Il ruolo dei buoni postali fruttiferi in un portafoglio di ETF

il ruolo dei buoni postali in un portafoglio

I buoni postali fruttiferi hanno caratteristiche uniche che li rendono un mattone interessante per la costruzione di un portafoglio fai da te.

Buoni postali fruttiferi: caratteristiche peculiari

Sebbene il rendimento dei buoni fruttiferi postali sia basso, nel 2020, essi restano un investimento interessante. Intendo dire che i BFP rappresentano uno dei due tasselli grazie ai quali costruire un portafoglio personalizzato.

Prima di proseguire è bene ricordare i tre vantaggi dei buoni postali, che li rendono un prodotto unico nel panorama italiano:

  • sono strumenti sicuri, grazie alla garanzia dello Stato
  • l’assenza di ogni tipo di costo li rende convenienti
  • sono accessibili a tutti grazie ai tagli minimi da 50 €.

Abbiamo fissato una parte del puzzle, quella relativa alla sicurezza del portafoglio. Ora, però, dobbiamo occuparci del rendimento.

Un neofita costruisce un portafoglio

Chiunque può imparare ad investire da solo. Intendo dire che tu che leggi questo articolo hai tutte le caratteristiche che ti servono per costruire un portafoglio personalizzato.

Quello che ti manca è la formazione. Ma in questo caso puoi stare tranquillo. Segreti Bancari è qui per questo e ti regala il livello base dei corsi di A Scuola di Investimenti, che faranno di te un vero esperto.

La prima cosa da sapere è che la personalizzazione, come insegna la moderna teoria di portafoglio, non avviene attribuendo un valore arbitrario alle varie classi di attivo del portafoglio.

Al contrario il punto di partenza deve essere un “portafoglio di mercato“, con una forte vocazione azionaria, costruito con ETF a basso costo. Esso, in particolare, rappresenterà il nocciolo attorno al quale realizzare la personalizzazione.

Il portafoglio è un’asset class

Il portafoglio di mercato deve essere composto in gran parte da ETF azionari seguendo regole precise. La sua funzione è quella di massimizzare i rendimenti, a fronte di rischi diluiti grazie alla diversificazione internazionale.

Una prima approssimazione consiste nello scegliere un ETF per ognuna delle 4 principali aree geografiche:

  • Europa
  • Usa
  • Asia
  • Emergenti.

Ogni ETF rappresenterà 1/4 del totale.

Fatto ciò il portafoglio di mercato sarà la base per la costruzione di quello personalizzato. Esso sarà composto sia dal portafoglio di mercato sia da buoni postali in modo da arrivare all’allocazione ottimale in termini di rendimento/rischio.

Nel corso gratuito di A Scuola di Investimenti imparerai a rendere pratici questi concetti attraverso videolezioni dirette e sempre disponibili.

Quanto e perché investire in buoni postali?

L’investitore fai da te deve costruire il proprio portafoglio mixando il “blocco” rappresentato dal portafoglio di mercato e una quota di buoni postali.

A titolo di esempio se il portafoglio di mercato, estremizzando, è composto solo da azioni, chi investe metà del suo capitale in esso e metà in buoni postali avrà una esposizione bilanciata. In definitiva il patrimonio sarà impiegato per metà in azioni e per metà in modo sicuro, grazie ai buoni fruttiferi postali.

La ripartizione del totale tra il portafoglio azionario di mercato e i BFP è soggettiva e andrà fatta con attenzione. In particolare essa dovrà basarsi sulla tolleranza al rischio dell’investitore e sui suoi obiettivi a lungo termine.

Indicazioni pratiche per realizzare l’allocazione ideale per te si trovano nel corso gratuito di A Scuola di Investimenti.

Perché i buoni fruttiferi postali?

Se è vero che il portafoglio personalizzato deve essere un mix di composto dal portafoglio di mercato e dalla liquidità, usare i BFP al posto di quest’ultima offre alcuni grandi vantaggi.

Innanzitutto i buoni postali usufruiscono della tassazione agevolata al 12,50% contro il 26% pagata dai conti deposito. Ciò significa che, a parità di rendimento lordo, il guadagno netto sarà maggiore.

Inoltre i buoni sono esenti dall’imposta di bollo dello 0,20% fino a 5.000 €. Questo è un ulteriore spinta al rendimento per investitori con capitali modesti da tenere fuori dal portafoglio di mercato.

Infine i buoni godono della garanzia diretta dello Stato, senza passare attraverso il FITD come accade per i conti deposito.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

6 commenti
  1. Mah, non mi fanno impazzire proprio i buoni postali, piuttosto che aggiungere ulteriori commenti vi invito a leggere questo articolo (link sotto):

    https://guidaglinvestimenti.it/perche-gli-italiani-non-investono/

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    1. @ Giovanni
      Grazie per la tua condivisione di risorse. Tieni però presente che questo articolo non parla di buoni postali in quanto tali, ma del loro utilizzo nella costruzione di un portafoglio di ETF equilibrato. È di questo che parliamo, dell’insieme non delle parti.

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  2. Buongiorno, premesso che il portafoglio a mio parere deve essere “perpetuo”, progettato a monte a prescindere dalle scommesse sul futuro, trovo ottima la componente “priva di rischio” investita (o risparmiata ) in bfp e quella “con rischio” in etf azionari. Chiedevo invece un Suo consiglio sulla potenziale convenienza tra l’acquisto di 4 etf, ciascuno distinto per zona geografica e uno world magari acquistato attraverso p.a.c. Grazie anticipatamente e complimenti come sempre, per le “pillole” di riflessione economica.

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    1. @ Marco
      Grazie a lei. Se vuole sapere in quali ETF sto investendo ora, la prego di fare riferimento a questa pagina: https://servizi.segretibancari.com/pages/investment-club. Un cordiale saluto.

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  3. Investire in ETF azionari + una componente stabile (liquidità, BTP, Buoni fruttiferi postali o conto deposito) è un’ottima scelta per chi non vuole utilizzare un portafoglio più complesso. Per la parte azionaria dipenderà se usare un etf all World, oppure FTSE all world a seconda delle scelte dell’investitore, oppure settoriali come hai sopra esposto. Però, premesso che uno può guadagnare, o perdere, soldi come meglio crede, cosa è meglio per la parte stabile? Tu Giacomo (amichevolmente, poichè ti seguo da tanti anni) affermi “…usare i BFP al posto di quest’ultima offre alcuni grandi vantaggi….” ma, alcuni siti, oppure lo stesso sopra riportato:

    https://guidaglinvestimenti.it/buono-fruttifero-postale/

    affermano che, per diverse ragioni, non sono più così tanto convenienti. La mia domanda è: perchè dovrei utilizzare un BFP nella parte stabile che mi tiene vincolato i soldi per 10 anni, quando potrei benissimo utilizzare un solo ETF Global Aggregate bond, che contiene 4000 titoli, e mi dà lo stesso rendimento, non mi vincola temporalmente, lo vendo quando voglio, e lo uso per ribilanciare l’unico ETF azionario? Allora tanto vale utilizzare un semplice BTP, che mi permette anche di recuperare delle minusvalenze e ne posso vende solo una parte per le fasi negative del mercato.

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    1. @ Giovanni
      Molti investitori oggi hanno “paura” a comprare obbligazioni. L’ETF che lei cita non è facilmente digeribile da tutti. Per coloro i quali preferiscono la serenità i buoni postali sono da preferirsi. Come sempre non basta che una strategia sia “buona” sulla carta. Occorre che la stessa si “sposi” con la psicologia dell’investitore.

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