Fondi azionari: i dati parlano chiaro

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L’esame della raccolta 2020 dei fondi azionari traccia il lugubre destino che attende gli investitori inconsapevoli che decidono di sottoscriverli.

Cosa hanno fatto i fondi azionari nel 2020?

I fondi comuni di investimento dovrebbero fare gli interessi degli investitori. I gestori, in particolare, dovrebbero “comprare basso e vendere alto” sterilizzando l’emotività.

Tuttavia, nella realtà operativa, le cose vanno diversamente. A causa della iper specializzazione dei prodotti, infatti, i gestori sono costretti a investire e vendere mano a mano che i soldi affluiscono e defluiscono dai fondi.

In breve le dinamiche delle sottoscrizioni e dei riscatti condizionano sia le scelte dei gestori sia i rendimenti dei clienti.

Chi compra un fondo azionario sui massimi e lo vende sui minimi perde. Ciò accade indipendentemente dall’abilità del gestore di “battere il benchmark”. La raccolta dei fondi azionari nel 2020 mostra proprio come gli investitori sbaglino sistematicamente il momento di ingresso e di uscita dei mercati, comprando alto e vendendo basso. O viceversa.

I dati 2020 della raccolta dei fondi azionari

Tra gennaio e marzo dai fondi azionari sono usciti 50 miliardi. Viceversa, nel solo mese di maggio, sui prodotti italiani sono affluiti 3,1 miliardi. Il denaro confluito verso i prodotti di liquidità, a marzo 2020, è arrivato a 823,4 miliardi.

Dall’analisi dei dati emerge una realtà inquietante: gli investitori escono dai mercati azionari nelle fasi di crollo per rientrare quando il rialzo c’è già stato. Ciò contribuisce ad amplificare i movimenti dei mercati. I gestori, infatti, devono investire la liquidità in arrivo quando le quotazioni sono alte e liquidare nelle fasi di ribasso.

Ecco, allora, tre lezioni che lo studio delle dinamiche dei fondi azionari ci offre.

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Orientamento al breve termine

La presenza di fondi azionari iper-specializzati, venduti attraverso politiche commerciali aggressive, induce gli investitori a comportarsi come speculatori. Questi in breve, “tardano” i fondi come se fossero azioni, con conseguenze disastrose per le performance. Nell’edizione del 5 agosto di INVESTO approfondiamo il tema.

In sintesi gli investitori inconsapevoli fanno delle “scommesse” sul futuro andamento dei mercati. Nel momento in cui le cose non vanno come credono il timore di vedere le perdite amplificate li spinge ad una operatività forsennata di breve periodo. Questa “deriva speculativa“, in particolare, genera costi e delusioni che si sarebbero potuti evitare.

La trappola del framing

L’investitore inconsapevole proietta nel futuro l’andamento del recente passato. In tale modo egli ignora il fenomeno del ritorno in media. I mercati, infatti, non seguono traiettorie costanti. Al contrario essi fluttuano in entrambe le direzioni.

L’inseguimento delle performance comporta perdite sistematiche. L’investitore, pertanto, finirà con il comprare alto e vendere basso. Si tratta dell’esatto contrario di ciò che fa l’investitore saggio.

Investire nel settore migliore

Chi sottoscrive un fondo azionario “punta”, attraverso un prodotto specializzato, sul mercato che presenta le migliori opportunità future. L’investitore, per ragioni ben chiare alla psicologia, preferisce investire nei titoli-mercati-settori che ritiene renderanno di più.

Così facendo, però, commette un errore. I mercati, infatti, scontano le future prospettive attraverso quotazioni elevate. Chi insegue le buone prospettive si schianta sui risultati, poiché i mercati tendono a sovra-reagire alle notizie in entrambe le direzioni.

Conclusioni

L’identikit dell’investitore che investe in fondi azionari emerge dall’analisi delle sottoscrizioni e dei rimborsi. Invece di comportarsi in modo saggio, seguendo un piano di investimento ben definito, l’investitore investe quando i mercati sono cari.

Al primo ribasso, poi, la paura si impossessa della mente dell’investitore inconsapevole spingendolo a ripudiare le analisi e previsioni fatte in precedenza. A quel punto non resta che vendere. E consolidare una perdita, che innescherà un altro fenomeno rischioso: il recupero delle minusvalenze.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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