Asta BOT aprile 2020: le novità

asta bot aprile 2020

L’asta dei BOT di fine aprile 2020 conferma la preferenza per la liquidità, mentre negli altri mercati prevale il pessimismo.

Asta Bot aprile 2020

Il 28 aprile il Ministero del Tesoro ha collocato due tipi di BOT. In particolare ha emesso i cosiddetti buoni flessibili cui si aggiungono i soliti titoli semestrali.

I risultati dell’asta sono importanti prevalentemente grazie al loro valore segnaletico. A causa dei bassi rendimenti, infatti, i Buoni Ordinari del Tesoro non sono più adatti ai singoli risparmiatori.

La lettura ragionata dei dati, al contrario, permette di trarre utili indicazioni sull’andamento del mercato dei capitali.

Caratteristiche dei BOT emessi

Ecco, in breve, i BOT piazzati nell’ultima asta:

  • 7 miliardi di euro di BOT semestrali, scadenza 30/10/2020, ISIN IT0005406738
  • 3,5 miliardi di euro di BOT flessibili, scadenza 14/7/2020, ISIN IT0005407009

Rendimento dei BOT

Gli interessi pagati dai BOT sono bassissimi. A titolo di esempio, i semestrali rendono lo 0,227% lordo, mentre i flessibili lo 0,034%. Occorre tenere conto, in aggiunta, delle commissioni bancarie, dell’imposta sul conto titoli e della ritenuta sugli interessi.

Tutto ciò ci conduce ad una conclusione: sebbene un tempo i BOT fossero amati dagli investitori privati, oggi essi sono appannaggio degli istituzionali. Le banche, ad esempio, li comprano per rispettare gli obblighi loro imposti dalla BCE.

Rapporto di copertura

Come è noto il rapporto di copertura mette in relazione la domanda e l’offerta dei BOT ad una certa asta. Si tratta, in sostanza, di un dato utile a valutare il gradimento dei Buoni del Tesoro tra gli operatori.

Per farla breve, i BOT semestrali hanno ricevuto richieste per circa 11 milioni di euro. Il rapporto di copertura, pertanto, è dell’1,57. I titoli flessibili, invece, hanno avuto richieste per 7,4 miliardi. Ne segue che il rapporto di copertura è di 2,10.

Tre novità dall’asta dei BOT

Saper leggere i dati è importante, ma saperli interpretare lo è ancora di più. Ecco, in sintesi, le cose “non dette” dai numeri appena visti.

Lo Stato è assetato di liquidità

Le misure contenitive della crisi da COVID-19 richiedono al Tesoro risorse notevoli. Molte di queste, in particolare, devono essere disponibili rapidamente.

Per tale ragione il Ministero ha fatto ricorso ai titoli del “debito fluttuante“. Grazie alla breve scadenza, infatti, i BOT hanno incontrato le esigenze degli investitori istituzionali, raccogliendo parecchio denaro.

Tuttavia i rendimenti sono cresciuti. Intendo dire, ad esempio, che il BOT semestrale ha un rendimento di 17 punti base superiore a quello collocato nell’asta precedente. Si tratta di un valore che non si vedeva dall’agosto 2018. Esso esprime come ci sia una certa tensione sui titoli pubblici, nonostante la domanda elevata.

Mercati in preda al pessimismo

Sebbene i BOT siano sottoscritti soprattutto dalle banche, la forte domanda mostra il pessimismo prevalente sui mercati. I titoli a brevissimo termine, infatti, sono stati i più richiesti.

In aggiunta giova segnalare le statistiche dell’American Association of Individual Investors. Esse mostrano che il 50% degli investitori americani sia pessimista sul futuro dei mercati finanziari. A riprova di ciò, gli ottimisti sono solo il 25%.

La liquidità è l’asset preferito

A completamento del discorso è utile notare come la corsa ai BOT abbia riguardato, in modo indiretto, anche i risparmiatori privati. A marzo 2020, infatti, la sottoscrizione di fondi monetari ha raggiunto gli 823,4 miliardi.

Si tratta di un dato interessante che mostra come, durante le crisi, gli investitori preferiscano la liquidità. Dai fondi azionari sono usciti 50 miliardi, mentre il grosso dei deflussi ha riguardato i prodotti obbligazionari. Questi, in sintesi, hanno subito riscatti per 284,6 miliardi di euro.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO Segreti Bancari

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