Investment Club di Segreti Bancari: Vale la Pena?

Tutti mostrano le recensioni positive dei loro servizi. Io, per onestà e trasparenza nei tuoi confronti, mi soffermerò su una negativa.

In questo terzo ed ultimo video ti parlerò di una TESTIMONIANZA NEGATIVA sul mio servizio Investment Club. In questo modo potrai darti una risposta in merito al fatto che sceglierlo valga davvero la pena.

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Giacomo Saver – CEO Segreti Bancari

7 commenti
  1. Mi sono preso il disturbo di vedere il post originale. In effetti ritengo che ci sia un equivoco di fondo da parte del cliente. L\’equivoco è ritenere che il servizio sia ritagliato alla posizione ed esigenze personali, laddove mi pare invece chiaramente che i portafogli modello siano tali, ovvero da seguire sic et simpliciter. Sicuramente fare valutazioni sui risultati dopo meno di un anno è una clamorosa ingenuità, soprattutto poi nel corso di un anno come il 2018 che ha visto due storni importanti. Il vero problema di tutti i servizi di consulenza, come finanche dei singoli prodotti indicizzati è che la gente a chiacchiere si dispone all\’investimento di lungo periodo, ma nella pratica quando gira non dico a tempesta, ma a mare mosso, si agita e scappa via veloce. Il risultato è che i portafogli modello non servono ad un tubo perché la gente non interiorizza le informazioni sul comportamento dei mercati. Per farlo avrebbe bisogno di una formazione e tenuta psicologica che non sono semplicemente per tutti.

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    1. @ Francesco
      Esatto. Come è anche facile cadere nell’equivoco della personalizzazione eccessiva. Cosa vuol dire in pratica personalizzare il portafoglio? Che solo alcuni clienti avranno, ad esempio, le azioni Giapponesi e gli altri no? Ma se il Giappone è in crescita, perché non proporlo a tutti in quote diverse, piuttosto? A mio modo di vedere personalizzare il portafoglio vuol dire sceglierne uno che sia corretto rispetto alle proprie esigenze, tra un numero finito di alternative. Concordo sul fatto che gli investitori partono convinti di fare valutazioni dopo un periodo congruo e poi cadono nella “trappola” del breve periodo.

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  2. Sono perfettamente d’accordo col commento sopra. Aggiungo una metafora tutta da interpretare. La pensionata che va al mercato e si accorge che il chilo di mele è aumentato di 10 lire è consapevole, ma quando un investitore va in banca e compra un buon fondo di investimento pagando un 4% in ingresso, 1% di gestione senza sapere a quanto lo compra è consapevole? No!!! è meglio la vecchina! Eppure era un buonissimo fondo, che ti ha fatto perdere il 5% in 5 anni. A molti investitori non interessa niente la consapevolezza, vogliono subito l’ ISIN, scambiano gli ETF come strumenti dal facile guadagno. Non sanno controllare l’ansia che fisiologicamente fa parte dell’investimento. Vogliono facili guadagni in breve tempo, cosa che così non è. Basta uno scossone di mercato, basta una minaccia commerciale di Trump ed i mercati crollano. Ed in un battibaleno perdi. Non si è più sicuri nemmeno sui cari ed amati titoli di stato. Se non accetti questi rischi perchè non fai il cassettista e ti accontenti delle cedole. Quest’anno ho guadagnato sull’intero capitale, da investitore fai da te, circa l’8%. Per me roba da non credere, ma non è stato sempre così, anzi. Su alcuni prodotti ho avuto scossoni nell’ordine del -15% e -20%. Questo periodo per me è quello delle vacche grasse, i mercati hanno guadagnato, però prepariamoci…….

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  3. Ciao Giacomo, tutto condivisibile tranne una cosa. Questo dato del 90% non mi torna. Io, per come sono fatto, ho capito che la mia strada era da trader piuttosto che da investitore. Dal 2015 ho fatto il mio percorso e non solo non ho intaccato il mio capitale ma sono in attivo. certo per ora ho una media di 5% annuo ma sto crescendo.

    Ora il punto è che io mi rifiuto di credere di essere più bravo o intelligente del 90% delle persone. Mi stimo essere una persona nella media.

    Semmai, forse, è vero che il trading attira troppe persone avventate e vogliono tutto e subito, mentre, ho imparato da subito che è fondamentale una salda disciplina ed una ottima gestione del rischio (il trading non è solo analisi tecnica)
    Detto, ripeto, questo il 90% mi sembra un po’ troppo alta da credere.

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    1. @ Angelo
      Probabilmente sei un’eccezione e fai parte di quel 10% di trader che sopravvive, ma ti assicuro che le statistiche sono quelle. Io, in particolare, mi rivolgo ad investitori e non a traders, ossia a persone che mirano ad ottenere un guadagno “equo” dai propri soldi grazie alle indicazioni che offro senza passare ore davanti al PC tutti i giorni.

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    2. @Angelo, francamente fare il trader per ricavare quello che otterresti comunque con un investimento di lungo termine neanche particolarmente rischioso (il 5-7%/anno, spero almeno al netto di commissioni e tasse) è una impresa che non vale la spesa. A parte l’aspetto ‘ludico’ stai considerando il costo del tuo tempo?

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  4. Nell’ottica di fare il Trader, occorre considerare in effetti che riversando soldi da un ETF all’altro per compensare le perdite ed i guadagni c’è anche un limite: tiene presente che tutte le transazioni costano commissioni di intermediazione. Inoltre, sull’ETF c’è una decurtazione della tassa al 26%. Un investitore che guadagna l’8% netto sul capitale, vuol dire che ne ha guadagnati 12% Lordi. Per non parlare poi di tutte le operazioni registrate sul conto corrente. Quindi anche a fare il Trader occorre valutare se fare delle transazioni piuttosto consistenti e mirate per non incidere sui costi.

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