I Mercati Possono Continuare a Crescere?

Novembre 2017: Jerome Powell nominato alla guida della Federal Reserve, dollaro debole, borse su nuovi massimi. Fino a quando i mercati potranno continuare a crescere?

Nell’ultima riunione la Fed ha lasciato i tassi invariati all’1,25%, lasciando però aperta la possibilità di un rialzo già nel mese di dicembre. I timori della Governatrice uscente (dopo la recentissima nomina del multi milionario Jerome Powell) riguardano in prevalenza il basso tasso di inflazione (inferiore al 2%, target a dodici mesi).

Cosa farà il dollaro con il cambio al vertice della FED? I mercati potranno continuare a crescere? E come muoversi in modo semplice in uno scenario così complicato per sapere dove investire oggi?

DOLLARO

Il cambio al vertice della Fed dovrebbe garantire una certa continuità alle scelte di politica monetaria adottate in precedenza dalla Yellen.

In linea teorica un aumento dei tassi da parte della Banca Centrale (nella misura in cui lo stesso non è atteso e quindi già “incorporato” nel livello attuale delle quotazioni) dovrebbe rivalutare la divisa americana.

Il ragionamento che fanno gli investitori è pressappoco questo: “se i tassi oltre oceano crescono, i rendimenti ottenibili da un impiego in dollari saranno più elevati, quindi la divisa statunitense è più attrattiva rispetto al passato“. L’economia però non è la terra delle certezze, né quella delle relazioni stabili.

In passato è già accaduto che il mercato rispondesse a rialzi nei tassi con un indebolimento della valuta, argomento caro al presidente Trump il cui obiettivo è quello di avere una divisa debole per fare correre l’economia grazie alle esportazioni.

Vediamo cosa la storia ci insegna a proposito dell’andamento del cambio Euro/dollaro:

cambio euro-dollaro

 

Sebbene dal 2008 la tendenza sia per un apprezzamento della divisa usa a discapito di quella europea, il tasso di cambio ha subito negli anni una grande escursione di prezzo, registrando un massimo di 1,5774 a giugno 2008 ed un minimo di 0,8459 a maggio 2001.

Un indebolimento del dollaro è sempre possibile, tuttavia un portafoglio diversificato non può prescindere da questa valuta, anche in considerazione del fatto che possibili focolai di crisi dei mercati o di nuovi timori sulla tenuta della moneta unica farebbero rafforzare il biglietto verde.

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MERCATI AZIONARI

I listini Usa continuano a macinare nuovi massimi, tuttavia per noi europei i guadagni sono stati in parte vanificati dal ribasso del dollaro nei confronti dell’Euro come puoi vedere dal grafico qui sotto:

S&P500-usd-euro

La differenza di rendimento tra l’indice “nativo” in dollari e l’equivalente in euro è di 20 punti percentuali negli ultimi 5 anni. Se il dollaro dovesse apprezzarsi nei confronti dell’Euro l’investitore europeo potrebbe avere un guadagno anche in presenza di un listino usa “fermo” o in modesto progresso.

Mercato Usa e valuta vanno di pari passo, per noi europei.

Il mercato azionario italiano è ai massimi del 2015 e nuove matricole stanno per arrivare al listino, tra cui la prestigiosa Eataly di Oscar Farinetti.

I motivi del rialzo delle quotazioni sono essenzialmente due, e per capire fino a quando i mercati potranno continuare a correre occorre verificare la loro persistenza.

a – La crescita delle economie

b – Il basso livello dei tassi di interesse

Dopo esserci lasciati alle spalle la dura recessione del 2007 – 2009 ora l’economia globale è incamminata verso un percorso di crescita stabile. Questo è un elemento positivo per i mercati azionari, il cui valore potrà continuare a crescere in modo sano nella misura in cui gli utili aziendali cresceranno.

Per i prossimi 5 – 10 anni è ragionevole supporre che le economie potranno ancora crescere, grazie ai miglioramenti tecnologici ed al fisiologico “progresso”. Tuttavia parte di questa crescita è già scontata nei prezzi di oggi per cui non è da escludere che a breve potrà esserci una correzione nelle quotazioni che tuttavia non dovrebbe pregiudicare il momento positivo per le borse.

La spinta derivante dal ribasso dei tassi di interesse potrebbe venire meno nel prossimo futuro. Dal 2009 ad oggi le banche centrali hanno iniettato nel sistema 15.000 miliardi di dollari, mentre gli assett della BCE sono arrivati alla cifra stratosferica di 5.000 miliardi di euro.

L’esperienza Usa tuttavia dice che difficilmente le Banche Centrali imporranno un brusca frenata alle loro politiche monetarie, per evitare che un rialzo eccessivo e fulmineo dei tassi faccia precipitare i sistemi economici in recessione.

MERCATI OBBLIGAZIONARI

Da tempo si va ripetendo che i bond sono sopravvalutati e che le loro quotazioni non potranno fare altro che scendere.

La curva dei tassi forward che esprime le attese circa il futuro andamento dei tassi è piuttosto chiara su questo punto:

L’attuale “struttura a termine” dei tassi di interesse euro sta già scontando possibili rialzi dei tassi a lungo termine. Paradossalmente c’è più spazio per la crescita nei rendimenti a breve termine che non nei bond a lunga scadenza.

Quelle finora fatte sono solo supposizioni, tuttavia possiamo giungere ad alcune considerazioni importanti e ad una importantissima:

  • i mercati azionari potranno continuare a crescere nei prossimi 5 o più anni anche se a causa del livello raggiunto dalle quotazioni è difficile immaginare che i loro rendimenti saranno paragonabili a quelli ottenuti nell’ultimo decennio
  • le obbligazioni a breve termine sono più sicure dei bond a lungo termine grazie al fatto che un possibile rialzo dei tassi avrà impatti minori sui prezzi. I bond a lunga scadenza sono più reattivi alle oscillazioni dei tassi ma è meno probabile che ciò avvenga
  • la diversificazione internazionale è un valore a prescindere da cosa farà il dollaro nel breve periodo.

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