Riflessioni su inflazione, tassi di interesse, investimenti e debito pubblico

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L’inflazione fa comodo agli Stati per ridurre il debito. Ma l’investitore farà bene a prendere delle contromisure per proteggere i suoi soldi.

L’inflazione destabilizza i mercati

I ribassi dei listini azionari delle scorse settimane dipendono dai timori di un ritorno dell’inflazione. In modo particolare gli investitori temono che un rialzo eccessivo dei prezzi costringa le banche centrali ad un rapido aumento dei tassi di interesse.

Il rientro dalle politiche monetarie espansive, in definitiva, metterebbe sotto pressione le borse azionarie come avvenne nel 2013. Tuttavia, al momento attuale, gli investitori sono convinti che l’inflazione sarà un fenomeno passeggero.

Non farti trovare impreparato. Impara ad investire anche in un contesto caratterizzato da tassi e prezzi in crescita.

Se l’inflazione avrà vita lunga l’effetto sui listini potrebbe essere a forma di J. In altri termini un ribasso iniziale delle borse potrebbe essere recuperato da rialzi successivi.

Perché l’inflazione dovrebbe rientrare a breve?

Sebbene l’inflazione, per le ragioni che vedremo, rappresenterà un problema per il lungo periodo, nel breve termine essa dovrebbe rientrare. Infatti l’impennata nei prezzi deriva in prevalenza dal fatto che le quotazioni delle materie prime hanno rialzato la testa dopo un 2020 disastroso.

Basti pensare, a titolo di esempio, a ciò che accadde al petrolio. Dopo aver toccato il livello zero lo scorso anno, una risalita delle quotazioni era inevitabile.

Il rialzo dei prezzi, a giugno 2021, è concentrato e limitato ad alcuni settori:

  • auto a noleggio
  • tariffe aeree
  • turismo
  • ristoranti.

Inoltre l’inflazione può significare un’economia forte, in cui la domanda di beni e servizi è in ripresa. Questo potrebbe favorire il mercato azionario. Inoltre una volta che la situazione si sia stabilizzata anche i prezzi dovrebbero tornare a crescere in modo meno impetuoso. Ciò, tuttavia, non significa che l’investitore non corra pericoli.

Inflazione e debito pubblico

Le banche centrali, supportando la politica fiscale con l’immissione di un oceano di liquidità, gettano le premesse per un ritorno voluto dell’inflazione. Se il controllo dei prezzi, noto come inflation targeting, è stato l’obiettivo degli istituti negli ultimi 30 anni, nel 2020 qualche cosa è cambiato.

Nel simposio autunnale di Jackson Hole, trasmesso in videconferenza, Jerome Powell ha affermato che la Fed sta allontanandosi dall’obiettivo di controllo dei prezzi. In breve l’istituto cerca di supportare la crescita economica, anche se ciò creerà inflazione.

Ciò è strumentale ad un consolidamento strisciante del debito pubblico? L’inflazione, di fatto, diminuisce il potere di acquisto del denaro. In pratica essa avvantaggia i debitori che restituiscono meno soldi, in termini reali, di quelli che presero a prestito.

Per gli Stati si tratta di un’ottima notizia ma l’investitore dovrà prendere opportune contromisure. A titolo di esempio un tasso di inflazione del 2% dimezzerà l’importo reale del debito pubblico in “soli” 35 anni. Il tutto senza che l’investitore se ne accorga, finendo con il perdere soldi in modo inconsapevole.

Impara ad investire e portati avanti il 95% degli italiani che fa le cose sbagliate.

Consigli pratici per investire

1 – attenzione alle obbligazioni

I bond a tasso fisso e a lunga scadenza sono i titoli più soggetti a perdite per effetto dell’inflazione. Infatti un rialzo dei tassi di interesse, naturale conseguenza di un livello dei prezzi più alto, ne abbatterà il valore. Per questo motivo, ad esempio, in una edizione passata di INVESTO sconsigliavamo di sottoscrivere il BTP futura collocato nel mese di aprile 2021.

Se l’inflazione toccherà anche solo il 2%, soglia “tollerata” dalle banche centrali, qualunque remunerazione inferiore servirà solo a difendere in parte il potere di acquisto del capitale. Il raggiungimento di un elevato tasso di crescita del proprio portafoglio, pertanto, non potrà essere ottenuto solo dai bond.

2 – investire in strumenti anti-inflazione

Ci sono alcune asset class che non possono mancare nel tuo portafoglio per spingerne la redditività. Ecco, in breve, quali sono:

Azioni

Sebbene la loro reattività nel breve periodo non sia necessariamente legata all’andamento dei prezzi, in quanto beni reali le azioni proteggono da una svalutazione monetaria. Certo, nel breve periodo esse saranno volatili. Tuttavia nel lungo andare il mercato azionario è un buon posto dove cercare protezione.

Oro

La correlazione tra l’andamento generale dei prezzi e il metallo non è perfetta. L’oro, però, è da sempre considerata la moneta per eccellenza ed una buona riserva di valore. Avere dell’oro in portafoglio, se nella giusta quantità, è un rimedio efficace contro il ritorno dell’inflazione.

Bond indicizzati

I titoli inflation linked permettono il recupero, al lordo dell’imposizione fiscale, della svalutazione della moneta. Al momento in cui scrivo le quotazioni sono ancora “abbordabili”. Prendi seriamente in considerazione l’acquisto di inflation linked bond, perché salveranno il tuo capitale.

Immobili

I Real Estate sono un investimento immobiliare fatto attraverso il mercato finanziario. Si tratta di una protezione efficace contro l’inflazione grazie al fatto che il valore delle “cose” (e delle case) probabilmente crescerà in un contesto inflativo.

Metti in pratica questi suggerimenti e il tuo portafoglio sarà in gran parte immunizzato per il futuro.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver- CEO di Segreti Bancari

Un commento
  1. Salve,
    mi piacerebbe che gli articoli fossero datati nell’intestazione, dato che mi capita spesso di rileggere qualcosa di interessante però pubblicato da tempo, e mi risulta difficile contestualizzarlo, grazie

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