Rialzo dei tassi: effetti sull’economia reale e sugli investimenti

24 Ottobre 2022

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Quali sono gli effetti del rialzo dei tassi sull’economia e soprattutto qual è l’impatto che le manovre restrittive poste in essere dalle Banche Centrali avranno sui tuoi investimenti nel lungo termine? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Cosa sono i tassi di interesse

Il tasso di interesse rappresenta, in sintesi, il costo del denaro. Espresso in percentuale su base annua esso rappresenta:

  • un onere per chi deve prendere a prestito dei soldi (ad esempio contraendo un mutuo);
  • un ricavo per chi presta dei soldi (sotto forma di cedole sui bond, di dividendo azionario, ecc).

A guidare l’andamento di queste grandezze sono i tassi ufficiali, manovrati dalle Banche Centrali nell’ambito della conduzione della politica monetaria. Ad esempio dopo lo scoppio della grande crisi finanziaria del 2008, FED e BCE hanno progressivamente ridotto i saggi di interesse per agevolare l’economia ed evitare un collasso del sistema finanziario.

In modo analogo un ulteriore allentamento monetario è avvenuto con la crisi pandemica del 2020. Tuttavia la progressiva espansione monetaria ha creato, dal nulla, potere di acquisto. Il riversamento della domanda sul mercato dei beni reali, finanziari e dei servizi, ha creato inflazione.

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Le variabili che influenzano l’andamento dei tassi sono la domanda e l’offerta di credito, insieme con le attese di inflazione. In particolare il tasso di interesse sarà dato dalla remunerazione reale del denaro, influenzata dalle Banche Centrali, più il tasso di inflazione (equazione di Fisher).

Legame tra tassi ed inflazione

Gli ultimi quindi anni sono stati caratterizzati da una crescita dei prezzi piuttosto bassa. Addirittura il timore dei Banchieri Centrali era di assistere ad una riduzione dei prezzi (deflazione) che avrebbe portato ad un’implosione della domanda. Gli stimoli monetari inoculati nel sistema finanziario per fronteggiare la crisi da COVID-19, tuttavia, hanno avuto un impatto sulla richiesta di beni e servizi.

Finita la crisi, infatti, la richiesta di materie prime è notevolmente aumentata. Inoltre, sebbene il PIL globale fosse in crescita, le difficoltà nel ripristino delle catene di approvvigionamento hanno fatto crescere i prezzi. Ciò ha costretto le Banche Centrali ad adottare un orientamento restrittivo di politica monetaria.

Queste ultime, in definitiva, ragionano in termini di inflation targeting. Ciò significa che nel tentativo di controllo del tasso di inflazione esse adotteranno tutte le misure necessarie. Una di queste è proprio il rialzo dei tassi, che in parte è già avvenuto in tutto il mondo.

Effetti macroeconomici del rialzo dei tassi

Quando le Banche Centrali agiscono sul livello dei saggi di interesse vogliono frenare la domanda aggregata. Fino a che questa cresce in modo ordinato l’effetto sui prezzi è limitato e positivo. Sapere che cosa oggi costa 100 domani varrà 102, ad esempio, spinge i consumi evitando una paralisi degli stessi.

Tuttavia a causa degli effetti sui mercati finanziari, tassi più alti implicano minore ricchezza finanziaria degli individui. Questi ultimi, pertanto, saranno indotti a spendere meno o a rimandare le proprie decisioni in futuro, creando un rallentamento (o recessione) economica.

Effetti redistributivi della ricchezza

La salita dei tassi, come abbiamo visto, ha implicazioni sulla distribuzione della ricchezza. In modo particolare essa comporta costi maggiori per chi deve a prendere a prestito il denaro (Stati e famiglie che contraggono mutui), mentre favorisce chi ha investito in titoli a tasso variabile, in conti deposito o altre forme di impiego che possono adattare la remunerazione al nuovo contesto.

Rialzo dei tassi e mercati finanziari

Veniamo ora all’aspetto che ci interessa di più. Per comprendere l’impatto di una politica monetaria restrittiva sui mercati dobbiamo analizzare in dettaglio le principali classi di attivo e vedere cosa potrebbe accadere ad ognuna di esse.

Oro e commodities

Sebbene ci sia una credenza molto forte circa la correlazione negativa tra il rialzo dei tassi di interesse e l’andamento del metallo, la realtà dei fatti è completamente diversa. Il coefficiente di correlazione tra le due grandezze è piuttosto debole ed instabile, per cui non è possibile stabilire con certezza a priori se il prezioso scenderà o crescerà in seguito all’aumento dei tassi Fed.

Il motivo principale per cui un rialzo dei tassi dovrebbe penalizzare l’oro sta nel fatto che esso è un bene infruttifero. Il guadagno che ne deriva dal possesso è unicamente determinato dalle oscillazioni di prezzo. Ora, se i tassi crescono, il mancato guadagno dalla detenzione del prezioso sale, perché chi ha scelto di investire in oro rinuncerà ai rendimenti più elevati offerti dalle azioni e dalle obbligazioni.

Il coefficiente di correlazione tra l’andamento dell’oro e quello dei tassi è stato, dal 1970 al 2015, di appena lo 0,28%, decisamente basso per essere considerato significativo.

Negli anni ’80, ad esempio, la quotazione dell’oro cresceva a dispetto dei continui rialzi del costo del denaro, perché il metallo veniva considerato una forma di protezione contro gli effetti di una crescente inflazione.

Obbligazioni

Un rialzo dei tassi avrà effetti diversi sulle obbligazioni, a seconda che le stesse siano:

  • bond a tasso fisso
  • bond a tasso variabile
  • obbligazioni indicizzate all’inflazione (inflation linked)

Nel primo caso il ribasso sarà più sensibile, a motivo del fatto che i vecchi titoli, emessi quando i rendimenti erano inferiori, oggi offrono cedole poco attraenti. L’ideale sarebbe che le nuove cedole fossero più alte di quelle vecchie, così da inglobare il nuovo livello dei rendimenti, ma ciò – per definizione – non è possibile.

Ecco allora che gli investitori inizieranno una migrazione tra i vecchi bond che offrono cedole troppo basse in relazione al nuovo livello dei tassi di interesse verso obbligazioni di nuova emissione, i cui interessi periodici, pagati sotto forma di cedole, sono “allineati” con i più alti tassi di interesse.

Un rialzo dei tassi di interesse farà scendere le quotazioni delle obbligazioni a tasso fisso preesistenti, poiché le stesse sono meno competitive rispetto a nuovi bond dotati di cedola più alta.

Le obbligazioni a tasso fisso diventano quindi una “trappola” che imprigiona l’investitore in una gabbia dalla quale non può uscire fino alla scadenza del titolo. Tanto più questa è vicina, meglio è, perché l’investitore potrà rientrare in possesso delle somme impiegate per reinvestirle a tassi più alti. Nelle fasi rialziste è bene essere cauti con i titoli a tasso fisso e scadenza lunga.

Le obbligazioni a tasso variabile, invece, subiranno oscillazioni molto più limitate. Grazie alla possibilità di “adeguamento” delle cedole future, infatti, i “nuovi interessi” pagati da ora in poi saranno adeguati al nuovo livello del costo del denaro.

Un discorso a parte meritano i bond indicizzati all’inflazione. Essi, in breve, crescono quando le attese circa il futuro andamento dei prezzi sono sfavorevoli. Quando, invece, l’inflazione è vista stabile o addirittura in diminuzione, il loro valore tenderà a ridursi o a restare stabile.

Azioni

Un rialzo dei tassi di interesse potrà avere due effetti diversi sulle azioni:

  • depressivo se si tratta di aziende che hanno una crescita degli utili bassa o nulla (come, ad esempio, le utility)
  • benefico se ci troviamo in presenza di una fase favorevole dell’economia con utili aziendali in crescita.

Facciamo un viaggio indietro nel tempo ai primi anni 2000. I tassi salivano per mano dell’allora Governatore della Fed Alan Greenspan, ma stranamente ad ogni rialzo seguiva un aumento delle quotazioni della borsa. Come mai?

In presenza di un ciclo economico favorevole un rialzo dei tassi è la conferma che l’economia “corre”. E con essa crescono le stime circa il futuro andamento dei dividendi; se questi crescono il loro nuovo “livello” sarà tale da “più che compensare” l’aumento dei tassi. Ecco dunque che se i dati provenienti dal fronte macroeconomico confermano la “robustezza” della ripresa economica, le azioni potranno essere favorite anche durante una fase di politica monetaria restrittiva.

Devi però fare attenzione a quando finirà la crescita probabile degli utili, perché nel momento in cui essa terminerà sarà bene alleggerire gli investimenti in azioni.

Dollaro e valute

L’aumento dei tassi da parte della Fed ha avuto un impatto immediato sul mercato dei cambi. Il denaro infatti, si sposta laddove è remunerato meglio. Le scelte fatte dalla FED, ad esempio, hanno spinto il cambio tra euro e dollaro sotto la parità, costringendo la BCE a fare altrettanto per evitare di importare ulteriore inflazione.

Conti deposito

I conti deposito, nella forma libera, sono i meno penalizzati dallo scenario in esame. La loro remunerazione, infatti, dovrebbe progressivamente adeguarsi al nuovo livello dei rendimenti offerti dal mercato monetario. Le forme vincolate, invece, non prevedono un adeguamento delle condizioni economiche in itinere. Tanto più lunga è la scadenza, tanto maggiore sarà la penalizzazione da mancato guadagno.

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Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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