Gli Effetti del Panic Selling dei BTP

La manovra finanziaria, che porta al 2,40% il rapporto deficit/Pil per i prossimi tre anni, ha scatenato il panico tra gli investitori in BTP, molti dei quali sono corsi a vendere. Il timore prevalente è che il rendimento dei titoli pubblici italiani non compensi adeguatamente il rischio corso.

Il Panic Selling Post Manovra

Venerdì 28 settembre, dopo l’annuncio della manovra “coraggiosa”, il BTP decennale ha subito un incremento del rendimento, provocato da una caduta del prezzo. La risalita dello spread, infatti, ha fatto lievitare il guadagno pagato dal titolo italiano fino al 3,25%, un valore che non si toccava da maggio del 2014. Al tempo stesso sono cresciuti i rendimenti dei BTP “corti”, mettendo in tensione la parte breve della curva dei tassi.

Alcuni grandi investitori esteri e gestori di fondi che avevano comprato BTP “scommettendo” su una manovra più leggera, volta a tenere  conti sotto controllo, sono rimasti scottati.

Ad innescare le vendite sono stati, ancor una volta, i timori della tenuta dei conti pubblici, dello scontro con la Commissione Europea ed il rischio di declassamento del debito italiano da parte delle Agenzie di Rating, che dovranno pronunciarsi entro la fine del mese.

I derivati sul credito (CDS, credit default swap) che misurano il costo richiesto dagli operatori per assicurarsi contro un default dell’Italia sono schizzati verso l’alto. Siamo vicini ai massimi dell’anno e superiori dello 0,50% rispetto ai titoli del Sud Africa. Che l’Italia sia percepita come un Paese a rischio non c’è dubbio. Sarà determinante capire fino a che punto le oscillazioni dei prezzi siano imputabili alla speculazione e quando la situazione potrà rientrare.

Gli Effetti del Panic Selling sui BTP

Banche

Le prime a pagare il conto del ribasso dei prezzi dei BTP sono state le banche. L’indice del settore, FTSE Italia Banche, ha perso in un solo giorno il 7,26% per colpa dell’incesto esistente tra aziende di credito e Stato. Le prime, dopo la crisi del 2011, hanno investito parecchia liquidità in BTP, esponendosi così al rischio di oscillazione delle quotazioni. Poiché la solidità delle banche è data dal rapporto tra il patrimonio netto ed il totale impieghi, se il primo si assottiglia a causa del ribasso delle quotazioni, anche gli indici di solidità bancaria soffrono.

Cittadini e imprese

L’aumento dello spread renderà impossibile per gli istituti di credito mantenere l’attuale livello dei tassi di interesse. L’aumento che ne seguirà colpirà sia i mutui a tasso variabile, sia quelli a tasso fisso di nuova emissione. Anche le rate di leasing e i noleggi di autovetture a lungo termine saranno più cari per colpa dell’incremento dei tassi. A meno che la situazione non si stabilizzi.

E’ Il Momento di Investire in BTP?

Alcuni investitori mi domandano se sia il caso di comprare BTP, agendo controcorrente. Purtroppo non ho una risposta valida per tutti, perché occorre anzitutto progettare un portafoglio sulla base delle personali esigenze di ognuno, oltre che sulla base del rischio tollerato. Tuttavia lo scenario attuale non sembra particolarmente vantaggioso per i titoli di stato italiani.

La tabella che segue ti mostra di quanto scenderebbe il BTP decennale, dicembre 2018,  in risposta ad una variazione nei tassi di interesse:

variazione-prezzo-btp

Come puoi vedere l’andamento del prezzo del titolo è alquanto volatile.  Se conservi il titolo fino alla scadenza, il rendimento netto che otterrai, ai prezzi di oggi, è pari al 2,85% netto. A fronte di questo tasso devi essere disposto a sopportare delle oscillazioni comprese tra il 10 ed il 15% nella migliore delle ipotesi.

Nello stesso periodo l’indice delle borse mondiali Morgan Stanley, in euro,  ha reso l’11,27% annuo lordo. A fronte di ciò la volatilità media è stata dell’11,80%. Se nel 2011 investire in BTP era un affare per tutti, oggi occorre fare molta più attenzione. Non sto mettendo in dubbio la solidità del nostro Paese, ma limitandomi a fare una analisi del rendimento ottenibile versus la volatilità sopportata.

E ora come ora le azioni appaiono più interessanti del BTP, anche se quasi certamente i rendimenti del passato non si ripeteranno in futuro. Ma ottenere più del 3% annuo medio nei prossimi 10 anni dalle azioni globali mi sembra essere un obiettivo assolutamente raggiungibile.

Giacomo Saver – Segretibancari.com

 

12 commenti
  1. Giacomo, ho letto questo interessante articolo. In questi giorni sta avanzando anche l’idea dei CIR cioè, sulla falsa riga dei PIR, dei BTP rivolti ai risparmiatori italiani con agevolazioni per chi li detiene e non specula. L’obiettivo, dicono, è quello di concentrare il debito pubblico italiano su una fetta più grande di famiglie italiane in modo da poter controllare meglio gli sbalzi dello spread.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di questa idea, anche se abbozzata.
    Qualcuno la definisce un revival dell’Oro Alla Patria dei tempi fascisti…
    Potrebbe essere un buon investimento o stanno appioppando i rischi dello Stato a noi risparmiatori?
    Ti ringrazio.

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  2. Sottolinerei che il rendimento a scadenza è pari a quello reale al momento dell’acquisto (incluso il costo di acquisto sopra 100), non ha a che vedere con il prezzo di mercato. Se si parte con tale idea – e al netto del problema di controparte (default del paese) – il prezzo di mercato può essere ignorato. Ovviamente dipende dalla personale costruzione di portafoglio.

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    1. @ Francesco
      Senza dubbio. Ma se sono disposto a “dimenticare” i miei soldi per 10 anni forse è meglio investire in azioni che in BTP…

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  3. Ma i tassi dei mutui , non sono agganciati all euribor ?

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    1. @ Marco
      Sì, ma anche l’Euribor è destinato a crescere se le tensioni sui tassi e sul rischio paese non si placano…

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  4. Mi viene da pensare per quanto tempo possiamo permetterci uno spread cosi elevato?

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    1. @ Antonio
      Non saprei darti una data, ma credo che per qualche settimana possiamo resistere 🙂

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    2. Le aste inizieranno il 10 ottobre. Fino ad allora il differenziale se lo caricano solo quelli che stanno sul mercato secondario, non riguarda lo Stato che paga sempre le medesime cedole e ha fissato il prezzo di vendita a suo tempo. Quelli che ci perdono in questo caso sono gl investitori (più che altro quelli di lungo termine). Con le aste la questione cambia, perché se il rendimento reale sarà elevato a causa dell’abbassaamento del prezzo, lo stato andrà a pagare più interessi. Naturalmente questo si ripete ad ogni asta, ecco perché ci vogliono mesi per avere conseguenze dirette sui tassi indiretti e sulle banche. La differenza in interessi invece si vedrebbe nel bilancio consuntivo dello Stato per il 2018 in piccola parte perché siamo già ad ottobre, quindi ci sono solo tre periodi di asta fino a fine anno.

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  5. da possessore di btp lunga scadenza (intenzionato a tenerli fino alla fine), la mia unica preoccupazione è che il paese non vada mai in dissesto, col rischio che alla scadenza mi venga restituito solo parte del capitale

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    1. @ Luca
      Ovviamente sì, però se sei disposto a “congelare” i tuoi soldi per parecchi anni, un portafoglio azionario renderà di più dei BTP.

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      1. renderà anche di più, ma dovrei mettermi d’impegno a capire come funzionano altri sistemi di investimento oppure affidarmi a qualcuno (pagando)….
        mi sa che mi accontenterò di quel 3% circa che mi offrono i Btp

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