Il rendimento degli investimenti (aggiornamento 2021)

rendimento investimenti 2021

Ecco cosa imparare dal rendimento degli investimenti: azioni, obbligazioni societarie, titoli di stato con varie scadenze e inflation linked.

Il rendimento degli investimenti in chiave storica

Stocks, Bonds, Bills, and Inflation (SBBI®) è una pubblicazione curata dal CFA Institute e dalla più nota Morningstar. Si tratta di uno studio, uscito qualche mese fa ed aggiornato al 2021, che permette di interpretare il rendimento degli investimenti in chiave storica.

La cosa interessante è che i dati presentati offrono utili indicazioni per chi vuole imparare ad investire. Infatti l’esame delle serie storiche ci consegna preziose indicazioni per chi è attento a coglierle. Ma procediamo un passo alla volta.

I rendimenti delle azioni nel lungo periodo

Come era lecito attendersi le azioni hanno sovraperformato tutte le altre classi di attivo, comprese le obbligazioni societarie e i titoli di stato. I bond hanno reso di più solo in alcuni anni specifici, come il 1980. Si tratta della conferma di ciò che la teoria della finanza afferma da tempo. In breve gli investitori accettano un rischio di volatilità nel breve in cambio di un guadagno più elevato nel lungo andare.

Ciò che, tuttavia, è meno scontata è la sovraperformance delle azioni a larga capitalizzazione in rapporto a quelle a media e piccola capitalizzazione negli ultimi anni. Il ritorno in media, in virtù del fatto che cosa è stato il vincitore nel passato diventa il perdente nel futuro, e viceversa, ha colpito ancora. Se, invece, allarghiamo l’orizzonte temporale partendo dal 1926 le small cap hanno reso di più delle large cap.

Rendimento obbligazioni e inflazione

In presenza di un ritorno dell’inflazione i bond americani hanno offerto un guadagno reale negativo. Ovvero l’interesse pagato, in media, nel 2019 è stato inferiore al tasso di crescita dei prezzi. (In dettaglio il rendimento è stato del 2,10% contro un tasso di inflazione del 2,30%).

L’investitore avrebbe potuto tutelare il proprio capitale, almeno in parte, aggiungendo al proprio portafoglio i titoli indicizzati all’inflazione. In Europa le cose sono andate leggermente meglio, grazie al carovita più contenuto. Tuttavia pensare di ottenere un guadagno positivo, equo e sostenibile nel futuro prossimo grazie ai soli bond è quanto mai illusorio.

Rendimenti finanziari e lungo periodo

Un dollaro investito nel 2009 dopo 10 anni sarebbe diventato:

  • 3,57 $ se investito in azioni di società a larga capitalizzazione (rendimento medio annuo composto del 13,57%)
  • 1,05 $ se investito in titoli di Stato Usa (rendimento medio annuo composto dello 0,49%).

Abbastanza sconcertante per tutti coloro i quali credono ancora nel fatto che le obbligazioni da sole siano sufficienti per essere catalogate come investimenti sicuri.

Indicazioni pratiche per investitori intelligenti

Aumentate la quota di azioni in portafoglio. Ormai è risaputo e non ci sono evidenze storiche contrarie. Le azioni globali, se selezionate seguendo opportuni criteri prudenziali offrono rendimenti superiori nel lungo periodo. Una buona strategia di investimento, inoltre, vi permetterà di esporvi solo alla dose di rischio tollerato dal punto di vista psicologico e sostenibile sotto il profilo finanziario.

Infine fate poche movimentazioni al portafoglio, una volta che lo avrete costruito. Se adottare un approccio “contrarian“, ad esempio, un ribilanciamento trimestrale è più che sufficiente. Per il resto del tempo non fate assolutamente niente. Un trading eccessivo, infatti, vi danneggia in tre modi diversi.

In primis attraverso le commissioni di brokeraggio che pagate al vostro intermediario. In secondo luogo attraverso l’imposizione fiscale che mortifica i guadagni e rende le minusvalenze difficili da recuperare. Infine in seguito alla perdita dei giorni migliori, il che fa decadere in modo drammatico le performance finali.

Provate, ad esempio, a togliere i 10 giorni migliori in un anno di quotazioni e vedrete come i guadagni scendono di brutto. Meglio, pertanto, avere un’allocazione ottimale e lasciarla lavorare ribilanciando trimestralmente il portafoglio.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

2 commenti
  1. Ogni guadagno finanziario è di fatto gravato per 1/4 dalla tassazione.
    Guardando il mio portafoglio ho preso l’abitudine di amputarlo del 25% delle plusvalenze per avere un’idea di quanto effettivamente posseggo. L’imposizione fiscale è un compagno di viaggio dell’investitore. Al netto delle varie imposte che sono di fatto delle vere e proprie patrimoniali, paradossalmente, più pago di capital gaine durante un ribilanciamento più sono soddisfatto (si fa per dire!) perchè ciò sta a significare che le scelte compiute hanno generato un utile di entità proporzionale all’esborso

  2. Effettivamente, ora come ora, con le borse altissime, e guardando i grafici, per la mia strategia ho pensato di fare un ribilanciamento, e per questo sono soddisfatto per i lauti guadagni considerando i rischi che mi sono preso in questi anni di pandemia. Certo, i guadagni sono soddisfacenti, ma il 25% è stato decurtato, purtroppo. E del mio investimento totale considero, per lo stesso motivo, una perdita reale del 25% per la tassazione del mio capitale. Per inciso: sono soldi miei, del mio lavoro e di tutta la vita lavorativa da dipendente e, ora, della pensione. Ma mi schizza il sangue dagli occhi quando, per la crisi dello stato e delle nostre istituzioni, da sprechi di denaro pubblico, da leggi mal fatte, alcuni politici, che è meglio non nominare per disprezzo, parlano ancora di patrimoniale. Ma il bello che non parlano solo di grandi aziende e multinazionali che non pagano la tassazione italiana, ma perfino normali cittadini che con il cumulo della casa e del conto corrente superano una congrua cifra che loro considerano “ricchezza”. Come se non bastasse che i conti correnti sono ormai a tasso negativo e ti decurtano l’imposta di bollo sul C/C.

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