La carbon bubble creerà la crisi finanziaria del 2020?

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La prossima crisi finanziaria arriverà nel 2020 per colpa della sottovalutazione degli effetti dei cambiamenti climatici?

Crisi finanziaria 2020?

Come ogni anno le previsioni circa il futuro andamento dei mercati azionari si sprecano. In particolare, dopo un periodo positivo, immancabilmente si affacciano i catastrofisti.

Questi ultimi concentrano la propria attenzione su un fatto di attualità per trarre la conclusione che una nuova crisi finanziaria è alle porte.

Il rischio è davvero grosso. Le crisi finanziarie arrivano quando il rischio si accumula in sordina, senza essere notato. – Lord Nicholas Stern, London School of Economics.

In aggiunta anche Jeremy Grantham, uno dei più lucidi profeti della crisi del 2008, sostiene che sarà la carbon bubble a fare esplodere una nuova crisi finanziaria globale.

Quest’ultima, in breve, inizierebbe dall’implosione delle quotazioni azionarie delle aziende coinvolte nell’utilizzo dei combustibili fossili.

La “carbon bubble”

Il termine ha visto la luce per la prima volta nel 2013. Esso fa riferimento ad un crollo repentino delle quotazioni delle società energetiche causato dalla eccessiva valutazione delle scorte dei combustibili fossili.

Questi ultimi, in sintesi, non potranno più essere usati a causa del “climate change“. L’inutilizzo degli stessi provocherebbe pertanto una forte svalutazione. Questa a sua volta implicherebbe lo sgonfio di una sorta di bolla.

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Il contesto della bolla da carbone

L’innesco di una nuova crisi finanziaria globale potrebbe essere provocato dal noto fenomeno del riscaldamento globale.

Se l’aumento della temperatura media terrestre non sarà limitato a 2 gradi centigradi da qui al 2100, ci saranno cambiamenti climatici irreversibili.

Il grafico che segue mostra l’andamento delle emissioni di CO2 nel corso degli ultimi anni:

emissioni globali di CO2 anno per anno

Proprio l’impossibilità ad usare combustibili fossili per non danneggiare ulteriormente il pianeta sarebbe la causa della perdita di valore delle scorte. E dello scoppio della crisi.

Effetti della carbon bubble

Gli effetti della deflagrazione della bolla da combustibile fossile sarebbero devastanti. Anzitutto si stima che l’impatto della stessa sull’economia globale si situi tra 1 e 4 trilioni di dollari.

Oltre alle implicazioni ambientali, note a tutti, la crisi finanziaria che ne deriverebbe sarebbe particolarmente dura. Gli indici azionari potrebbero perdere oltre il 50%, come accadde in occasione di crisi precedenti.

Carbon bubble e crisi finanziaria

A nostro avviso però non sarà la carbon bubble a creare una crisi finanziaria nel 2020. Ecco, in sintesi, le ragioni per cui non appaiono pericoli imminenti.

La risposta al climate change richiede tempo

Onestamente non abbiamo dati sufficienti per affermare che le scorte di combustibili fossili sono o non sono sopravvalutate.

Al contrario, tuttavia, possiamo affermare che l’utilizzo di fonti energetiche pulite richiederà tempo. Se anche ci fosse una bolla speculativa tra le società energetiche, questa sarebbe al momento “latente”.

La green economy è una grande opportunità

Il business dell’economia verde, circolare, o dir che si voglia, è enorme. Gli effetti di una crisi finanziaria potrebbero essere compensati dal benefico impatto sul Pil mondiale collegato ai nuovi investimenti verdi.

Christine Lagarde, dal forum di Davos di fine gennaio 2020 ha ribadito l’intenzione della BCE di introdurre nei modelli della Banca l’impatto finanziario a lungo termine della crisi climatica.

In breve anche i Regolatori per antonomasia seguono da vicino la faccenda.

La parola al mercato

Per concludere, ho esaminato un ETF azionario, l‘Amundi su MSCI World Energy alla ricerca di anomalie evidenti. Il grafico che segue ne mostra l’andamento storico:

etf amundi msci world energy

In breve, il settore energetico è in trend ribassista dall’autunno 2018.

Infatti:

  • la rottura della media mobile a 40 settimane, avvenuta a fine 2018 è stato un primo segnale ribassista;
  • a breve distanza c’è stata la rottura della linea di tendenza che conteneva il rialzo dal 2016;
  • una nuova linea di tendenza ribassista si è delineata.

Non sembra quindi esserci un pericolo imminente di crollo delle quotazioni. Le bolle, o le crisi, scoppiano di solito al culmine di un rialzo del sottostante.

Infine il ribasso del settore si accompagna con una volatilità contenuta, segno che sui mercati non c’è “disordine”, né panico.

Ed ora?

La paura dello scoppio di una nuova crisi finanziaria nel 2020 è solo uno degli ostacoli che l’investitore deve superare se vuole ottenere performance.

Intendo dire che oggi siamo sommersi da informazioni finanziarie, la cui lettura ed analisi richiede tempo e conoscenze che molto spesso le persone non hanno.

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Giacomo Saver – CEO di SegretiBancari

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