2019: BTP tra Crisi, Manovra Finanziaria e Opportunità

btp tra rischi ed opportunità nel 2019 - segretibancari.com

I BTP restano ancora titoli Investment Grade, dopo la conferma del rating di Fitch. Ma lo scenario macroeconomico è in peggioramento e gli investitori sono ad un bivio. Ecco una sintesi del rischio Paese e di cosa attendersi dai BTP.

I BTP Restano in Serie B

Fitch ha confermato il suo giudizio sull’affidabilità dell’Italia venerdì 22 febbraio, in serata. “Tripla B” con outlook negativo. Il 9 agosto ci sarà una nuova revisione e il rischio di un declassamento non è del tutto scontato. Le conseguenze, in questo caso, sarebbero gravissime, come vedremo.

Secondo le previsioni dell’Agenzia il rapporto tra debito pubblico e Pil crescerà al 132,20% nel corso del 2020. Il lato positivo riguarda il basso debito privato e le pensioni, fino a questo momento sostenibili.

Lo Scenario Macro e i Rischi di una Manovra Bis

La crescita del debito e le difficoltà nella privatizzazione potrebbero mettere in ansia le autorità di Bruxelles, che a quel punto chiederebbero una manovra correttiva sui conti.

Se nel 2019 il PIL crescerà dello 0,20% a causa della stagnazione economica, e non dell’1% come previsto dal Governo, l’impatto sul deficit sarà pari a + 0,40%. Il rapporto deficit/PIL salirebbe rapidamente al 2,4 – 2,50%.

Nonostante esponenti autorevoli del Governo la escludano a priori, una seconda Manovra correttiva in primavera non appare affatto scontata.

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Una possibile manovra correttiva potrebbe colpire le successioni, le donazioni, e introdurre – secondo alcuni – una nuova imposta patrimoniale.

Inutile preoccuparsi prima del tempo, ovviamente, ed inutile cercare di scampare a nuove tasse, se ce ne saranno. La vera arma di difesa consiste nell’imparare ad investire da soli, o seguire i consigli di un esperto indipendente che riesca a massimizzare i guadagni contenendo rischi e costi.

Cosa Accadrebbe ai BTP in Caso di Downgrade?

Il Rating è un indicatore imperfetto della misura del rischio emittente. Lo sappiamo bene e tutti conosciamo gli “svarioni” presi dalle Agenzie, prima e dopo il 2008. Titoli che “non sarebbero dovuti fallire” sono saltati come pulci.

Molti si chiedono che senso abbia fidarsi del Rating, e se non sia il caso – piuttosto – di trovare indicatori più efficaci. Resta il fatto che il Rating è l’unico indicatore disponibile e che un suo peggioramento avrebbe conseguenze devastanti per i BTP.

Qualora gli stessi scendessero sotto il livello di “investment grade” non potrebbero più stare nel portafoglio di banche, fondi di investimento e compagnie assicurative. Che sarebbero costretti a venderli rapidamente, abbassandone il prezzo.

Una discesa del prezzo comporterebbe rendimenti più elevati, e ulteriori costi di rifinanziamento per lo Stato e per i suoi cittadini.

Una svalutazione dei BTP avrebbe conseguenza anche sulle banche, che sono piene di titoli di Stato e che dovrebbero correre a ripianare le perdite. Come? Tosando gli investitori ignari che ancora sottoscrivono i prodotti che le stesse propongono.

Davvero i BTP Fanno Schifo?

In questo scenario potresti pensare che nessuno voglia più sottoscrivere i BTP. Invece la domanda per i titoli di Stato italiani è e resta alta. Venerdì 22 febbraio sono stati piazzati i Ctz, i Certificati del Tesoro Zero Coupon, e i BTPi, indicizzati all’inflazione europea, con una domanda superiore all’offerta. All’incirca doppia.

I Ctz con scadenza 27/11/2020 l’offerta era pari a 2,25 miliari di euro, ma la domanda è stata pari a 4,103 miliardi. Il BTPi quinquennale è stato collocato per 849,5 milioni a fronte di richieste per 1,458 miliardi. Per il BTPi a 15 anni la domanda era pari a 790,75 milioni a fronte di un’offerta di 400,45 milioni.

La forte domanda per i titoli pubblici si spiega con la elevata redditività che essi presentano, rispetto a strumenti analoghi. In altre parole, il “mercato” sta scommettendo su un rientro dei timori di default dell’Italia.

Think different, invest differently

Giacomo Saver- Ceo di Segretibancari.com

5 commenti
  1. Quindi suggerisci di prenderne una piccola percentuale del portafoglio o di restarne fuori?

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    1. @ Stefano
      Guarda, una piccola parte di BTP ci sta. L’importante è non esagerare e diversificare bene il portafoglio sulla base della tua capacità di sopportare il rischio e degli obiettivi di investimento.

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  2. Già in precedenza, come investitore e lettore del vostro sito, in merito alla questione rischio default dell’Italia avevo paventato il rischio di una misura più reale che era la patrimoniale. Ieri sera in tv ne hanno parlato. E’ chiaro che nessuno potrebbe sfuggire perchè probabilmente tasserebbero tutto intero patrimonio (Immobili?conto corrente?tutti gli investimenti?. Ma tutti o solo al di sopra di un certo patrimonio? Se decidessero di decurtare ad es. del 3% l’intero patrimonio? L’unica alternativa sarebbe spingere i nostri investimenti su un rischio maggiore per guadagnare di più e compensare la patrimoniale. Che ne pensare?

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    1. @ Giovanni
      Sì, le vie di uscita sono due: o abbandonare l’Italia o concentrarsi su quello che puoi controllare, ossia il rendimento. Quanto meno cercando di alzarlo il più possibile.

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      1. O sperare che al momento della patrimoniale il patrimonio sia consistentemente in down rispetto alla media 🙂

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