaccare l’Europa non conviene a nessuno, né avrebbe senso creare due euro o un’Europa a due velocità;
  • l’uscita dell’Italia dall’euro implicherebbe il fallimento dello stesso ed il default del debito pubblico, reso ingestibile da tassi di interesse da brivido;
  • l’esperienza Argentina mostra chiaramente che il default non è condizione necessaria e sufficiente per una ripresa economica.

Ma allora che cosa manca all’euro per funzionare? A mio avviso un’integrazione economica e politica degli Stati membri, cosa che ora non abbiamo, ed una Banca Centrale che faccia da garante dei debiti pubblici come accade nel resto del mondo. E’ un caso secondo te che il Giappone abbia un rapporto debito/pil fuori controllo ma non sia attaccato dalla speculazione?

Euro-investimenti

E a Te che sei preoccupato per il fallimento dell’Euro e per i tuoi risparmi dico una cosa. Non spostare di una virgola la tua strategia di investimento. Resta prudente ma distaccato, ricordando che se dovessimo saltare per aria, a livello finanziario, moriremmo tutti. Come affogherebbero i passeggeri di una nave in naufragio senza distinzione tra chi viaggia in prima e in seconda classe.

Quindi tanto vale riempirsi la pancia grazie alle opportunità che sempre ci sono anche in casi come questi, e che solo l’occhio attento del risparmiatore evoluto sa cogliere.

Hai domande? Vuoi parlarmi? Scrivi un commento e ricorda di far girare questo post a tutti coloro i quali sono interessati ad investire in modo redditizio e sicuro i loro soldi.

Ti aspetto.

13 commenti
  1. Ciao Giacomo. Sono anche io dell’idea che l’euro non salterà in aria e che l’Italia non uscirà dall’euro, anche se non sono affatto che tutto questo sia un bene. Ad ogni modo quando dici cosa manca all’euro per funzionare, non dici mica poco. È come se a un centometrista mancasse una gamba.La vedo dura poter ggareggiare… Si è partiti a costruire la casa dal tetto invece che dalle fondamenta. La moneta unica doveva essere casomai il punto di arrivo non di partenza. A presto ciao

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  2. Carissimo Dottor Giacomo Saver,
    concordo in pieno con quanto scritto da Carlo: prima ci si integra fondendo i vari sistemi (pensionisti, lavorativi, medici etc) poi (forse) si può creare una moneta unica.
    Passera sarà pure intelligente, ma sul dividendo dell’euro proprio non ci prende! I tassi all’epoca stavano scendendo per conto proprio e il mitico dividendo è una bufala clamorosa.
    Se poi ci aggiungiamo che noi siamo pigri, non ci abbiamo voglia di lavorare, siamo reietti etc etc etc, facciamo solo il gioco di chi ci vuole svendere per comprarci a pochissimo prezzo.
    Tre condizioni fondamentali per mettere il cappio al collo: liberalizzazione dei capitali, aggancio a una moneta forte (in questo caso il marco tedesco travestito da euro) e divorzio tra banca centrale e ministero del tesoro/economia. Utilizzare due di queste tre condizioni è già sfavorevole, utilizzarli tutti e tre è l’attuale disastro.
    Un caro saluto a tutti!

    P.S. Thatcher si scrive con due “h” 🙂

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    1. @ Giuliano
      Grazie per il tuo commento, sempre pertinente e puntuale. Sei sicuro che i tassi stessero già scendendo? a me risulta che solo dal 1997 ci fu una brusca riduzione dei rendimenti provocata dalle attese – poi realizzatesi – di ingresso nella Moneta Unica.

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  3. Ciao Giacomo. Bellissimo articolo. Ho invece qualche perplessità su “banca centrale (vera) garante dei debiti”
    Il problema è che l’europa NON è unica come teste mentalità voglia di lavorare risparmiare produrre fare festa. Ma vi rendete conto che abisso c’è tra un bavarese/austriaco/finlandese e un – con tutto il rispetto un greco/spagnolo/italiano? c’è un abisso culturale immenso. Come possono stare inseme formiche e cicale? Come possono stare nello stesso acquario trote e piranha? (probabilmente all’ecosistema servono entrambi ma nelle giuste proporzioni).
    Perché allora non allarghiamo l’europa all’intera africa?
    Come si fa a garantire sui debiti di paesi che consumano e dilapidano molto più di quanto producono dal dopo-guerra, non solo da quando c’è l’euro? Come si fa a non capire che una cicala non puo’ essere trasformata in formica? come si fa a non capire che continuare a prestare ricchi euro ai paesi del bel sole è come buttarli nel mare? come possono stare insieme baviera e calabria? o certe regioni del sud dove ci sono piu impiegati statali a produttività zero che fili d’erba?
    Se tu zoppichi perché ti sei fatto male a un gamba, è sacrosanto che devi essere aiutato (l’uomo dovrebbe distinguersi dagli animali anche per questo) – Ma se te fai il finto zoppo per non correre e sudare devi essere lasciato fallire. Punto.
    Ciao.

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    1. @ Luciano
      Concordo sulle differenze abissali di cultura che ‘separano’ i popoli europei. Parafrasando la storia “L’Europa è fatta. Ora bisognerà fare gli europei”. Ma tutto è fattibile, prendi ad esempio gli States. Sono 52 – se non ricordo male – stati diversi. Ho scoperto che anche le Hawahii ne fanno parte.

      Credo che tra un abitante delle isole e un boscaiolo dell’Alaska ci possano essere le stesse differenze che indichi tu. Il punto è ragionare da europei e pensare di essere tali. Credo sia questo il vero punto di svolta di tutto.

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  4. A mio avviso, riprendendo la metafora della nave che affonda, affogherebbero solo quelli che viaggiano nelle classi più povere e disagiate.
    Coloro che appartengono alle classi dominanti, che per così dire viaggiano in prima classe, e che dispongono di patrimonii elevati e redditti importanti, ma soprattutto possono contare su canali privilegiati dal quale attingere informazioni di primissima mano, prima che diventino di pubblico dominio, che noi comuni cittadini non ci sognamo nemmeno, si saranno già messi al sicuro da mesi prima del tonfo definitivo della moneta unica se, o quando, ci sarà.
    Un saluto a tutti i lettori.

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  5. cinesizziamo i lavoratori per competere allora, visto che la moneta non si può toccare…perchè quando si parla di riforma del lavoro, a quello si vuole arrivare.

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  6. Ottimo articolo, ho appena letto che Prodi ha affermato che la Thatcher e Reagan sono stati gli artefici della crisi mondiale……….. sono basito, la Thatcher era assolutamenet contraria all’Europa unita, e in quanto all’introduzione dell’Italia nell’euro Prodi dovrebbe rinfrescarsi la memoria e ricordarsi che fu sotto il suo governo che ci trovammo traghettati nell’inferno della moneta unica. Senza nemmeno uno straccio di referendum.Così, tout-court.
    Troppo facile dare la colpa alla Iron Lady e al buon Ronald.
    Concludo approvando in pieno quanto espresso da Luciano, se e quando la polverierà esploderà ci sarà una frangia di gente che riuscirà a scappare prima di ritrovarsi in aria.
    saluti

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  7. Io credo che l’EURO puo’ salvare l’Italia & L’Italia puo’ salvare l’EURO.
    Peccato che in mezzo a quanto detto sopra ci stanno i nostri politici (brivido!!!).
    In questo momento mi sembra che stiamo ripercorrendo la strada dell’Argentina quando teneva il cambio fisso sul dollaro.

    Saluti

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    1. @ Carlo
      Certamente l’introduzione dell’Euro ha di fatto creato dei cambi fissi irrevocabili (le così dette ‘parità irrevocabili) tra le divise europee. Non condivido tuttavia il paragone con l’Argentina. Credo che l’Italia non farà la fine del Paese sudamericano, in quanto si trova in condizioni assolutamente diverse. Un caro saluto e alla prossima!!

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  8. Se non ci stanno, peggio per loro: nazionalizziamo gli assets strategici, usciamo dall’eurosistema, torniamo alla Lira, torniamo alla banca centrale prima del 1981, e ai vincoli di portafoglio per le banche di credito, togliendo il rifinanziamento del debito pubblico dai mercati speculativi, visto che da quando l’abbiamo affidato alla speculazione il debito pubblico è raddoppiato senza alcun beneficio per l’efficienza del paese, e visto che paesi che hanno un debito pubblico molto più grosso rispetto al pil, come USA e Giappone, pagano tassi di interesse molto bassi proprio perché il loro debito non è posto sui mercati speculativi e la loro banca centrale garantisce il suo acquisto. Dovremo, necessariamente, uscire anche dal Mercato Comune ripristinando controlli e limitazioni sull’ingresso di capitali stranieri, onde impedire che questi vengano a fare shopping degli assets italiani. Controllando la banca centrale e potendo regolare il credito, assicureremo liquidità agli investimenti sani, pubblici e privati, ridaremo fiato ai consumi, riassorbiremo la disoccupazione.

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  9. Ma smettiamola di criticare PRODI dopotutto e’ riuscito a trasformare le mortadelle in cedrioli che poi successivamente si siano conficcati nel sedere di milioni di italiani , greci, spagnoli e chissa’ quanti altri popoli ancora, poco conta rispetto alla magia

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