Coronavirus: due modi per resistere al virus (finanziariamente parlando)

L’articolo che segue è “storico”. Esso, infatti, è stato pubblicato su INVESTO il 19/2/20200. Scopri INVESTO.

Partito dal mercato ittico di Wuhan, in Cina, il misterioso virus polmonare ha già causato le prime vittime. 

Per evitare il ripetersi del fenomeno della Sars dei primi anni 2000, le autorità hanno subito preso provvedimenti nel tentativo di evitare fenomeni di panico.

Ma il virus non è solo un fenomeno sanitario. Esso rischia di contagiare anche i mercati finanziari globali.

Non possiamo conoscere, a priori, quale sarà l’effetto sulle economie del Coronavirus, tuttavia possiamo fare un breve riassunto di ciò che accadde con la Sars.

Effetti della Sars sulla popolazione mondiale

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 1 novembre 2002 ed il 31 luglio 2003, 648 dei 8082 probabili casi di infezione nella Cina continentale e a Hong Kong morirono. Nel mondo in appena sei mesi ci furono, più di 8000 casi di contagio che provocarono 700 morti (circa il  9% degli individui contagiati).

L’effetto psicologico di terrore, invece, fu molto più ampio con ripercussioni serie sullo stile di vita degli individui.

Effetti della Sars sull’economia mondiale

Secondo stime la sola regione asiatica perse tra i 12 ed i 18 miliardi di dollari a causa delle ripercussioni della SARS su turismo, vendite al dettaglio e viaggi.

L’impatto dell’epidemia sull’economia globale fu addirittura più ampio. Si stima una perdita del PIL globale nell’ordine dei 30 – 300 miliardi di dollari. Nel solo 2003 la Cina bruciò l’1% del PIL mentre l’Asia lo 0,50%.Hong Kong andò in recessione nel 2003.

Effetti della Sars sui mercati finanziari

Se consideriamo l’indice Hang Seng della borsa Cinese, notiamo come la SARS abbia avuto un effetto limitato sui mercati.

Essa ha in sostanza accelerato la tendenza ribassista in atto dopo lo scoppio della bolla internet negli Usa e confermata dallo “scivolamento” dei prezzi sotto la media mobile.

È interessante notare come, paradossalmente, la volatilità fosse in diminuzione proprio mentre il mercato scendeva.

La fine della Sars nel 2003 ha coinciso con la partenza di un forte trend rialzista sul mercato cinese e sugli emergenti in generale.

Gli emergenti stanno già sottoperformando il mondo

A oggi i mercati emergenti mostrano una forza relativa decrescente rispetto alle borse dei Paesi sviluppati. L’aggravamento dell’epidemia da Coronavirus, quindi, non farebbe altro che confermare la tendenza già in atto.

Se la storia si ripeterà, la fine dell’epidemia favorirà ancora i mercati emergenti le cui quotazioni potranno crescere nei prossimi anni, a meno di una nuova recessione globale.

Due modi per trarre profitto dalle reazioni dei mercati al virus

Gli investitori più aggressivi, potranno sfruttare questa fase di mercato per incrementare le posizioni sugli emergenti e/o sulla Cina in particolare.

Andando in controtendenza, ed eventualmente aumentando l’esposizione durante possibili fasi di ribasso, si pianteranno i semi che permetteranno di cogliere il rimbalzo che verosimilmente ci sarà quando l’epidemia sarà terminata.

Questo modo di procedere, tuttavia, comporta i seguenti rischi:

1 – perdite in caso di peggioramento della congiuntura globale.

Se il virus sarà in grado di produrre effetti negativi al momento inattesi sulla economia globale, i mercati potrebbero reagire con discese piuttosto forti.  È bene mettere in conto questa eventualità e preparare un piano di azione. 

2 – i mercati emergenti potrebbero sottoperformare quelli sviluppati

Come abbiamo visto, gli emergenti stanno offrendo rendimenti inferiori ai mercati sviluppati. Se la tendenza dovesse continuare, sarebbe più conveniente avere in portafoglio azioni di Paesi già sviluppati, piuttosto che in via di sviluppo.

Un secondo modo per sfruttare le oscillazioni del virus consiste nel fare una operazione di “ribilanciamento”. Ovvero, stabilire una quota ottimale di azioni emergenti da avere in portafoglio per il lungo periodo, e periodicamente aggiustarla in modo che essa resti costante.

Ipotizziamo, a mero titolo di esempio, che agli emergenti  venga assegnata una quota del 10% della parte azionaria. Se le quotazioni cresceranno il peso degli emergenti si porterà al di sopra di questo valore. In tale occasione occorrerà vendere parte del proprio investimento in modo tale da riportare lo stesso al peso iniziale.

Al contrario, un ribasso che allontani il controvalore investito dalla soglia del 10% sarà un’occasione di acquisto. Occorrerà in breve, aumentare l’investimento negli emergenti fino a che il loro peso sul totale non sarà di nuovo il 10%.

Il ribilanciamento “passivo” espone l’investitore a rischi minori del sovrappeso degli emergenti descritta sopra. La quota di azioni emergenti, infatti, non viene mutata sulla base delle situazioni contingenti, ma riportata in modo meccanico ad un valore ritenuto opportuno per il lungo periodo.

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