Davvero i mercati emergenti sono rischiosi?

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Con una volatilità del 14,93% i mercati emergenti non sono così rischiosi. Ma hanno salvato i portafogli nel decennio perduto.

Il vero rischio dei mercati emergenti

È opinione diffusa che i mercati emergenti siano rischiosi. Questo è quello che in banca raccontano ai clienti. Salvo poi cambiare idea al termine di un rialzo favoloso.

Un’analisi più approfondita, tuttavia, dimostra che la volatilità dell’indice MSCI Emerging Market è simile a quella del World. Un ETF iShares abbastanza longevo per fornirci i dati ha, infatti, una deviazione standard del 14,93% su 10 anni.

Viceversa la volatilità di un altro ETF sull’MSCI World si ferma al 12,43%. Si tratta di valori non troppo distanti. Inoltre i mercati emergenti sono saliti tra il 2010 ed il 2020 mentre gli sviluppati erano fermi. Per questo motivo nei nostri corsi di formazione suggeriamo di mixare opportunamente le due classi di attivo.

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Se analizziamo il massimo drawdown, ossia la perdita massima rispetto ad un picco precedente, troviamo valori del tutto simili. Parliamo, infatti, del 36,38% per gli emergenti contro il 33,57% del World. I dati si riferiscono al periodo 2010 – 2020.

La globalizzazione finanziaria

Se è indubbio che la Presidenza Trump ha scritto la parola fine alla globalizzazione sui mercati reali, altrettanto non si può dire della finanza.

I mercati emergenti e quelli sviluppati, in breve, hanno accresciuto di molto la loro correlazione. Con riferimento al quinquennio 2015 – 2020, ad esempio, il grado di dipendenza gli uni dagli altri è arrivato al 70%.

In particolare i mercati emergenti hanno reso in media il 9,99% l’anno con una volatilità del 14,93%. I Paesi sviluppati, invece, hanno avuto un guadagno medio annuo composto del 10,09% con una volatilità del 12,43%.

Il grafico che segue mostra l’andamento dei due ETF, iShares, globale ed emergente, a partire dal 2007:

Nel periodo esaminato si vede come i mercati emergenti abbiano “scimmiottato” quelli sviluppati, offrendo tuttavia rendimenti migliori.

Quanto investire negli emergenti?

Nel fare la simulazione che segue ho volutamente forzato la mano. Ho tuttavia rispettato una delle regole fondamentali che stanno dietro la costruzione di un portafoglio redditizio.

Per farla breve, ho ipotizzato di costruire un portafoglio composto per l’80% da un ETF iShares sull’MSCI World e per il 20% da un altro strumento, sempre iShares, sull’MSCI Emerging Market. Il portafoglio è stato ribilanciato ogni tre mesi.

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Andamento del portafoglio

Il grafico sopra riportato mostra l’andamento del portafoglio nel corso degli ultimi anni. Il rendimento medio composto è stato del 9,63%. Si tratta, quindi, di un dato simile al 10% di resa media dei due singoli ETF.

La volatilità del portafoglio, invece, è scesa al 12,92%. La riduzione rispetto al 14% non è fortissima. Occorre però considerare che il grado di correlazione è del 70%. Se, in futuro, ci sarà uno scollamento tra la ripresa economica dei Paesi sviluppati ed emergenti, la diversificazione sarà più efficace.

Performance

Ecco, in sintesi, il rendimento del portafoglio composto sia dall’ETF iShares globale sia da quello emergente. I dati partono dal 10 dicembre 2015, ragion per cui l’anno iniziale sembra poco redditizio.

Il take away dell’investitore consapevole

Non esistono mercati rischiosi in assoluto. Ogni investitore dovrà costruire il proprio portafoglio usando alcune regole ferree e immutabili che permettono di coniugare redditività e sicurezza.

Non possiamo escludere, a priori, che la volatilità sui mercati emergenti esploda. Tuttavia un portafoglio composto sia da ETF azionari globali sia da emergenti, nelle giuste proporzioni, è più efficace di uno concentrato.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

Un commento
  1. Ho comprato msci emerging market a marzo, all’inizio del lockdown, è l’ETF che più di tutti ha portato in netto guadagno il mio portafoglio diversificato: + 32%
    Auguri di natale in anticipo.

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