Tre motivi per cui è impossibile investire in azioni come Warren Buffett

La strategia per investire in azioni di Warren Buffett non è adatta al comune risparmiatore

Warren Buffet è uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, oltre che uno degli uomini più ricchi al mondo. Eppure, la sua strategia per investire in azioni, per quanto semplice è di impossibile applicazione. Per tre distinti motivi.

Nella tarda primavera di quest’anno ho letto il libro “Warren Buffett, l’investitore intelligente” per meglio approfondire le strategie di investimento del più grande investitore al mondo. La sua strategia per investire in azioni è molto semplice, ma è impossibile da applicare per il comune risparmiatore per tre motivi che ora vedremo insieme.

Prima però vorrei fare una premessa: la ricetta di Buffett è davvero molto semplice ed è alla base dell’investimento “value” ossia conservativo. Ricorda sempre che stai acquistando parti di un’azienda e non solo delle azioni, investire in azioni significa sposare per lunghi anni l’azienda in cui metti i soldi, compra azioni di società con business ‘semplici’ e comprensibili e fallo in un momento di crisi durante il quale i prezzi sono palesemente bassi. Tutto qui? Sì, tutto qui. Ma la realtà è più difficile di quello che appare a prima vista.

Le azioni che Warren Buffet preferisce

I settori di investimento da prendere in considerazione se vuoi investire alla “Buffett” sono più semplici di quanto tu possa immaginare. Azioni di aziende che operano nel settore energetico, assicurativo, cementiero e costruzioni, aziende municipalizzate, aziende attive nell’editoria e nel settore alimentare.

Come vedi all’oracolo di Omaha non piacciono né le aziende high tech né quelle all’ultima moda che il tuo consulente ti propone per solleticare il tuo desiderio di guadagno.

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Ma mentre è abbastanza semplice individuare queste azioni attraverso un’analisi del listino, più difficile – se non addirittura impossibile- è seguire l’approccio di Warren Buffett. Stai per scoprire tre ostacoli che, di fatto, ti impediscono di investire come fa l’uomo più ricco al mondo.

Warren Buffett conosce bene le aziende

Il primo ostacolo da superare è la conoscenza approfondita delle aziende le cui azioni sono ‘nel mirino’ del grande investitore.

Buffett non solo ha trascorso anni della sua vita a leggere e studiare i bilanci di tutte le aziende quotate a Wall Street, ma ora che è il principale azionista delle più importanti imprese mondiali (una per tutte: Coca Cola) può parlare direttamente con gli amministratori e influire lui stesso sulla gestione. Per te è impossibile trascorrere giorni e giorni a studiare bilanci alla ricerca di aziende solide in cui investire. Passeresti la tua vita tra le carte e comprometteresti la tua sfera emotiva come è successo a Warren che ha sacrificato il matrimonio all’altare del lavoro.

Le azioni per Buffett sono un investimento “over life”

In tutta la sua vita Warren Buffett ha venduto solo le azioni della Wall Disney, di Mac Donald’s e della AIG. Il suo modo di investire non contempla disinvestimenti. Si acquista e non si vende più, a meno di grossi problemi all’orizzonte. Questo rende impossibile una strategia di investimento per il privato risparmiatore, poiché nessuno è disponibile a non toccare più i propri impieghi per i decenni necessari alla sua rivalutazione. Tutti noi investiamo con l’obiettivo di ottenere un capitale entro una ragionevole scadenza futura, non per l’eternità…

Se la crisi non attacca le azioni, Buffett aspetta

Warren Buffett ha tenuto d’occhio le sue ‘prede’ per anni ed anni prima di intervenire e comprarle. Ha aspettato che le aziende che a lui interessavano attraversassero un periodo di crisi per poi comprarle a prezzi bassi. Ma tu saresti disposto ad aspettare magari otto anni per comprare un’azione per poi non rivenderla più e tenere il tuo capitale immobilizzato per parecchi anni?

E bada bene, non intendo una decina di anni, ma una cinquantina circa!! Io non lo sono. Per questo secondo me è possibile investire in modo redditizio i tuoi risparmi senza ambire ai risultati di Buffett, semplicemente utilizzando strumenti efficienti come ETF, titoli di stato e conti deposito.

Giacomo

12 commenti
  1. Ma come fa a comprare e non vendere più? Comprare e non vendere più significa esaurire la liquidità…o mi sono perso qualcosa?

  2. Post molto interessante, però c’è un punto che mi sfugge: se qualcuno volesse investire come Buffett, non sarebbe sufficiente replicarne il portafoglio?

  3. Volevo cogliere l’occasione, dato che l’articolo in questione me lo ha fatto riaffiorare alla mente, per segnalare un libro molto interessante “Fooled by Randomness” di Nichols Taleb Nassim, uno che nella finanza ha lavorato molto da vicino per decenni.
    Personalmente, l’ho trovato brillante e istruttivo, e sopratutto ha avuto un ruolo chiave nel modificare la mia visione della finanza e degli andamenti dei mercati.
    Senza spendermi in recensioni improvvisate, lascio ai volenterosi l’onere di ricercare maggiori informazioni a riguardo.

    Perché no, può essere anche fonte di interessanti articoli per il blog!

    Sperando di aver fatto cosa gradita (e di non essere andato troppo “off-topic” !).
    Cari investitori, buona giornata.

  4. Il portafoglio di Buffett negli anni ha generato un’incredibile liquidità grazie al pagamento dei dividendi. Penso che sia quella la liquidità utilizzata, oltre a quella rinveniente dagli aumenti di capitale. La Bershire non ha mai distribuito dividendi che io sappia ma ha sempre reinvestito

  5. E’ possibile replicare il portafoglio di Buffett perché lui stesso dice quali sono le società che ha comprato. Il punto è che lo dice una volta all’anno 🙂
    Al massimo uno potrebbe comprare direttamente le azioni della Berkshire anche se a mio avviso è comunque rischioso e la fiscalità non è conveniente. Sul sito della Berkshire trovi (in lingua inglese) i discorsi di Buffett all’assemblea annuale. Può essere uno spunto per iniziare:)

  6. Non sei andato per nulla “off” caro Alberto!!
    Quel libro è davvero molto bello, anche se la traduzione italiana “Giocati dal caso” non gli fa molto onore 🙂
    Grazie per il tuo contributo

  7. Salve vorrei leggere il libro indicato da alberto….mi ha incuriosito…Giacomo quale mi consigli versione in inglese o quella italiana..Inglese un pò lo “mastico” e mi piace,non vorrei che ci fossere ragionamenti tecnici complessi e perderei il senso del libro..

    Proporrei di fare un post permanente o un muro dove i libri interessanti siano raggrupati li!!

  8. Ti consiglio l’edizione in inglese se hai buona dimestichezza con la lingua, perché a mio avviso le versioni originali sono sempre da preferirsi. La libreria play.com lo vende senza addebitare spese di spedizione, io i libri inglesi li compro tutti lì 🙂
    Cercherò di accontentarti e studierò una specie di “muretto” (come quello di Alassio) nel quale inserire i libri. Non ti prometto nulla ma valuterò con attenzione la cosa…

  9. Ciao Giacomo, ho apprezzato moltissimo questo articolo che hai postato poichè sono uno studioso della Buffettology e il mio modo di fare Trading è in questi ultimi anni fortemente influenzato dai suoi precetti. Ti voglio se me lo consenti segnalare un video che ho caricato sul mio canale YouTube che è molto in tema con i concetti che hai inserito in questo articolo, ecco il link: http://www.youtube.com/watch?v=VF8AqB2MwoI Spero che i tuoi followers apprezzeranno il mio lavoro! A presto!

  10. Ciao Michele,
    è un piacere leggere il tuo commento sul mio blog. Michele è una persona che si occupa di trading e di borsa, oltre che un amico, per cui sono lieto di segnalare il suo video su youtube.
    A presto

  11. Non puoi replicarlo perché non puoi replicare il momento in cui ha acquistato.
    Le azioni Coca Cola le ha acquistate che valevano 6 dollari… Da lì il.guadagno. Se compri in un momento di ipercomprato rischi di essere in perdita per anni

  12. @ Andrea
    Stai commettendo un errore. Se Coca Cola fosse in ipercomprato Buffett l’avrebbe venduta. Si diventa investitori “veri” nel momento in cui si smette di essere ossessionati dal market timing e dall’andamento dei mercati nel breve periodo per concentrarsi su ciò che conta davvero.

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