Tre conseguenze dei tassi di interesse a zero

effetti e conseguenze dei tassi di interesse a zero

Le politiche monetarie espansive hanno spinto a zero (e oltre) i tassi di interesse. Gli investitori in bond esultano, ma è bene non sottovalutare le conseguenze del fenomeno.

Tassi di interesse a zero: chi ne beneficia

Grazie alle politiche monetarie espansive delle Banche Centrali, in Europa abbiamo oggi una curva dei rendimenti anomala. In altri termini, i rendimenti sono negativi per moltissimi titoli di stato. Occorre, infatti, investire su scadenze superiori ai 15 anni per ottenere un guadagno positivo dai propri soldi.

A titolo di esempio basti ricordare che i tassi sono negativi per i Bund tedeschi fino a 15 anni, a 10 per la Francia e a 7 per la Spagna. Sebbene l’Italia debba pagare interessi sul proprio debito, grazie alla riduzione dello spread i tassi sono bassi anche per il Belpaese.

Grazie a questa prima analisi appare ovvio che sono gli Stati e gli emittenti dei bond a beneficiare di questa situazione. La presenza di tassi a zero ha spinto gli investitori a cercare soluzioni alternative.

La conseguenza è che i rendimenti obbligazionari sono ai minimi per tutte le scadenze e per tutti gli emittenti. In aggiunta è bene ricordare che anche gli investitori hanno ottenuto notevoli benefici.

Grazie alla discesa dei tassi, infatti, i bond hanno mostrato crescite notevoli nei prezzi, permettendo guadagni di breve termine. Tuttavia le conseguenze di uno scenario di tassi a zero potrebbero essere meno rosee del previsto.

Rendimenti negativi: effetti sulla efficienza allocativa

Per capire come i tassi di interesse a zero creino danni all’economia globale, è utile fare un esempio concreto. Sia i fondi pensione sia i fondi di investimento “devono” generare rendimenti positivi. Allo stesso modo anche i portafogli degli investitori istituzionali necessitano di “performance”.

Detto ciò, i tassi a zero impongono ai gestori di questi patrimoni la ricerca di guadagni maggiori. Ecco, allora, che gli investimenti si sposteranno verso titoli più rischiosi, ossia in grado di offrire guadagni decenti in grado di pagare – in tutto o in parte – i costi di gestione.

Poiché i bond acquistati presentano rischi, la situazione potrebbe degenerare.

Intendo dire che il rischio di insolvenza degli emittenti finirà con lo scaricarsi sui pensionati di domani. E non è inverosimile immaginare che i fondi pensione non saranno in grado di onorare i propri impegni in caso di svalutazione eccessiva del portafoglio. Lo stesso discorso, peraltro, riguarda anche i fondi comuni obbligazionari.

I tassi a zero confondono gli investitori

Negli ultimi anni le banche hanno venduto a piene mani i fondi con cedola.

Questi ultimi, come è noto, distribuiscono un importo fisso attraverso lo stacco di un provento. Tuttavia se i tassi sono a zero e il fondo non ottiene guadagni, esso finirà con il distribuire pezzi di capitale.

In breve, i rendimenti a zero o poco sopra ingannano gli investitori. Questi ultimi spenderanno le cedole ottenute credendo che si tratti di guadagni. Invece il capitale al momento del disinvestimento verrà ridotto a causa dei prelievi fatti, cui non corrispondono effettivi guadagni.

Le banche e i tassi a zero

A proposito delle banche, mentre è noto che esse investono in titoli di stato, c’è un passaggio che sfugge ai più. In particolare si tratta della “leva” con cui gli intermediari operano sul mercato.

In considerazione al fatto che molti istituti operano con leva 8, una perdita del 3% su un titolo di stato alla scadenza, avrà un impatto del 24% sul bilancio dell’intermediario.

D’altra parte gli istituti sono “costretti” ad investire in titoli di stato per ragioni di regolamentazione vigilanza. Questo crea un circolo vizioso che i tassi a zero finiscono con l’alimentare.

Cosa può fare l’investitore consapevole?

Nonostante ad uno sguardo superficiale i tassi a zero siano convenienti, il perdurare della situazione attuale potrà portare problemi al mercato. Mentre gli emittenti ottengono un risparmio sugli interessi, gli investitori potranno incorrere in illusioni ottiche e, in ultima analisi, in perdite.

Sebbene non ci siano ricette magiche per aumentare il rendimento dei propri soldi, la formazione finanziaria è la base di partenza. Pensaci…

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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