Investire la liquidità: come e dove farlo quando l’inflazione è elevata

23 Settembre 2022

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Chi tiene troppa liquidità sul conto diventa più povero. Se questo è vero in tempi “normali”, poiché si rinuncia al rendimento ottenibile su quelle somme, oggi con l’inflazione al 9% lo è ancora di più. Scopriamo quali sono le contromisure necessarie per ottimizzare questa importante asset class di un portafoglio.

Gli effetti dell’inflazione

Investire la liquidità non è un’opzione. Chi, infatti, avesse tenuto sul conto corrente 100.000 € ad inizio millennio, oggi se ne troverebbe solo 60 a causa della svalutazione monetaria. E se è vero che negli ultimi anni i prezzi sono cresciuti poco, i mesi recenti hanno mostrato un’impennata del caro vita.

Ciò implica una perdita lenta ma inesorabile del potere di acquisto del denaro. Un tasso inflativo del 9%, ad esempio, implica che ci vogliano 109 euro per acquistare un prodotto che, un anno prima, ne “valeva” 100. Le opinioni degli esperti non concordano sul fatto che abbiamo raggiunto il “picco” inflazionistico.

Tuttavia una cosa è certa: se le Banche Centrali sostengono di voler controllare l’aumento dei prezzi nel medio periodo, i prossimi mesi comporteranno un’erosione del potere di acquisto.

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Inoltre anche un tasso di inflazione del 2% comporta una perdita del potere di acquisto del 40%, dopo venti anni. E se l’obiettivo di ogni investimento è quello di conservare, come minimo, il potere reale del capitale, tutto ciò si complica quando i mercati finanziari sono in fibrillazione. L’esigenza di investire soldi senza rischiare si deve coniugare con l’esigenza di battere almeno l’inflazione.

Quanto denaro tenere fermo

La liquidità ha un uso diverso a seconda dei casi. In particolare il denaro immediatamente disponibile può servire a:

  • fare fronte ad una spesa improvvisa
  • ridurre la volatilità complessiva del portafoglio
  • rappresentare un bacino cui attingere per fare investimenti più remunerativi, nel momento ritenuto corretto.

Sotto il promo punto di vista è consigliabile tenere disponibile una somma che va dalle 3 alle 12 mensilità di stipendio. Ciò permette di avere un “tesoretto” cui attingere in caso di necessità. Se, invece, la liquidità è parte integrante di un portafoglio finanziario il discorso cambia.

Tanto minore è la tolleranza al rischio, tanto più la parte di “contante” deve crescere. Inoltre la quota tenuta ferma sul conto è influenzata anche dal contesto di mercato. Se si vuole “giocare in difesa“, contenendo i danni provocati da un mercato ribassista, la percentuale di “cash” dovrà essere maggiore rispetto a tempi “ordinari”.

Come investire la liquidità

Con la premessa fatta prima, ossia che il denaro fermo in conto è un costo nel lungo andare, vediamo quali sono le alternative migliori per un impiego sicuro dei nostri risparmi.

Conti correnti

Surrogato del “portafogli” i conti correnti non offrono più, da anni, alcuna forma di remunerazione. Essi presentano il vantaggio di avere un trattamento fiscale agevolato (l’imposta è fissa e si applica solo su giacenze superiori a 5.000 € annui). Tuttavia essi implicano anche costi di tenuta conto sempre più alti.

Il nostro consiglio è usare i conti correnti per il parcheggio delle somme “prudenziali” o di quelle che verranno spese entro breve termine.

ETF monetari

Si tratta di fondi passivi che replicano l’andamento di un determinato indice di riferimento (benchmark) con costi bassi. Il mercato sottostante è di solito rappresentato da titoli di stato a breve durata. Esistono anche prodotti ultrashort, che impiegano il denaro in strumenti a brevissima scadenza. Essi, però, offrono una scarsa o nulla remunerazione, per cui vanno inseriti con cura all’interno di un portafoglio e solo in determinati contesti.

Il nostro consiglio è quello di orientarsi su strumenti che abbiano come sottostante titoli investment grade con durata compresa tra 1 e 3 anni al massimo. Nonostante gli ETF monetari implichino il pagamento di una commissione, il rialzo dei tassi di interesse dovrebbe riportare in utile questi prodotti. Occorre ricordare, infine, che il controvalore investito è soggetto all’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul conto titoli.

Fondi obbligazionari a breve scadenza

Si tratta di prodotti del risparmio gestito che hanno come sottostante obbligazioni con un rating elevato e scadenza breve. A nostro avviso sono da evitare. Essi, infatti, addebitano commissioni di gestione piuttosto elevate che nel tempo finiscono con il deprimere la performance.

Mentre i costi sono rimasti fermi agli anni ’90, quando i tassi viaggiavano sopra il 5%, la situazione attuale richiederebbe una revisione al ribasso degli oneri. Altri gestori, più imprudenti, invece investono le disponibilità del fondo in prodotti rischiosi nel tentativo di ripagarsi le commissioni di performance. Questo porta a danni notevoli in campo agli investitori, come le recenti cronache finanziarie hanno raccontato.

Conti deposito

Sono il parcheggio ideale per le somme che si vogliono tenere a disposizione. Essi possono essere liberi o vincolati. Nel primo caso è possibile prelevare in qualsiasi momento. Nel secondo, invece, occorre attendere la scadenza del vincolo o dare un notevole preavviso.

Sebbene siano privi di costi (ma soggetti all’imposta di bollo dello 0,20% l’anno) questi strumenti sono meno remunerativi delle azioni ed obbligazioni. Essi, inoltre, pagano interessi stabilmente inferiori rispetto al tasso di inflazione.

Questi, in breve, i loro vantaggi:

  • interesse assicurato
  • massima garanzia dei risparmi fino a 100.000 € grazie al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD)
  • trasparenza
  • assenza di costi
  • accesso rapido ai propri soldi
  • facilità di smobilizzo.

Gli svantaggi, invece, riguardano i seguenti aspetti:

  • tassi di interesse variabili in base alle condizioni del mercato
  • remunerazione elevata solo per vincoli lunghi o importi ingenti
  • penalità in caso di smobilizzo anticipato delle somme vincolate
  • erosione monetaria nel lungo periodo a causa inflazione.

Libretti e buoni postali

Il libretto postale è simile al conto deposito. Esso, tuttavia, è sottoscrivibile in posta. I Buoni fruttiferi, invece, sono titoli che si possono incassare in qualsiasi momento senza alcuna penalità. L’unico problema è che gli interessi vengono pagati solo dopo un certo periodo e si perdono in caso di riscatto anticipato.

Infine, sebbene il risparmio postale goda della garanzia dello Stato, la remunerazione è tutto sommato modesta.

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Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari