crisi euro

La crisi dell’euro, il default dell’Italia e Agatha Christie

Un post sulla crisi dell’euro che non fornisce ricette ma lucide considerazioni

In un momento difficile per l’euro e per l’Italia un post che non promette miracoli né previsioni. Ma solo alcune idee su come affrontare la crisi dell’euro senza farsi troppo male.

Sull’Italia si sta abbattendo una speculazione senza precedenti. Certo l’Euro è in crisi, ma la speculazione gioca un ruolo importante. Ormai i “gambler” scommettono che i Paesi dell’Europa salteranno uno ad uno come gli indiani del celebre romanzo di Agatha Christie. Come faccio a dire che gran parte di quello che sta accadendo è generato dalla speculazione?

Guardiamo per un attimo ai dati del Giappone: il debito pubblico ha superato il 200% del Pil senza che nessuno si accanisca contro. Ma l’Italia è davvero in pericolo di default?

Cosa accadrebbe se l’Italia andasse in default

“E’ il caso di vendere i miei BTP?”. La domanda, dettata dalla paura, fa a pugni con una realtà disarmante. I prezzi dei nostri titoli di stato sono scesi così tanto che venderli significherebbe accettare già ORA un haircut. Esatto: il tanto temuto taglio del valore nominale dei titoli in circolazione è già riflesso nelle quotazioni dei BTP.

La prima considerazione che voglio fare con te è questa: se l’Italia va in default la prima cosa che è ragionevole attendersi è una riduzione del valore nominale dei BTP in circolazione. Ma oggi questa riduzione c’è già. Per la serie: se vendi subisci il taglio, se tieni potresti subirlo (anche se per onestà non possiamo conoscerne l’ammontare).In altre parole le quotazioni stanno scontando lo scenario peggiore, per cui liquidare significa avere un danno notevole.

Regola nro 1 (di buon senso): aspetta a vendere i BTP

Il grafico sotto riportato mostra l’andamento dell’indice MTS dei BTP. Come vedi, dopo il crollo di novembre una ripresa c’è stata e la situazione – critica – appare comunque meno drammatica di quanto non lo fosse sette mesi fa. La crisi dell’euro è peggiorata, ma l’Italia ha recuperato credibilità.

Non so che cosa succederà, ma di certo i mercati sono in mano ad una follia in parte irrazionale. Che non possiamo ignorare. Da qui la seconda regola prudenziale:

regola nro 2: non comprare più BTP ma aspetta lo sviluppo degli eventi a livello europeo

Tre misure per risolvere la crisi dell’euro

Come mai il Giappone non è oggetto della speculazione?
Semplicemente perché la sovranità monetaria appartiene alla nazione stessa. Ecco perché, secondo me, la speculazione finirà se si darà potere di stampa della moneta alla BCE. Questo è il primo passo da realizzare. Sapendo che c’è un prestatore di ultima istanza gli speculatori molleranno la presa.

Ti illustrerò il concetto con un esempio. Immagina di essere nel deserto e di avere poca acqua. Per te quell’unico bicchiere fresco ha un valore illimitato, vero? Man mano che cresce la tua sete sale anche la somma che sei disposto a pagare per averlo. Poi all’improvviso scopri una fontana da cui sgorga acqua freschissima.Saresti ancora disposto a pagare oro per avere il bicchiere di prima? Ecco come l’intervento istituzionalizzato della BCE parerebbe la speculazione, alleviando la crisi dell’euro.

Il secondo passo riguarda la necessità di unificare i debiti pubblici attraverso la creazione degli Eurobond. In questo modo vi sarebbe un unico debito europeo (che ammonterebbe a circa il 90% del Pil) garantito dalla BCE che servirebbe per soccorrere i debiti provinciali dei singoli stati.

Infine, occorre creare un fondo di garanzia per i depositi bancari europei.

Ieri camminavo per le strade del centro e notavo la differenza tra i balconi dei frontisti. Alcuni belli, fioriti ed esteticamente gradevoli. Altri decisamente brutti. Come può una via essere bella se permettiamo ad ogni abitante di gestire in autonomia il proprio balcone?

Allo stesso modo come possiamo uscire dalla crisi dell’euro e dai timori di default dell’Italia se manca un coordinamento centrale?

Concludo questo post con due considerazioni:

  • non so se l’Italia andrà in default. Sinceramente credo di no, perché a differenza della Spagna e della Grecia disponiamo di un patrimonio pubblico immenso, e di una struttura produttiva.
  • La situazione è molto grave ma non senza ritorno, per cui non incrementerei ulteriorimente i miei investimenti in BTP ma nemmeno liquiderei quelli che possiedo.

Verserei il nuovo risparmio su un conto deposito nell’attesa di vedere cosa accadrà (ammesso che qualche cosa accada) nel summit di fine giugno. E speriamo che arrivi la svolta politica che scriva la parola fine alla crisi dell’euro.

Spiazzata la speculazione i timori di default dei singoli stati e dell’Italia svaniranno. E i piccoli indiani resteranno nel centrotavola. Ora passo la tastiera a te per leggere che cosa ne pensi nei commenti…

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Comments

  • ALESSIO

    Ciao Giacomo , personalmente continuero’ a comprare btp fino al raggiungimento annuale dell’obiettivo pensionistico ,arrestarmi ora non cambierebbe granche’.

    un saluto Alessio

    • Giacomo

      @ Alessio

      Se guardiamo il lato pensionistico la penso anche io come te. Se salta l’Italia non avremmo più comunque la pensione, nemmeno avessimo scelto un Fondo pensione a gestione separata perché, come sai, le assicurazioni sono piene zeppe di titoli di stato…

  • Nicola

    Quando a dicembre scorso eravamo nello stesso clima e comprai BTPI-15ST19 2,35% a 80 per poi rivendere a febbraio succesiovo a 95 realizzando una performance che mai avevo ottenuto prima (90 % annuo? non sono esperto di questi calcoli). Adesso lo stesso titolo è sceso ad 82,8 e mi sembra di nuovo appetibile, e mi piacerebbe ripetere l’impresa (Ma ci sono una marea di btp o titoli “Italy”, il btp che ho citato è solo uno molti appetibili). Ma adesso ci consigli di non far nulla e aspettare utilizzando un conto deposito.
    Però da quello che ci hai insegnato, se dovesse verificarsi un default dell’Italia, sarebbe tutto a rischio, qualsiasi cosa faccia, sia che usi conti deposito, sia che compri qualsiasi titolo italiano o estero, sia che compri una seconda casa o che nasconda i soldi nel materasso. A meno che non che non vada all’estero ad aprire un c/c, cosa per me improbabile. E’ vero che i conti correnti hanno il fondo di tutela, ma in caso di deafault di un intero stato, sarebbe solvibile? Mi chiedo perchè non approfittare, anche perchè in caso di riduzione del valore nominale, oggi compriamo già a prezzo ridotto. Cosa ne pensi? Davvero pensi che ci sia un rischio, sia pur minimo, che l’Italia vada in default, nonstante la pressione fiscale esagerata di questi ultimi tempi?

    • Giacomo

      @ Nicola
      Non credo che l’Italia salti, ma per onestà non posso dare per certo al 100% che tutto finirà bene.
      Lo credo, perché ritengo che il nostro Paese sia strategico per gli equilibri del mondo intero, e che se dovesse esplodere le onde lunghe arriverebbero fino agli Stati Uniti e all’Asia.
      Però non me la sento di mettere la mano sul fuoco che la classe politica attuerà finalmente le riforme. Per questo aspetterei i prossimi 15 giorni per decidere che cosa fare.

      Da un lato ci saranno le elezioni in Grecia, dall’altro il summit europeo. Da quello che accadrà dipenderà il nostro futuro economico. Io comunque continuo a sperare per il meglio…(e a credere che la ‘sfangheremo’ anche questa volta).

  • ROB

    La Germania, con i tassi nominali che tendono a zero (e tassi reali negativi) sta riducendo il suo stock di debito pubblico (indovinate a spese di chi). Una conseguenza del default dell’Italia sarebbe la sparizione immediata di una parte dello stock di risparmio privato degli italiani (e di chi investe in titoli di stato italiani) ma a questo punto il giocattolo che permette alla Germania di ridurre il suo debito a spese di qualcun altro si incepperebbe e quindi…

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Saver.

    P.S. una curiosità: questo cognome (so che è uno pseudonimo) è da leggere alla veneta con l’accento acuto sulla seconda e (Savér per intenderci, col significato di sapere) e non all’anglosassone ( che avrebbe una vaga attinenza con il risparmio … to save). Il che vuol dire che lavoravi, da bancario, in una cassa di risparmio, o che dai consigli per risparmiare…vabbè scusa la digressione ma sono curioso…

    • Giacomo

      @ ROB
      Concordo con te. L’Italia è incastonata in Europa, se fallisse crerebbe una voragine e una recessione tale a livello mondiale che risucchierebbe anche la Germania.
      Non dimentichiamo che gran parte del Pil tedesco deriva proprio dalle esportazioni e che, in caso di fallimento nostro e di esplosione dell’euro, il nuovo Marco si rivaluterebbe moltissimo creando problemi alla Germania.
      Saver è uno pseudonimo: http://www.segretibancari.com/a-proposito/chi-e-giacomo/
      L’ho coniato pensando proprio a colui che risparmia (e insegna a farlo) :)
      La curiosità è sempre lecita e ben accetta!!
      Un caro saluto

  • Matteo

    Il ragionamento di Giacomo è giusto. Però se l’inflazione aumenta, comunque il rendimento reale dei BTP diminuisce. Ed ecco che risalta fuori la convenienza dei BTPi.
    Comunque non è il caso di vendere ora: la cura sarebbe peggiore del male. Varrebbe la pena solo nel caso si prospettasse uno scenario tipo Argentina: a quel punto bisognerebbe comprare biglietti da 100$ e metterli in casa. A quel punto sarebbe la legge della giungla: niente conti deposito e zero tutele, sia sui depositi che su pensioni e sanità. Almeno a mio modesto parere.
    Come faceva notare Giacomo, l’Italia è un è Paese diverso da Spagna e Grecia (questi ad esempio non sono membri del G8, non partecipano in missioni all’estero nella misura dell’Italia, etc..). Quindi non credo ci sarà un default o un haircut. Siamo “too big to fail”.
    Aspettiamo le elezioni in Germania: quella potrebbe essere la fine della crisi del debito sovrano.

  • Vincenzo

    Caro Giacomo, Lei suggerisce di attendere fine mese, ma mi chiedevo: per un cassettista che non ha esigenza di ottenere il rimborso a breve, potrebbe essere più conveniente comprare dopo le elezioni ma prima del summit europeo. In tal caso gioverebbe dell’ “effetto Grecia” sul prezzo d’acquisto che però potrebbe risalire se a fine mese si adotteranno soluzioni politiche quantomeno decenti; o se, come probabile, a luglio dovesse arrivare nuova ondata di LTRO dalla BCE o un taglio dei tassi. E’ ragionevole come strategia?
    Grazie e un caro saluto

    • Giacomo

      @ Vincenzo
      Nel caso converrebbe comprare prima delle elezioni. Non appena i timori di disfatta dell’Unione e di default dell’Euro saranno mitigati anche lo spread tornerà a scendere.
      E per benficiare dei tassi di interesse attuali sarebbe troppo tardi…

  • sergio

    Caro Giacomo, penso che quello che dici sia condivisibile però punterei su questi punti:
    1) la situazione area euro è peggiorata da novembre 2011 ma i BTP lunghi quotano più alti del 10% rispetto a novembre ergo l’Italia è considerata meno a rischio
    2) se l’Europa adotta finalmente le misure che servono questa potrebbe essere l’ultima occasione per guadagnare a due cifre sui BTP
    3) TUTTE LE SOLUZIONI AL PROBLEMA EURO passano per la stampa di moneta quindi inflazione
    4) l’unica salvezza parziale (per chi ha casa, lavoro o pensione in Italia) è tenere i risparmi all’estero o sotto il materasso o in titoli in valute sicure in una banca estera in Italia (ad es. Barclays)
    5) il default dell’Italia passerebbe da un haircut + allungamento durata BTP

    quindi il mio consiglio è sempre la strategia che ho adottato a novembre e che si è rilevata vincente.
    Chi è già investito in BTP corti o medi dovrebbe venderli anche in perdita e con lo stesso importo comprare BTP lunghi (2037-2041) con il minor prezzo assoluto (dividendo tra indicizzati e non col 60% a favore dei primi). Questo aumenta molto la protezione in caso di haircut e allungamento durata e aumenta anche la leva di guadagno nel caso le cose si sistemino per il meglio. L’unica ragione per non comprare BTP oggi è tenere la liquidità per scappare …. ma quanto potrebbe durare l’impasse ? Se uno fosse rimasto liquido dall’inizio della crisi (diciamo 2 anni) avrebbe già perso circa il 9% di mancato rendimento che detratto da un BTP indicizzato 2041 che quota 67 farebbe già scontare un taglio del 50%

    Grazie e un abbraccio
    Sergio

    • Giacomo

      @ Sergio
      Grazie a te per aver trovato il tempo di condivdere con noi la tua esperienza!!

  • sergio

    Scusa Giacomo ma ho dimenticato di chiederti cosa pensi del fatto di investire indirettamente nei titoli di stato acquistando azioni di Intesa e Unicredit che ne sono piene e quotano a un terzo del valore dei loro asset ? E anche della strategia di attendere come dici tu fino all’arrivo di soluzioni concrete e definitive al problema euro (ammesso che siano vicine) per poi cavalcare il recupero dei BTP con un etf a leva 2 ?

    Grazie ancora
    Sergio

    • Nicola

      Non sapevo esistessero etf a leva 2 sui btp. Avresti un riferimento isin, così gli do uno sguardo? Grazie

      • sergio

        Ciao Nicola, ecco i riferimenti dei due ETF Lyxor (uno a leva 2x e uno a leva -2x, cioè guadagni il doppio quando il future scende e viceversa):
        FR0011023639
        FR0011023621
        Maneggiare con cura !!!
        Ciao
        Sergio

        • Nicola

          Grazie 1000.

    • Giacomo

      @ Sergio
      E’ un’ ottima idea per chi ha tempo davanti e sangue freddo. La situazione delle banche oggi non è rosea il trend è negativo e ci vorrà tempo affinché i prezzi delle azioni ritornino a riflettere in modo corretto i fondamentali.
      Ma certo questa potrebbe essere un’occasione ghiotta. Il tuo ragionamento è assolutamente corretto!!
      Buon week end :)

  • bob

    Più che ad una specie di FED europea che rilasci moneta(scelta sacrosanta) credo che gli speculatori-investitori vogliano la garanzia della Gemania, per questo gli eurobond o qualsiasi altra formula sarà accetta, ma l’importante, per dirla in soldoni, è che agli investitori sia detto chiaro e tondo: la Germania garantisce questo debito.

    Messa in questi termini, capisco le riluttanze tedesche…ma come si dice, volevano la bicicletta e ora devono pedalare:volevano l’euro, un nuovo mercato di esportazione tutto in euro senza marco forte—>pil in aumento, con la crisi, debito tedesco in diminuzione, ci rendiamo conto che si sta attuando la politica tedesca della austerità per paesi che hanno bisogno di tutt’altro?

    in poche parole, o la Germania capisce che l’Europa nn è roba solo sua, o va tutto a ramengo e bisogna capire se i tedeschi hanno un piano B per la fine dell’euro

    io…temo

  • sergio

    La Germania non è disponibile a garantire i debiti degli stati deboli e francamente preferisco così !!!!
    Immagina i nostri politici quanti disastri potrebbero ancora combinare se non avessero più la paura dello spread … già così dopo 6 mesi di tremenda burrasca NON HANNO ANCORA TAGLIATO UN EURO DI SPESA PUBBLICA !!!!
    La soluzione praticabile penso sia solo quella di un risanamento drastico e di rigore stabile nella spesa (altro che spending review) almeno paragonabile a quello tedesco, da cui siamo ancora lontano anni luce ….. ma fatto questo non servirà più la garanzia della Germania perché la speculazione non giocherà più contro di noi come fa GIUSTAMENTE adesso.

    ciao
    Sergio

  • Luca

    Concordo con tutti voi. A proposito di “spending review” (il fatto che dei tecnici chiamino un supertecnico mi fa veramente ridere…) vorrei porre alla vostra attenzione un fattore che, secondo me, è importante e che ci differenzia dagli altri Stati: il sistema sanitario. ll nostro SSN è sostanzialmente gratuito e sul bilancio di uno Stato questo pesa. Il tutto, però, è un’arma a doppio taglio:infatti se da un lato l’essere gratuito è un fattore troppo spesso dimenticato, dall’altro gli sprechi sono immensi. Colgo l’occasione per complimentarmi con Giacomo per i suoi interessantissimi post.
    Ciao, Luca

  • giuseppe

    o in titoli in valute sicure in una banca estera in Italia (ad es. Barclays)……..ma non si era detto che le banche estere in Italia non sarebbero comunque sicure ( vedi DBank ) proprio perchè società aperte nel nostro stato???
    .Un conto è avere un deposito titoli in iTALIA ED UN ALTRO DOVER PARTIRE PER APRIRNE UN ALTRO FUORI.
    Gradirei da voi un chiarimento.
    Un saluto cordiale3y7

    • Giacomo

      @ Giuseppe
      Non fare confusione. Un conto sono le filiali di banca estera in Italia, altro conto sono le banche operanti in Italia come Spa italiane ma controllate da gruppi banci esteri.

      Deutsche Bank ad esempio è DB ITalia SpA non è una filiale di Deutsche Bank AG di Francoforte. Ovviamente le filiali estere in Italia dovrebbero essere più tutelate delle SpA in caso estremo di default. Io, comunque, ribadisco che per essere sicuri al 100% conviene avere un conto in una banca estera all’estero.

      Se ti rivolgi ad una filiale estera in Italia forse potrai aprire un c/c in una succursale estera senza varcare il confine :)

  • giuseppe

    I BTP sono sicuri quanto i Bund. Se c’è il default….
    Per questo motivo voglio gettare qui una provocazione:
    se dovesse esserci un default dell’Italia causato dalla crisi, i BTP e i Bund probabilmente sarebbero sullo stesso piano. A meno che tu non detenga i titoli tedeschi in deposito presso una banca all’estero.
    E bada bene, non una dipendenza italiana di una banca estera ma una succursale fuori dall’Italia. Ad esempio la Deutsche Bank che opera qui da noi non è più tedesca di quanto lo siamo noi due. Si tratta, infatti, di una s.p.a. costituita in Italia e operante qui al pari di tutte le banche italiane.
    Se vuoi essere sicuro, a questo punto, varca il confine e apri il conto in una filiale Deutsche Bank tedesca o austriaca, ma non farlo presso una dipendenza italiana perché ciò equivarrebbe a tenere i soldi all’Unicredit, tanto per fare un nome.

    Questo è stato scritto in un altro blog il 01.giugno scorso.
    GIACOMO AIUTOOOO!!!!!

    • Giacomo

      @ Giuseppe
      Infatti… l’ho scritto io in un altro post.
      Ma non ho capito francamente dove sta la provocazione…

  • giuseppe

    Ooops! credo che nella fretta di scrivere ho dimenticato parte del testo.
    La mia “non voleva essere assolutamente una provocazione ” anzi… mi riferivo al post di Sergio del 14 scorso quando scrive di eventualmente aprire un conto C/ o la Barclay’s in Italia con titoli in valuta diversa dall’euro .
    Allora mi sono ricordato del tuo consiglio del 01 giugno scorso sul tuo blog riguardante i BTP .
    In sintesi la mia domanda era : aprire un conto in Barclays in Italia è una operazione sensata oppure no??
    Tutto qui.
    Grazie ancora per i Tuoi consigli
    Con stima

    Giuseppe

    • Giacomo

      @ Giuseppe
      Non avevo capito il senso del tuo messaggio, ma ora è tutto chiaro :)
      Direi di sì perché a quanto vedo sul loro sito quelle in Italia sono dipendenze di Barclays Uk (infattè è un Plc e non una S.p.A.).
      Un caro saluto!!

      • giuseppe

        Ho letto che comunque non è una soluzione sicura perchè ( come in argentina ) lo stato potrebbe applicare la legge che chiude i cc bancari ai cittadini ” residenti ” nello stato in cui il cc è stato aperto, a prescindere se la banca è una dipendenza di una banca straniera.
        Puoi confermarmi ciò?
        Occorre proprio andare in svizzera ( o altro stato sicuro ) personalmente per aprire un cc bancario??

        Grazie mille
        Ti seguo con vero interesse.
        Saluti

        • Giacomo

          @ Giuseppe
          Purtroppo hai ragione: lo Stato può cambiare le carte in tavola quando e come vuole e quindi bloccare i conti correnti dei residenti.
          Se vuoi essere sicuro al 100% anche in caso di disastro totale (fine dell’euro) è bene aprire un conto all’estero ad esempio in Svizzera.
          Per fare ciò dovrai andare di persona presso una filiale di una banca locale, poi potrai movimentare il tuo c/c dall’Italia via internet.
          Grazie per i complimenti!

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