Mercati Finanziari: le Incognite dell’Autunno 2018

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Mercati finanziari sotto pressione nell’ultima parte del 2018. L’autunno si preannuncia “caldo” a causa di una serie di incognite che mettono in allarme gli operatori. Un esame ragionato dei fattori critici che potranno turbare i tuoi investimenti nelle prossime settimane ti permetterà di non farti cogliere impreparato.

Per ognuno di essi esprimerò anche un personale giudizio sulla loro importanza strategica, su una scala da uno a dieci.

Wall Street a Rischio Correzione: 10

Dopo un rialzo che ormai dura da nove anni, la borsa Usa sembra mostrare i primi segnali di stanchezza. L’incremento degli stipendi superiore alle attese degli analisti ha subito riacceso i timori di un rialzo dei tassi più duro di quello preventivato. Qualche osservatore ha notato come il rialzo della borsa americana per lo più dipenda da un piccolo gruppo di azioni tecnologiche, le cui quotazioni elevate sollevano qualche perplessità. (Leggi anche:  Investire nelle GAFA è redditizio o troppo rischioso?) .

Non a caso è stato il NASDAQ a subire i ribassi maggiori. Che ci piaccia o no, Wall Street è il mercato finanziario più importante a livello globale. Una sua correzione, innescata da un rallentamento del ciclo economico Usa o da qualche fattore esterno, avrà conseguenze sfavorevoli per le borse di tutto il pianeta.

Mercati Emergenti e Guerra Valutaria: 5

Non sono un dotto economista, ma credo che l’imposizione di dazi in un sistema economico caratterizzato da cambi flessibili serva a poco. Se alle misure protettive fanno da contraltare svalutazioni delle monete dei Paesi “vessati”, l’effetto dei dazi sarà in gran parte annullato. Le elezioni di medio termine degli Usa, previste per novembre 2018, potrebbero inoltre segnare una svolta.

La politica di Trump è stata palesemente contro le economie emergenti. Se è vero che qualora lo stravagante Presidente vedesse rinnovato o rinforzato il consenso nuovi dazi verrebbero messi con nuova veemenza, è anche vero il contrario. L’ammorbidirsi dell’accanimento americano contro i Paesi Emergenti potrebbe ridursi, e questo manderebbe un segnale politico molto forte ai mercati, che potrebbero tornare a crescere.

Poiché gran parte delle conseguenze dei dazi commerciali sono già state scontate dai mercati, credo che questo fattore avrà un peso modesto sull’andamento degli stessi nei prossimi mesi.

Banche Centrali: 3

I timori degli investitori riguardo alle Banche Centrali sono relativi all’aumento dei tassi di interesse ed alla fine del percorso del Quantitative Easing.

Non credo che gli istituti di emissione avranno interesse a creare un crollo di borsa. Seppur stretti tra “falchi” e “colombe” i banchieri centrali sanno come sia pericoloso aumentare in modo eccessivo i tassi di interesse.

Un loro incremento deciso farebbe scendere sia le quotazioni delle azioni sia delle obbligazioni. L’effetto ricchezza derivante dalla svalutazione dei propri attivi finanziari avrebbe immediate ripercussioni sui consumi delle famiglie, e di conseguenza sulla crescita economica.

In Europa i tassi resteranno stabili, mentre la salita negli Usa dovrebbe essere graduale e prevedibile, così da non creare traumi.

Lo Spettro della Lehman Brothers: 4

Il 15 settembre del 2008 falliva la Lehamn Brothers. A dieci anni da quell’evento “molto è stato fatto ma parecchio resta da fare“, sottolinea Christine Lagarde riferendosi alla riduzione dell’indebitamento complessivo. I timori maggiori riguardano l’Italia ed il suo debito pubblico.

Se gli esponenti di primo piano dell’Esecutivo italiano non sapranno tranquillizzare i mercati e mostreranno ostilità nei confronti dell’Europa, potrebbe riaffacciarsi il timore dell’Italexit che scatenerebbe uno tzunami molto forte a livello globale.

Credo però che le incaute dichiarazioni fatte alla fine di agosto siano state correttamente ritirate e che il governo si sia reso conto dell’assoluta priorità nella riduzione del debito pubblico e nel contenimento del deficit.

Sebbene a livello globale l’indebitamento sia ancora molto alto (è passato dai 165.000 miliari di dollari del 2007 ai 237.000 miliardi di dollari del 2017), non credo vi siano rischi di esplosione.

Il Domino delle Valute: 8

La caduta della Lira turca che ha perso il 40% nei confronti del dollaro avrebbe potuto innescare una reazione a catena sui mercati. In parte lo ha fatto, con l’indice JPMorgan dei bond in valuta locale in rosso del 9% da inizio anno. Ma il peggio per ora non si è  visto. Non ancora. L’effetto valuta potrebbe essere il detonatore della volatilità, se consideri che il debito di molti emergenti è denominato in dollari e che un rialzo dei tassi negli Usa potrebbe fare apprezzare la divisa, rendendo il pagamento del debito più oneroso.

Una tempesta valutaria insieme con una correzione di Wall Street sono i due fattori più critici nell’autunno 2018. I mercati potrebbero reagire a nove anni di rialzo ininterrotto con uno storno di media entità.

Tuttavia attendere che le acque si calmino per investire potrebbe essere un errore. Come diceva Peter Lynch anni fa “se siamo soggetti ad una sindrome post traumatica da crollo restiamo immobilizzati nelle nostre scelte finanziarie. Tuttavia la perdita del potere di acquisto della moneta e il mancato guadagno rischiano di creare nei portafogli degli investitori danni maggiori di quelli provocati da un ribasso dei mercati, se si fosse verificato“.

Giacomo Saver

Segretibancari.com

 

 

3 commenti
  1. In sintesi, abbiamo una probabile correzione in arrivo?

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    1. @ Daniele
      Non ho la capacità di prevedere il futuro. La mia visione circa i mercati si riflette nei miei portafogli che trovi qui.

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    2. Una correzione prima o poi arriverà. Il quando lo sa solo il Divino Otelma 😀 Ci sono stati mercati toro in passato durati anche 15 anni. Giacomo direbbe che se basi la tua strategia su quello che forse succederà domani o su quello che è successo fino a ieri, sei sulla buona strada per perdere un sacco di soldi.

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