Indice di Sharpe: cos’è a cosa serve e come si usa

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L’indice di Sharpe è un indicatore di rendimento corretto per il rischio che misura quanto un fondo, titolo o portafoglio, abbia reso di più di un impiego risk free e con quale volatilità.

Articolo aggiornato il 7 settembre 2021

Come si calcola l’indice di Sharpe

La formula dell’indice di Sharpe è piuttosto semplice. Essa fa la differenza tra il rendimento di un prodotto finanziario e quello di un’attività priva di rischio e divide il risultato per la volatilità. L’idea sottostante è misurare il maggior guadagno, tenuto conto del rischio, che un prodotto finanziario, una gestione o un portafoglio ha offerto rispetto ad un conto deposito.

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Esempio di calcolo

Immagina che un certo fondo abbia reso il 7% l’anno, negli ultimi 5 anni. Il rendimento privo di rischio è dello 0,50%, mentre la volatilità del prodotto in oggetto è del 20%. Date queste ipotesi l’indice di Sharpe sarebbe pari a (0,07 – 0,005)/0,2 ossia 0,325.

A cosa serve l’indice di Sharpe

L’indicatore serve per fare un confronto, ex post, sull’efficienza di un prodotto o di una strategia di investimento. In particolare tanto più il valore è elevato tanto più quella strategia (o quel fondo) ha funzionato, poiché ha offerto un maggior guadagno corretto per il rischio.

I limiti dell’indice di Sharpe

A dispetto della sua eleganza, l’indice di Sharpe presenta due grossi limiti che lo rendono per lo più inutile. Vediamo di che si tratta.

Orientamento al passato

L’indice considera ciò che è accaduto in passato, ma non è predittivo di cosa succederà nel futuro. Se, ad esempio, un certo portafoglio ha avuto un valore di 0,5 mentre un altro di 0,8 ciò non implica che, a partire da oggi, il secondo sia da preferire. Ad esempio una riduzione della volatilità del primo investimento aumenterebbe subito l’indice di Sharpe, capovolgendo la classifica.

Calcolare il valore per il futuro implica la necessità di fare delle stime sulla redditività e sulla volatilità. Tuttavia se le previsioni sono sbagliate l’indicatore servirà a poco.

Il difetto della volatilità

L’indice di Sharpe considera, al denominatore, la volatilità. Questa, tuttavia, non distingue tra volatilità buona e cattiva. Consideriamo, ad esempio, i dati della tabella che segue:

AnniFondo
A
Fondo
B
14,00%4,00%
212,00%20,00%
34,00%4,00%
412,00%20,00%
54,00%4,00%
612,00%20,00%
74,00%4,00%
812,00%20,00%
Performance
media
8,00%12,00%
Deviazione
standard
4,30%8,60%
Tasso risk
free
3,00%3,00%
Indice Sharpe1,171,05

Sulla base di questi dati il fondo A è da preferire al B. Esso, infatti, ha un punteggio migliore pari a 1,17 contro 1,05. Tuttavia un’analisi più approfondita mostra come il secondo prodotto abbia reso di più. In altri termini la volatilità dello stesso è positiva. I guadagni si disperdono molto a destra del valore medio, in senso favorevole all’investitore.

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Quando serve il Sharpe ratio

Il monitoraggio dell’indice con riferimento ad un portafoglio misura, in sintesi, la bontà della strategia. In particolare è bene controllare che il valore sia positivo per la maggior parte del tempo ed il più possibile stabile o in crescita. Un indice troppo “ballerino” significa che il portafoglio è soggetto ad una variabilità pronunciata dei rendimenti.

Occorre, infine, contestualizzare il calcolo. Sharpe non tiene conto di come si è comportato il mercato sottostante in un certo lasso temporale. Può accadere pertanto che una strategia, pur limitando i danni durante una fase ribassista del mercato, abbia un valore negativo dell’indice.

Per concludere sebbene l’indice di Sharpe sia un utile strumento a disposizione dell’investitore esso non va sopravvalutato, ma occorre integrarlo con altri indicatori.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

11 commenti
  1. Dipende dalla propensione al rischio di ogniuno; il fondo B è molto più rischio di quello A in ipotesi di normalità. Vorrei ricordare a tutti che l’ìndice di Sharpe è una misura di rischio-rendimento fatta sotol’ipotesi che i rendimenti abbiano una distribuzione normale!
    L’esempio da lei riportato è assolutamente fuorviante dal mio punto di vista.

    Saluti,
    S

    Rispondi
    1. @ Stefano
      Purtroppo è l’applicazione della curva a campana nell’ambito della finanza ad essere fuoriviante e la comunità scientifica se ne sta rendendo conto…

      Rispondi
  2. Caro Giacomo,
    Le ricordo che William Sharpe è stato Premio Nobel per l’Economia nel 1990, mi scusi ma il Suo esempio mi sembra fatto da un ragazzino.

    E’ ovviamente preferibile il fondo con indice di Sharpe più alto, in quanto parliamo di rendimento corretto per il rischio!!!!

    L’indice di Sharpe consente di “dare un prezzo al rischio” e, quindi, di fare dei confronti. Maggiore è l’indice di
    Sharpe, migliore sarà il risultato per l’investitore, misurato in termini di rendimento ponderato per il rischio. In linea di massima ci si orienta verso investimenti con indice di Sharpe elevati.

    In questo senso, possiamo identificare un criterio di scelta:
     a parità di rischio, scelgo l’investimento che rende di più;
     a parità di rendimento, scelgo l’investimento meno rischioso;
     negli altri casi utilizzo l’indice di Sharpe, ricordando che a rischi maggiori corrispondono rendimenti maggiori

    NON A CASO I FONDI PIU’ EFFICIENTI E MEGLIO GESTITI NEL TEMPO HANNO INDICI DI SHARPE SOPRA 1,5…..!!!!

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    1. @ Luca
      Evidentemente non ha letto con attenzione l’articolo. L’indice di Sharpe presenta un grosso limite, ossia prende come misura del rischio la volatilità – tanto quella positiva che quella negativa. Ma a lei come investitore interessa solo la volatilità negativa – che può tradursi in perdite – non quella positiva.
      Avercene di investimenti la cui volatilità deriva solo dal fatto che i rendimenti possibili sono ‘lontani’ dalla media in senso favorevole…

      Rispondi
      1. Classificare la volatilita’ negativa come “la possibilità che la performance dei tuoi fondi comuni viri in negativo” e’ un non senso. Non esiste volatilita’ positiva o negativa. Esistono trend positivi o negativi, ma non la volatilita’.

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        1. @ Grande
          Purtroppo no. La volatilità è negativa nella misura il cui i rendimenti si discostano dal loro valore medio in modo sfavorevole allontanandosi da esso ‘verso il meno’ e non verso il più…

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  3. Buongiorno, io ho una laurea in economia e lavoro x una grande Banca seguendo gli investimenti dei clienti.
    Ritengo che il tizio che ha scritto l’ articolo abbia le idee molto confuse.
    Peggio: penso che i risparmiatori oggi leggano in internet o in altro, tante cose poiché hanno bisogno di una guida ai loro risparmi in un momento così complesso e difficile da gestire.
    Ebbene, pubblicazioni del genere fanno dei danni.
    Va da sé che chi cerca notizie x il ‘fai da te’, si merita di incappare in persone dalle idee confuse.
    Non é l’indice di Sharpe o altro che conta!
    Trovate i un consulente di cui vi fidate e seguitelo!
    Non sono momenti x il ‘fai da te’!
    Saluti a tutti i risparmiatori.

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  4. Ah scusate! Altrimenti sembrò solo distruttivo!
    Per i fondi usate solo gli indici di decorrelazione ( Markowitz) e affidatevi solo ai consulenti che li usano.
    X i più aggressivi e con cifre modeste a lato, fate l’esatto contrario del punto 2 indicato nell’articolo con la ‘v’ verde.
    Saluti di nuovo ai risparmiatori.

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    1. @ Fabio
      Purtroppo la teoria della frontiera efficiente (Markowitz) non funziona, come la recente crisi del sistema ha mostrato. Solitamente chi ha le idee confuse è una persona di giovane età, che ha iniziato da poco a fare questo mestiere ed è influenzato dalle teorie accademiche e da ciò che gli raccontano in banca.

      Dopo venti anni di esperienza e di contatto quotidiano con i clienti, le idee diventano più chiare soprattutto se uno ha il coraggio e compie lo sforzo di pensare con la propria testa. In bocca al lupo con il suo lavoro e buona settimana…

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  5. Dopo la mia costosa esperienza con consulenti “galattici” di grandi banche ed indipendenti ho preferito il fai date così nel peggiore dei casi oltre alla perdita risparmio il costo non indifferente della consulenza. Caro Fabio, se entro nella tua banca e investo 50 milioni di euro stai tranquillo che la banca mi fa guadagnare ma con 100.000 euro è sicuramente una perdita secca per me ma utile per la banca.

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    1. @ Roby
      I clienti con 50 milioni e quelli con 100.000 euro hanno gli stessi strumenti per guadagnare. La differenza sta nel fatto che se hai 50 milioni la banca eviterà, in una certa misura, di rifilarti prodotti spazzatura. Se hai 100.000 euro il tuo portafoglio sarà presto pieno zeppo9 di polizze e fondi comuni.

      Optare per il fai da te senza avere le competenze per farlo è PERICOLOSISSIMO. Anche io preferirei evitare la parcella dell’architetto, ma non mi sognerei neppure di progettare da solo una casa. Non ci si improvvisa consulenti finanziari di se stessi a meno di avere una grande formazione per farlo.

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