Tre crisi finanziarie a confronto

crisi finanziarie

Le ultime tre crisi finanziarie ci offrono insegnamenti preziosi su cosa ci attende in futuro: maggiore instabilità ma anche tempi di recupero più brevi.

La crisi finanziaria del 2000

Cause

L’arrivo del nuovo millennio portò con sé una grave crisi economica. Essa, in particolare, affondava le radici nell”esuberanza irrazionale” dei mercati azionari.

Gli anni ’90, infatti, videro una crescita esponenziale degli indici di borsa. Il mercato attirava orde di investitori e di speculatori impazienti di arricchirsi in tempi brevi. La possibilità di accedere ai mercati in tempo reale, inoltre, esasperò l’avidità delle masse trasformando i mercati in un grande casinò.

Persone che fino a poco prima avevano investito in titoli di stato, ora discutevano delle azioni delle “new economy” e trascorrevano le proprie giornate al pc a comprare e vendere.

Al contrario di ciò avrebbe fatto un investitore consapevole, nessuno si preoccupava di studiare le basi della finanza. Storditi da prezzi che raddoppiavano nel corso di una notte gli investitori compravano, nella fallace convinzione che l’arrivo di una “nuova era” avrebbe offerto prosperità per tutti. E che i mercati al ribasso appartenevano al passato.

La grande bolla speculativa scoppiò nel marzo del 2000. Intendo dire che la mancanza di nuovi compratori fece crollare i prezzi. Il ribasso gettò fuori dal mercato tutti coloro i quali non erano preparati ad affrontarlo a causa della mancanza di un metodo di investimento e della consapevolezza.

Effetti

Dai massimi di marzo 2000 ai minimi di ottobre 2002, l’indice azionario Usa, S&P 500, perse il 51%. Il crollo durò più di 900 giorni.

La borsa Usa, senza contare i dividendi, rivide i valori pre crisi solo nel 2008, prima di cadere una seconda volta.

È interessante notare, tuttavia, come dal 2002 al 2008 lo Standard and Poor’s sia cresciuto moltissimo. Questo, in breve, guadagnò il 105%, mentre il rialzo durò 1827 giorni.

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La crisi finanziaria del 2008

Cause

La bolla del mercato immobiliare, insieme con la finanza “creativa” e l’esplosione del debito, crearono una nuova crisi finanziaria.

In particolare l’aumento del prezzo delle casa permetteva ai cittadini americani di richiedere nuovi finanziamenti. Infatti, poiché il valore degli immobili cresceva, e dato che le banche finanziavano una percentuale del valore corrente degli stessi, era facile ottenere altri soldi a prestito.

Oltre a ciò stava crescendo un mercato basato sulla “cartolarizzazione” dei mutui ipotecari. In breve le banche vendevano i mutui a società “veicolo” che li compravano attraverso l’emissione di obbligazioni.

Queste ultime, poi, venivano vendute ad ignari risparmiatori che le compravano inconsapevoli dei rischi. Le obbligazioni, inoltre, venivano acquistate da altre società, che si finanziavano con emissione di ulteriore debito.

Il castello di carta che si stava costruendo avrebbe retto solo fino a che il settore immobiliare era in crescita. Il crollo dei prezzi delle case, infatti, provocò una serie di insolvenze, che si scaricarono sul valore dei titoli “derivati” fino ad annullarne il valore.

Effetti

Il mercato azionario Usa crollò. L’S&P 500, in particolare, perse il 59% nell’arco di 511 giorni. Dai massimi di ottobre 2007 ai minimi di marzo 2009 l’indice passò da 1.578 punti a 656.

Il rialzo successivo fu a dir poco spettacolare. Dal marzo del 2009, infatti, la borsa americana si riprese portando l’indice al valore record di 3.380 punti a metà febbraio 2020.

Durante questo periodo la borsa Usa guadagnò il 430%, senza contare i dividendi. Inoltre il rialzo durò, senza grosse interruzioni, 4000 giorni.

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La crisi sanitaria del 2020

Cause

Delle cause, effetti, ed operatività connesse con la crisi attuale abbiamo parlato spesso all’interno di INVESTO, la newsletter premium di Segreti Bancari.

È utile, tuttavia, ricordare come l’emergenza economica del 2020 derivi da un elemento esterno. A differenza delle altre crisi, infatti, è stato il COVID-19, un virus della famiglia SARS, a scatenare una “recessione da isolamento“.

La sottostima della pericolosità del virus, insieme con l’elevato livello di contagiosità, hanno imposto l’isolamento forzato, “lockdown”, con costi economici e sociali altissimi.

Effetti

Nel primo mese dell’anno i mercati azionari hanno sottostimato gli effetti del coronavirus. In sintesi era convinzione diffusa che il COVID-19 sarebbe stato un fenomeno passeggero, in grado di esaurire i propri effetti nel primo trimestre del 2020.

La violenza di riproduzione del virus mandò i mercati in crisi. Dal 18 febbraio al 23 marzo l’indice S&P 500 perse il 35% in 34 giorni. Sebbene la crisi sia ancora in corso, e non sia possibile escludere ulteriori ribassi, risulta evidente la rapidità del crollo.

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Tre lezioni dalle crisi finanziarie passate

Aumento della frequenza

Le crisi finanziarie fanno parte della vita economica. Esse, tuttavia, sono destinate ad accentuarsi con il passare del tempo.

In breve, dal grande crollo del 1929 a quello del 1966 sono passati 37 anni. Il decennio che va dal 2000 al 2010, invece, ha visto due grandi ribassi. Il 2020 ha portato con sé una nuova crisi innescata questa volta da un fattore esterno.

A causa della maggiore interrelazione tra le economie e della concorrenza, in futuro è ragionevole aspettarsi crisi e cadute dei mercati con maggiore frequenza.

Riduzione della durata

Sebbene l’ipotesi sia da verificare, è ragionevole immaginare che il tempo di recupero dei mercati si vada via via riducendo. In breve, ogni crisi finanziaria dura meno della precedente, per effetto della capacità dei regolatori di autoapprendere dagli errori precedenti.

Questa è senza dubbio una notizia positiva per l’investitore, che può contare su una “risalita dagli inferi” in tempi sopportabili.

Aumento dell’intensità

Al contrario ogni crisi sembra essere più intensa della precedente. A titolo di esempio nel 2020 in soli 30 giorni il mercato azionario Usa perse il 30%.

La rapidità dei ribassi, tuttavia, destabilizza l’investitore, spinto a vendere nel momento peggiore.

Per questo è opportuno dedicare del tempo alla propria formazione finanziaria, oppure affidarsi ad un esperto in grado di aiutare l’investitore nella ottimizzazione delle scelte.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

2 commenti
  1. Gran bella analisi…..la mancanza di commenti fa pensare che molta gente si sta leccando le ferite e non ha molta voglia ne di commentare ne di pensare alla posizione finanziaria

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  2. Insomma la prima aveva l’errata convinzione che ci fossero soldi per tutti; la seconda che si potessero contrarre tutti i debiti che si voleva; e la terza che comunque vada la salute per tutti fosse garantita … mia nonna che é campata 100 anni e non aveva studiato ha creato una notevole ricchezza partendo dal presupposto che i soldi non sono illimitati, i debiti costano e la salute non é scontata.

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