Investimento contrarian: la frequenza ottimale per ribilanciare i portafogli

investimento contrarian e ribilanciamento

Se l’investimento contrarian vuoi fare ogni tre mesi il portafoglio devi ribilanciare. Questa è la frequenza ottimale secondo la statistica.

Cos’è l’investimento contrarian?

L’approccio contrarian è una filosofia di investimento che implica l’andare contro il mercato. Intendo dire che esso suggerisce la vendita quando tutti comprano e gli acquisti quando tutti vendono.

Ovviamente l’investitore contrarian non cerca di “indovinare” il momento migliore per investire. Al contrario egli parte da un’allocazione personalizzata ritenuta ottimale e, periodicamente, ribilancia il portafoglio.

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Il ribilanciamento periodico

Si tratta della vera essenza dell’investimento contrarian. Attraverso il ribilanciamento, infatti, l’investitore riporta i pesi delle varie asset class ad un livello neutro. In definitiva l’operazione comporta la vendita parziale di ciò che è salito e l’acquisto incrementale di ciò che è sceso.

Il ribilanciamento, oltre a permettere di “comprare basso e vendere alto”, può essere eseguito in due modi.

Il ribilanciamento in tempo reale

Si tratta di una tecnica usata dai grandi investitori istituzionali, ma poco adatta al privato. Essa presuppone che il ribilanciamento venga fatto giorno dopo giorno. In questo modo si avrà la certezza di comprare sui minimi e vendere sui massimi.

Tuttavia i costi di transazione, le imposte e il tempo richiesto rendono l’operazione sconveniente per l’investitore comune.

Il ribilanciamento periodico

In questo caso la stessa operazione viene eseguita a intervalli regolari di tempo. Ed è proprio di questo che parleremo, poiché occorre trovare, grazie alla statistica, la periodicità ottimale per ribilanciare.

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L’autocorrelazione

Per capire quale sia la periodicità ottimale per ottimizzare un investimento contrarian faremo uso del concetto di autocorrelazione statistica.

La correlazione è un coefficiente che esprime il legame che esiste tra due grandezze. In particolare l’autocorrelazione dice quanto un certo periodo di investimento sia utile a prevedere il successivo.

Il coefficiente varia tra -100% e +100%. Agli estremi si trovano situazioni irrealistiche. Un valore del 100%, infatti, implica che un periodo di rialzo verrà seguito da ulteriori salite. Mano a mano che ci spostiamo verso il -100% la dipendenza è meno prevedibile.

Per farla breve la periodicità ottimale per ribilanciare un portafoglio è quella trimestrale. Essa, infatti, è quella che restituisce un coefficiente più vicino allo zero che indica la casualità (o indipendenza stocastica).

Esame dei dati storici

L’indice esaminato è l’MSCI World, in euro, con dividendi reinvestiti per il periodo compreso tra il 31/12/1998 e il 30 ottobre 2020.

Ribilanciamento mensile

Il coefficiente di autocorrelazione è del 12,93%. Sebbene si tratti di un dato “modesto” esso è sufficientemente alto per trarre una conclusione. A livello mensile c’è una certa persistenza dei trend.

Un mese positivo, in breve, è seguito, in media, da un altro favorevole. Idem durante le fasi di ribasso. Non è sempre così, ovviamente, e infatti il ribilanciamento mensile era lo standard nei corsi di A Scuola di Investimenti.

Esso, tuttavia, può essere migliorato alla luce dei nostri nuovi studi.

Ribilanciamento trimestrale

In questo caso il coefficiente di autocorrelazione è dello 0,25%. Esso, cioè, implica che i rendimenti dell’indice variano in modo casuale da un trimestre all’altro.

Ribilanciare il portafoglio ogni 3 mesi è conveniente. L’operazione, infatti, evita di vendere o comprare troppo presto. Dobbiamo solo verificare che il ribilanciamento annuale sia meno profittevole.

Ribilanciamento annuale

L’andamento del mercato azionario globale, da un anno all’altro, è piuttosto imprevedibile. Il coefficiente di autocorrelazione, infatti, è del 5,36%. A livello annuale, tuttavia, i trend mostrano una persistenza maggiore rispetto alla periodicità trimestrale.

Tanto più un trend persiste, tanto meno efficace sarà il ribilanciamento.

L’operazione, infatti, fa vendere e comprare troppo presto. Se le quotazioni salgono ciò è penalizzante perché si “scarica” ciò che sta andando bene. Viceversa se le quotazioni scendono si compra mentre il ribasso è ancora in corso.

Alla luce di ciò la frequenza ottimale è quella trimestrale. Ed abbiamo provveduto ad aggiornare i contenuti dei corsi di A Scuola di Investimenti.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

2 commenti
  1. Buongiorno,
    non pensa comunque che un ribilanciamento trimestrale sia tuttavia inefficiente dal punto di vista delle commissioni sulle singole transazioni e anche dal punto di vista fiscale (plusvalenze e minusvalenze non compensabili) specialmente se i ribilanciamenti sono cospicui?

    Cosa ne pensa invece di un ribilanciamento a bande, penso ad esempio al classico 5% / 25% (ma si possono pensare anche a valori diversi)?

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    1. @ Alberto
      Il ribilanciamento è una delle tecniche che insegniamo nei nostri corsi di formazione, cui la rimando per tutti gli approfondimenti. Un cordiale saluto.

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