Tempesta in Arrivo: Perché Nessuno si Fida più del Debito Pubblico Italiano?

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Il giudizio dell’agenzia di Rating Fitch la dice lunga sulle prospettive economiche dell’Italia, il cui debito pubblico ha raggiunto quota 132% rispetto al Pil, il prodotto interno lordo.

Gli impegni di Governo non sono coerenti con l’obiettivo della riduzione del debito” afferma l’agenzia. Il giudizio di affidabilità, per ora, resta immutato, ma le prospettive future peggiorano. E mentre alcuni investitori corrono a liquidare i BTP, altri vedono nelle quotazioni attuali un’ottima opportunità per investire.

Perché Nessuno si Fida più del Debito Pubblico Italiano?

Gli investitori esteri hanno scaricato parte delle loro posizioni sui BTP.  Il 31/8, prima che l’Agenzia Fitch aggiornasse la sua visione sull’Italia, lo spread BTP-Bund aveva raggiunto i 291 punti base. Poiché un punto equivale allo 0,01%, i nostri BTP rendevano il 2,91% annuo in più dei Bund Tedeschi. Il BTP decennale ha toccato un rendimento pari al 3,25%.

In un contesto in cui gli investitori sono avversi al rischio, essi deterranno attività finanziarie ritenute rischiose solo se il loro rendimento è “appetibile” secondo il mercato. La maggiore o minore redditività attesa di un prodotto finanziario esprime il rischio che gli investitori attribuiscono alla stessa.

E’ innegabile che la risalita dei rendimenti dei BTP in relazione ai tassi offerti dai titoli governativi tedeschi esprima un certo nervosismo da parte degli operatori.

Quello che preoccupa è che si inneschi una crisi di fiducia, che impedisca allo Stato italiano di trovare nuovi compratori per i suoi titoli mano a mano che questi scadono. O, nella migliore delle ipotesi, di rifinanziarsi a tassi crescenti, fino a rendere insostenibile il debito stesso.

Le dichiarazioni di autorevoli esponenti del Governo in merito all’aumento della spesa pubblica preoccupa i mercati. Il consenso popolare è stato ottenuto grazie a tre provvedimenti che hanno decretato i vincitori nelle ultime elezioni, ma che difficilmente saranno realizzabili:

  • la semplificazione delle aliquote fiscali e la riduzione delle tasse (la così detta flat tax)
  • il superamento della Legge Fornero per quanto riguarda le modalità di pensionamento
  • il reddito di cittadinanza.

Il governo è stretto in una morsa: se accontenta gli elettori deve rendere il debito difficilmente sostenibile, rischiando di fare saltare il banco. Se accontenta i mercati scontenta gli elettori, con possibili ripercussioni in occasione della prossima tornata elettorale.

A ciò si aggiungono i timori del flop di domanda nel momento in cui la BCE smetterà di comprare i BTP come sta facendo da anni.

Il Debito Pubblico Sarà di Nuovo Sotto Assedio?

Il debito pubblico è in mano ad investitori esteri per circa un terzo del suo ammontare. Una grossa fetta è in mano alle banche italiane le cui quotazioni sono sempre più soggette all’andamento dello spread. Gli investitori esteri non sono animati da alcuna forma di “patriottismo”, e sono più propensi a fuggire non appena le onde si fanno più agitate.

Una fetta di loro, poi, può addirittura scommettere sul ribasso dei nostri BTP, attraverso l’uso di strumenti finanziari derivati.

Affinché l’Italia non si trovi a rivivere, in modo peggiore, la crisi del 2011, occorre che ci siano dei “nomi forti” disposti a comprare i titoli del nostro debito, in modo da mantenere liquido il mercato e favorire al tempo stesso il collocamento dei nuovi bond.

Allo stato attuale il debito pubblico italiano si configura come uno schema Ponzi naturale in cui la presenza di nuovi finanziatori è indispensabile per la tenuta del sistema. I nuovi soldi servono, in gran parte, a rimborsare i titoli in scadenza, ma affinché ciò accada occorre ristabilire un clima di fiducia.

Il recente viaggio del Ministro Tria in Cina e le indiscrezioni secondo cui Trump avrebbe detto al prof. Conte di essere disposto a comprare titoli del debito pubblico italiano, sembrano andare in questa direzione. Un sostegno internazionale anche extra UE potrebbe evitare un nuovo assedio all’Italia e ai suoi debiti.

I Numeri della Crisi Italia

Quello che colpisce è che non è solo lo spread sul decennale ad essere cresciuto. Anche il differenziale tra il rendimento dei BTP con scadenza a due anni e quello dei titoli tedeschi con analoga scadenza si è impennato. Al 31 agosto esso era pari al 2,02% (202 punti base). Il BTP biennale rende l’1,40%: lo stesso tasso pagato dalla Spagna per investimenti con durata decennale.

Anche il Portogallo, stato con un rating inferiore all’Italia sopporta oneri inferiori sul suo debito pubblico. L’agenzia S&P Market Intelligence ha notato una correlazione moto forte tra i BTP con durata 2-10 anni e i titoli high yield, ossia quelli emessi da emittenti poco affidabili.

Ad agosto 2018 la borsa italiana ha perso l’8%, mentre ad essere più penalizzati sono i titoli delle banche. L’Indice FTSE Banche ha perso il 16% nello stesso periodo.

Come Puntare sull’Italia Limitando i Rischi

Stranamente, osserva Cottarelli, lo spread è più ampio per i titoli in euro. I governativi italiani denominati in dollari hanno sofferto meno dei BTP in euro. Ciò fa pensare che i veri timori non riguardino la tenuta del debito pubblico italiano quanto piuttosto la sua ridenominazione nella “nuova Lira” in caso di uscita dall’Euro.

Una eventuale Italexit comporterebbe la ridenominazione  dei BTP et similia nella nuova valuta, che perderebbe immediatamente valore. Se credi che l’Italia non uscirà dall’Euro e che una soluzione politica ai temi economici sia possibile, oggi investire in BTP ha senso. Anche se potremmo non aver ancora raggiunto il punto di massimo pessimismo, acquistare dei titoli di Stato migliorerà i rendimenti del tuo portafoglio.

L’importante è muoversi con cautela e consapevolezza.

Un altro modo per investire sfruttando la crisi italiana è quella di comprare azioni bancarie. Ovviamente occorre muoversi con prudenza, scegliendo i titoli migliori ed avendo sempre presente la propria strategia e la tolleranza al rischio. In altri termini, se l’acquisto di singole azioni non è coerente con la propria strategia di investimento è meglio lasciare perdere.

Se, al contrario, considerata l’ottimizzazione del portafoglio complessivo c’è “spazio” per azioni italiane, potrebbe essere conveniente comprare azioni di istituti come Banca Intesa o Unicredit. Il loro rischio è assimilabile a quello dei BTP, poiché in caso di fallimento dell’Italia perderebbe tanto l’azionista bancario quanto l’investitore in titoli pubblici.

Il potenziale di crescita è tuttavia molto più ampio per le azioni bancarie che non per i BTP. Le quotazioni piuttosto basse di Intesa e Unicredit rappresentano poi un adeguato “margine di sicurezza” contro possibili perdite.

Occorre però mettere in conto una certa volatilità, insieme con nervi saldi e tempi lunghi.

Giacomo Saver

Segretibancari.com

 

 

5 commenti
  1. Carissimo Dottor Giacomo Saver,
    è da un sacco che ti leggo ma non scrivo… Mi permetto di segnalare a questo link una interessante chiave di lettura riguardante il debito pubblico:
    http://goofynomics.blogspot.com/2016/06/monti-fact-checking.html
    I nostri fondamentali sono migliori rispetto a tanti più celebrati esempi da seguire.
    Se non erro, le tre sorelle Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch dichiararono fino alla settimana prima, che Parmalat era una roccia.
    Occorre che i dati siano esaminati correttamente, e non liberamente utilizzati per fini terzi.
    Un caro saluto a tutti! … e radar sempre accesi!

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    1. @ Giuliano
      E’ sempre un piacere leggerti 🙂
      Il rating presenta alcuni limiti, come giustamente osservi. Uno tra tutti il fatto che è modificato solo a posteriori: https://www.formazionefinanza.com/saper-investire/rating-cosa-e-cosa-significa-a-cosa-serve-e-come-si-legge/.
      Grazie per la interessante risorsa che hai condiviso e a presto.

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      1. A proposito di rating, ricordo che soprattutto sui finanziari la valutazione di prodotti molto creativi (come i CDO ai tempi della crisi dei subprime) può sostanzialmente risultare ottimistica (o peggio impossibile) e questo rende i rating di paesi o aziende molto esposte su di essi assolutamente capotico. Ai tempi della Grande Recessione le agenzie di rating impiegarono un bel po’ di tempo a capire quanto fossero pericolosi quei prodotti con garanzie tipo Matrioske e le relative istituzioni che facevano bei soldi con essi.

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  2. Caro Giacomo, non sono molto d’accordo sul suggerire le azioni bancarie italiane nell’ultima parte. In caso di default i giganti come Intesa o Unicredit finirebbero per essere nazionalizzati (la crisi del credito in USA insegna…), col risultato che gli azionisti perderebbero il 100% subito sicuramente, al contrario di chi detiene BTP o anche obbligazioni bancarie non strutturate. A quel punto meglio un ETF sui bancari che prima o poi riprenderebbe quota e risulterebbe forse più difensivo. Francamente io al momento tranne per una piccola quota di BTPi sono esposto sull’Italia solo in parte attraverso ETF su titoli di stato europei di diversa duration. Per il resto me ne tengo ben lontano da ormai diversi anni.

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    1. @ Francesco
      Sì, in una situazione di grave dissesto l’azionista bancario perderebbe tutto. Per questo, come scrivo sempre e tu giustamente hai ricordato, ogni scelta di investimento va calata all’interno di un contesto e personalizzata sulla base delle proprie attese, esigenze e tolleranza al rischio.

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