Volatilità: Cos’è, Come si Calcola, a Cosa Serve

Come si calcola l’indice di volatilità di un titolo o di un portafoglio e a che cosa serve?

Articolo aggiornato il 12 settembre 2017

Tra gli indicatori finanziari l’indice di volatilità è parecchio usato sia dagli addetti ai lavori sia dagli investitori che cercano, attraverso di esso, di “imbrigliare” il rischio del proprio portafoglio.

Vediamo come come si determina la volatilità dei mercati e come usare questo indicatore.

La volatilità : come si calcola e come si usa

La volatilità di uno strumento finanziario è definibile come lo scostamento medio dei rendimenti rispetto al loro valore medio.

In pratica essa  è misurata attraverso l’indicatore statistico noto come “scarto quadratico medio” o “deviazione standard”. Il calcolo della volatilità può essere fatto a mano, usando una semplice calcolatrice, oppure in modo automatico grazie al pc.

Se vuoi calcolare la volatilità a mano segui questi passaggi:

  • determina il rendimento medio di uno strumento finanziario
  • calcola gli “scarti” ossia la differenza tra i rendimenti effettivi e quello medio
  • fai il quadrato degli scarti
  • somma il quadrato degli scarti
  • dividi la somma per il numero di dati
  • estrai la radice quadrata.

Oppure usa la funzione “deviazione Standard” disponibile nel software Excel o negli omologhi gratuiti (OpenOffice e LibreOffice).

Se usi i rendimenti annuali il risultato del calcolo sarà la volatilità annualizzata, molto più stabile di quella calcolata su dati infra-annuali.

Volatilità storica e volatilità implicita

L’indice che hai calcolato si basa sulle serie storiche dei prezzi e ti permette di determinare la volatilità di un titolo o di un mercato ipotizzando che in qualche modo ci sia una sorta di continuità tra passato, presente e futuro.

Purtroppo la volatilità effettiva è tutt’altro che stabile. Gli accademici inizialmente pensavano che essa fosse stabile, ma presto si resero conto che essa si muove in modo incostante, alternando periodi di stabilità ad altri di schizofrenia allo stato puro.

Il grafico che segue mostra l’andamento della volatilità dei mercati azionari europei negli anni 2008-2015:

Come vedi ci sono stati periodi particolarmente “turbolenti”:

  • aprile 2008 – aprile 2009
  • maggio 2010 – settembre 2010
  • agosto 2011 – settembre 2012

Altri periodi, invece, sono stati più tranquilli. Ciò che conta sapere è che la volatilità è essa stessa un indicatore “volatile”, scusami il gioco di parole.

Essa presenta però alcune particolarità:

  • ciclicità: periodi di bassa volatilità si alternano a periodi turbolenti, in un senso e nell’altro. Quando c’è calma piatta sui mercati e magari si proviene da anni di salita è bene non investire. Negli anni 2005-2006 la volatilità era stranamente bassa, poi esplose provocando perdite notevoli. Ovviamente potrebbe anche accadere il contrario: il mercato si muove dal torpore prendendo con decisione la strada del rialzo;
  • persistenza: una volta che il mercato inizia a comportarsi come un animale scatenato che corre a destra e a sinistra tende a farlo per un certo periodo;
  • ritorno alla media: c’è una volatilità media – fisiologica – per un mercato o uno strumento finanziario. E si tende verso quei valori, passando attraverso momenti di burrasca e di calma piatta.

Esiste poi la volatilità implicita, incorporata nel prezzo delle opzioni e misurata attraverso l’indice Vix.  Questo secondo indicatore è usato per lo più dai traders per valutare il “polso2 degli operatori del mercato ma è meno utile per i nostri fini.

La volatilità di un portafoglio

Il motto “la diversificazione riduce il rischio” ha un suo fondamento scientifico. Grazie al fatto che non tutti i rendimenti degli strumenti finanziari si muovono nella stessa direzione nel medesimo momento, la volatilità di un portafoglio sarà minore della media delle volatilità dei singoli titoli che lo compongono.

E tanto meno i rendimenti dei titoli che compongono un portafoglio si muovono insieme (sono poco correlati) tanto minore sarà la volatilità complessiva che andremo a subire.

Questo video approfondisce l’argomento, per i lettori interessati:

I limiti della volatilità come indicatore di rischio

La volatilità è un indicatore impreciso per la misurazione del rischio di un portafoglio. Fanne un uso consapevole alla luce dei limiti che questo indice presenta e che ora vedremo insieme.

trappola # 1 – la volatilità non distingue il “segno” degli scostamenti

Immagina due investimenti, uno dei quali offre rendimenti compresi tra -10% e + 50% ed un altro che offre rendimenti compresi tra -50% e +10%. La volatilità sarebbe la stessa anche se il primo di essi è palesemente meno rischioso.

Ok, mi dirai tu, la volatilità va “letta” insieme con il rendimento medio, più elevato nel primo caso, ma il concetto resta il medesimo. Un investimento ad alta volatilità ‘positiva’ è un ottimo investimento poiché offre rendimenti lontani in senso positivo dalla media. Avercene di investimenti così…

Il vero rischio degli investimenti sta negli scostamenti in negativo rispetto alla media e – in particolare – gli scostamenti che si traducono in perdite effettive.

Ci sono investimenti volatili ma poco rischiosi ed investimenti poco volatili ma rischiosi. E’ importante che tu conosca le differenza tra rischio e volatilità per scegliere in modo consapevole come investire.

Trappola # 2 – la volatilità non tiene conto della sequenza delle variazioni

Immagina un investimento (o un portafoglio di investimenti) che generi questa sequenza di risultati:

Questo investimento sarebbe poco volatile (solo il 2,79%) ma avrebbe una “massima caduta da un massimo precedente” dell’8,10%. In altre parole se fossi entrato nel momento peggiore avresti subito una perdita di quasi il 10% nonostante si tratti di un investimento poco volatile.

La volatilità allora non serve a niente? No. Essa è utile soprattutto perché definisce il percorso di crescita di un portafoglio di investimenti. Una buona strategia è tale solo se fa crescere con gradualità i controvalori investiti così da rendere la salita dolce senza strappi.

Se è vero che la volatilità di un portafoglio è una misura “imperfetta” del rischio, è però vero che è importante progettare un portafoglio che non ti faccia correre rischi eccessivi. Impara a farlo grazie agli insegnamenti del mio corso gratuito A Scuola di Investimenti.

Giacomo Saver

Fondatore e direttore di Segretibancari.com

5 commenti
  1. Bel post Giacomo, infatti, la deviazione standard è troppo generica per definire la volatilità di uno strumento, al contrario la semi deviazione standard è l’ideale prendendo in considerazione solo il distacco in negativo dalla media, permettendoci di scegliere gli strumenti meno pericolosi sotto questo punto di vista, anche perché ad averceli strumenti che si distaccano (alta volatilità) in positivo, il sogno di ogni investitore credo. 🙂

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  2. Noi da che periodo veniamo? Piatto o turbolento? L’animale mercato, secondo te, scatenerà la sua corsa verso l’alto o verso il basso?

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    1. @ Otello
      Impossibile da dirsi. Credo però che sia possibile un aumento della volatilità nel prossimo futuro, per cui la parola prudenza è il mantra da osservare per i prossimi mesi.

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  3. considerazioni molto valide sulla volatilità, complimenti
    ma dove viene fuori il numero della “massima caduta da un massimo precedente” dell’8,10%?
    come è stato calcolato per l’esempio in tabella?
    Grazie

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    1. @ Richard
      La ringrazio. Trova la spiegazione del calcolo del drawdown in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=OhQYv6eqKZg. Buona visione…

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