Tre incognite che pesano sui mercati nel 2020

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Il declassamento dei bond, la possibile disgregazione dell’Europa e l’umore altalenante degli investitori tengono in scacco i mercati.

Tre sfide che i mercati dovranno affrontare

Il 2020 passerà alla storia come uno degli anni più difficili dalla seconda Guerra Mondiale. La pandemia da Covid-19 da un lato, e il crollo dei mercati finanziari dall’altro, stanno mettendo a dura prova gli investitori.

Sebbene i contagi nel mondo stiano diminuendo, la crisi non è affatto conclusa. I più pessimisti, ad esempio, temono l’arrivo di una depressione simile a quella degli anni ’30.

Nell’impossibilità di prevedere cosa accadrà, è utile focalizzarci su tre incertezze che i mercati dovranno dipanare per poter ripartire.

Declassamento del debito

La corsa al debito facile degli ultimi anni ha creato una situazione esplosiva. Lo sanno bene le Banche Centrali che si sono affrettate a pompare liquidità nei sistemi economici.

In breve, molte aziende si sono indebitate all’assurdo grazie ai bassi tassi di interesse. Tra queste, alcune società sane rischiano di trovarsi in difficoltà a causa del peggioramento dei “rating“.

Un declassamento del merito creditizio, infatti, implica la trasformazione dei bond “tripla B” in obbligazioni “spazzatura”. Poiché molti fondi di investimento non possono avere obbligazioni rischiose in portafoglio, essi sarebbero costretti a vendere i titoli “declassati”. Il ribasso dei “junk bond” farebbe pertanto implodere il sistema creditizio e il mercato obbligazionario.

Negli Usa sono a rischio 2.900 miliardi di dollari di titoli, che potrebbero passare dal rating BBB a BB. Essi rappresentano il 52% dei titoli sani in circolazione. In Europa, al contrario, il rischio riguarda 1.400 miliardi di euro di bond. Essi sono pari al 63% dei titoli sani.

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La questione, purtroppo, riguarda anche il debito sovrano. L’Italia, infatti, è un passo dal declassamento. La perdita della qualifica di “investment grade“, in particolare, avrebbe effetti gravi per i BTP, che verrebbero schiacciati dalla pressione delle vendite.

Borse sotto pressione

I mercati azionari sono sotto pressione. Lo dimostra, a titolo di esempio, la volatilità espressa dall’indice VIX, ai massimi storici. I dati macroeconomici, d’altro canto, sono pesanti. Gli Usa hanno “bruciato” 701.000 posti di lavoro a marzo 2020.

In Europa, invece, i futures sull’indice Eurostoxx 50 scontano il mancato pagamento dei dividendi per i prossimi due anni. Se l’epidemia continuerà a frenare le economie, andremo in contro ad una depressione prolungata.

Gli stessi investitori che a gennaio compravano azioni ora le evitano accuratamente. La tolleranza al rischio è cambiata, mentre il crollo repentino dei mercati ha riacceso i timori di perdere l’intero capitale.

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Nubi sul cielo di Bruxelles

Nell’Unione Europea ci sono due fazioni schierate. I Paesi del sud, come Italia Francia e Spagna, chiedono gli Eurobonds, o i Coronbonds, per fronteggiare la crisi. I Paesi del nord, al contrario, frenano e suggeriscono l’uso estensivo del Mes.

L’Europa fatica a trovare una risposta comune all’epidemia da Covid-19. Le casse nazionali con cui fronteggiare la crisi hanno disponibilità variabile da stato a stato. Ciò significa che alcuni Paesi hanno più risorse di altri e ciò finirà per alimentare il malcontento.

Cosa deve fare l’investitore?

L’incertezza è una variabile imprescindibile sui mercati finanziari. Essa, a dispetto di ciò che le persone vorrebbero, non si può eliminare. Occorre, invece, presidiare un certo livello di rischio e imparare a convivere con esso.

Un buon piano di investimento dovrà basarsi sulle cose che “sappiamo di non sapere“, per fronteggiare sfide ignote. Chi, al contrario, pensa che investire sia il frutto di accurate previsioni, finirà devastato da eventi imprevedibili che in futuro scaricheranno i loro effetti sui mercati.

Gli investitori più “pigri” potranno chiedere aiuto a un professionista che delinei e aggiorni per loro una strategia efficace.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO Segretibancari.com

4 commenti
  1. Buongiorno Giacomo, come sara’ il mercato 2020? Nessuno lo sa, ma intanto il corona virus ha insegnato che tutti abbiamo delle fragilità, i mercati erano già di suo malati. Ci ha suggerito che è bene tenere sempre una la scorta di sicurezza per qualsiasi inconveniente, che il futuro non è certo e te lo devi costruire, che è inutile rincorrere a dei fondi iperperformanti che fanno un +40% (e poi perdono in questi frangenti un -80% perchè usano magari degli strumenti a leva). Quando una vacca grassa l’hai alimentata con estrogeni non puoi pretendere che le bistecche siano succulente e appetitose. Fino ad ora, con il ribasso dei mercati, ho faticosamente mediato fino all’inverosimile, andando pure in minusvalenza, ma ho recuperato quasi tutte le perdite. Certo, i guadagni sono stati persi, ma all’opposto ho acquistato a prezzi da saldo da quasi da 4-5 anni fa. E comunque ci sono delle buone premesse per il futuro, e continuerò piano piano ad investire su queste basi. A questo punto, tanto vale che anche i mercati facciano una selezione “biologica”, certo questa crisi avra’ delle pesanti ripercussioni finanziarie: lo si vede già dagli attriti tra l’italia e l’europa. Non serviva il covid 19 per far capire agli italiani che il proprio debito sta diventando insostenibile ed in futuro dovrà cambiare il modo di vedere la nostra società eliminando gli sprechi.
    Saluti.

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  2. Ciao Giacomo;
    Io penso che non sia ancora presto per mediare le perdite, è in atto una grave emergenza sanitaria mondiale e ci sono molte incognite sopratutto in Europa. I problemi economici emergeranno con forza solo quando questa fase sarà passata. Trovare un porto sicuro per i nostri risparmi è molto difficile forse impossibile.
    Grazie e saluti……

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  3. Chi aveva investito a suo tempo, in titoli di stato es. quinquennali, dei buoni postali, certificati di deposito più di tanto non ha perso ed a scadenza avranno i loro capitale. E\’ chiaro che parliamo di risparmiatori che non hanno pretese di guadagno. Per un investitore dire quale sarà il periodo giusto per investire è problematico: uno tiene la liquidità aspettando che il virus scompaia? E se ricompare a dicembre, ci sarà un\’altra depressione dei mercati? E\’ chiaro che è problematico per un investitore trovare in questa crisi il giusto timing in ingresso. Nel 2000 ci fu la bolla dei tecnologici, nel 2008 la seconda bolla, e la media delle perdite era di oltre il 50%, e per entrambe i mercati rimasero depressi a tal punto che molti risparmiatori persero parecchio e non recuperarono più. Ma era solo una bolla speculativa dei mercati. In questa crisi del corona virus, molto più pesante di quelle in precedenza, c\’è stata una perdita del 20% con una rapida ripresa, tanto che mediando mi sono quasi portato in pareggio. La mia opinione è che ogni crisi vada da se\’. C\’è stato, a differenza delle precedenti, un pesante e mai visto intervento delle banche centrali. In definitiva io penso che: chi aspetta ad investire nel momento propizio ha il 50% di azzeccarla. Chi ha parzialmente investito nel picco più basso e continua ad investire a scadenza, tipo PAC, ha il 50% la probabilità di avere guadagni in futuro. Come vedete, non è vero che gli investitori non sanno che fare, semmai hanno paura di fare delle scelte, ed anche questo potrebbe essere un errore.
    Saluti.

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    1. @ Giovanni
      Il timore di fare delle scelte è un problema comune e comprensibile. In assenza di una formazione adeguata, o di una persona “di fiducia”, gli investitori temono l’auto-biasimo in caso di timing errato. La verità è che occorre sollevare lo sguardo e andare oltre al “timing”. Esso è solo una delle variabili da prendere in considerazione per fare scelte corrette. E nemmeno la più importante.

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