Cos’è il meccanismo europeo di stabilità MES: come funziona il fondo salva stati

14 Settembre 2022

mes

Questo articolo parla del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità di cui tanto si è parlato in passato. Ecco come funziona, quali sono le criticità e le ricadute sull’investitore in titoli di Stato.

Cos’è il MES?

Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) o anche detto fondo salva-Stati, è tornato sulle prime pagine dei giornali e nei dibattiti politici dopo l’approvazione dell’Eurogruppo del 30 novembre 2020. Mentre infuriano polemiche e scontri tra fazioni è utile fare chiarezza su questo strumento.

In breve esso serve a garantire, in modo analogo allo scudo anti spread, la tenuta dei titoli e conti pubblici in caso di attacchi speculativi.

Nell’ultima versione il MES è stato accettato in sede di Consiglio europeo per offrire prestiti in ambito sanitario agli Stati richiedenti. In breve esso è, nell’ultima release, un meccanismo straordinario per la crisi da epidemia. Tuttavia in origine lo strumento aveva scopi, finalità e vincoli diversi.

Per capire cos’è il MES e cosa sono le riforme approvate dall’Eurogruppo e anche dall’Italia, occorre fare chiarezza e tornare indietro di qualche anno. Nato nel 2012, a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, esso è di fatto il fondo monetario del Vecchio Continente, avente l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi membri in caso di crisi e di probabile default.

Ad oggi il MES è stato utilizzato per soccorrere Portogallo, Cipro, Spagna e Grecia, scatenando molte polemiche tra economisti e politici.

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Come funziona il fondo salva-stati e chi lo gestisce

Il fondo è gestito da un consiglio dei Governatori composto dai ministri delle finanze dell’Eurozona e da un Consiglio di Amministrazione, nominato dagli stessi Governatori. Ne fanno parte anche il Direttore Generale, il Commissario EU agli affari economici e il Presidente della BCE.

Una volta capito cos’è il MES ora occorre comprendere al meglio come funziona il fondo salva-Stati. In particolare vedremo come agisce il Meccanismo Europeo di Stabilità e in che modo riesce a mantenere la salute finanziaria dell’Eurozona. L’organizzazione raccoglie fondi volti a sostenere gli Stati membri, ossia quelli che prima o dopo hanno adottato l’euro come moneta unica e che in un determinato periodo di tempo si trovano in forte difficoltà.

Per capire come funziona il MES possiamo suddividere la sua azione in tre fasi distinte:

  • lo Stato in difficoltà avanza al Presidente del Consiglio dei governatori del fondo salva-Stati una richiesta di assistenza;
  • il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di salute del Paese in questione e di definire il suo fabbisogno finanziario. In questa fase l’esecutivo comunitario e la BCE (e se necessario il FMI) analizzano se la crisi di quello Stato può contagiare il resto dell’Eurozona;
  • dopo la valutazione, l’organo plenario del MES decide di agire e aiutare il Paese in difficoltà (il tutto più o meno nell’arco di 7 giorni dalla data di presentazione della richiesta formale di assistenza) e lo aiuta attraverso prestiti.

Il MES in Italia

l MES rappresenta un importante esercizio di solidarietà europea.

Una solidarietà ancora più importante per i paesi più indebitati, a partire dall’Italia che attraversa un momento molto difficile e dovrà fare i conti con l’ingente impatto economico negativo legato al corona virus ed ora alla crisi energetica.

D’altra parte quale alternativa avremmo se il MES non ci fosse? Se i mercati giudicassero insostenibile il nostro debito ci costringerebbero, di fatto, a ristrutturarlo in modo traumatico e disordinato proprio perché senza l’intervento di un arbitro pubblico (e potenziale finanziatore) come il MES.

La vera questione per l’Italia non è tanto la riforma del MES, che in ogni caso è meglio avere che non avere, quanto piuttosto quella della sostenibilità del proprio debito.

La riforma del 2017 e le critiche

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è stato rivisto nel 2017. Le modifiche, tuttavia, dovranno essere approvate dai Governi degli Stati membri. Ciò ha scatenato le polemiche. In particolare le condizioni di accesso al salvataggio appaiono particolarmente aspre e gravose.

La proposta, in breve, prevede:

  • non aver subito procedure di infrazione;
  • rapporto deficit/PIL inferiore al 3% negli ultimi due anni;
  • rapporto debito/PIL inferiore al 60%. (Alternativa: aver ridotto il rapporto di 1/20-esimo negli ultimi due anni).

Le critiche principali rivolte allo strumento riguardano sia le difficoltà di accesso, sia le condizioni molto gravose per accedere ai prestiti. Esso, in definitiva, sembra pensato per Stati “virtuosi” che di fatto non ne hanno bisogno.

Meccanismo europeo di stabilità e investitori in BTP

Dal punto di vista dell’investitore italiano la riforma del fondo Salva Stati non ha praticamente alcun effetto. Essa, infatti, serve a invogliare gli investitori esteri a “puntare” sul nostro Paese, insieme con gli istituzionali. Va precisato che ad oggi la procedura non è stata attivata. Essa, se da un lato permette di porre un freno alla speculazione contro gli Stati indebitati dell’Eurozona, dall’altro ha ricadute gravose sui cittadini.

Forse si è ritenuto che il MES sia obsoleto e per questo si è creato il TPI (lo scudo anti spread)? Difficile dirlo. Quel che è certo è che l’investitore consapevole dovrà evitare di sottostimare i rischi impliciti nei titoli pubblici. Questi vanno comprati nelle percentuali “giuste” e nella misura in cui i rendimenti sono interessanti. Pensare che comunque vadano le cose i BTP saranno “garantiti” da un supporto comunitario incondizionato potrebbe rivelarsi un errore.

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Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari