Conviene investire nei Mercati Emergenti?

16 Settembre 2022

conviene investire nei mercati emergenti

I Mercati o Paesi Emergenti sono Stati dal grande potenziale economico. Essi, tuttavia, presentano instabilità politica, valutaria e sono portatori di volatilità. In questo articolo vedremo se si tratta di un buon investimento e ti daremo la nostra opinione al proposito.

I Mercati Emergenti: cosa sono

Quando si parla di Mercati Emergenti, ci si riferisce all’acronimo NIC (Newly Industrializing Countries) che è caratterizzato da economie non ancora completamente sviluppate, ma che soddisfano tutti i requisiti per esprimere un grande potenziale non sfruttato. Esso, infatti, può guidare la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel lungo periodo.

I mercati finanziari in via di sviluppo offrono elevate opportunità di rendimento, insieme a un grado altrettanto elevato di rischio e volatilità. In questo post spiegheremo come e dove investire nei Mercati Emergenti.

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Prima di iniziare, è importante conoscere le caratteristiche di un Paese emergente. Ecco, in breve, ciò che li contraddistingue:

  • trasformazione dei processi agricoli e impulso all’industria e all’urbanizzazione;
  • forte trasformazione sociale che ha portato a una diminuzione del tasso di povertà e alla nascita di una forte classe media con nuovi consumi;
  • rapida crescita economica basata sulle esportazioni;
  • aumento dei capitali dall’estero con investimenti che puntano a risultati di lungo periodo in aree dove l’instabilità politica ha spesso un impatto sulla crescita economica e sociale.

Cosa sapere prima di investire

Dovrebbe essere chiaro che il termine “Paesi Emergenti” non si riferisce solo alla situazione economico-finanziaria, ma anche allo sviluppo sociale di alcuni paesi. La loro definizione si basa, infatti, su 3 criteri: reddito pro capite, diversificazione delle esportazioni e grado di integrazione nel sistema finanziario globale.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), sono 25 i Paesi Emergenti: Cina, Brasile, Cile, Colombia, Repubblica Ceca, Egitto, Grecia, India, Indonesia, Kuwait, Malesia, Messico, Perù, Filippine, Polonia, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Corea del Sud, Taiwan, Thailandia, Turchia, Ungheria, Emirati Arabi Uniti.

I principali benchmark azionari per valutare le caratteristiche dell’investimento sono l‘MSCI Emerging Markets e del FTSE Emerging. Il primo è quello più noto e diffuso. Anche il secondo, però, riscuote un certo successo.

La Cina è il mercato più importante all’interno dell’area. Essa, infatti, è la seconda potenza economica mondiale, con un PIL du circa 13,5 miliardi di dollari sui circa 37,5 miliardi complessivi degli “emerging”.

 La performance dei mercati azionari dell’area mostra, su un periodo di trent’anni, una notevole crescita. Essa, però, è intervallata da momenti di grande discesa. Ciò rende questa classe di attivo adatta solo ad investitori con una elevata tolleranza al rischio.

Conviene investire?

Gli emerging markets, rappresentano una delle migliori opportunità di investimento oggi sul mercato. La scelta di investire nei Mercati Emergenti deve tuttavia fare parte di una più ampia strategia di portafoglio. E’ utile ricordare, infatti, che non esistono investimenti “buoni” o “cattivi” in sé ma tutto dipende dal contesto di riferimento.

Quelle che seguono sono tre ragioni per cui è interessante considerare l’area in questione:

  • nell’indice azionario MSCI Emerging Markets sono inclusi paesi quali la Cina e la Corea del Sud. In particolare la seconda vanta al proprio interno un colosso come Samsung;
  • l’indice EMBI+, rappresentativo dell’investimento emergente in valuta forte conta per la metà su bond  investment grade. Si tratta, quindi, di un mercato maturo che non ha particolari problemi di liquidità. Gli alti rendimenti attraggono investitori delusi dai bassi tassi di interesse nella zona euro;
  • I titoli obbligazionari in valuta locale hanno rendimenti interessanti. Tuttavia le valute deboli tendono strutturalmente a deprezzarsi. Ciò ci conduce a due valutazioni. Da un lato è bene preferire titoli in dollari, o con copertura dal rischio cambio. Dall’altro l’investitore farà bene a diversificare molto il portafoglio scegliendo ETF diversificati che abbiano al proprio interno più valute.

Quali sono i rischi?

Investire nei Mercati Emergenti presenta rischi elevati. Molti Stati, infatti, infatti hanno dei sistemi contabili diversi da quelli occidentali e meno trasparenti. A ciò si aggiungono i problemi sociali legati alla forte crescita e trasformazione economica in atto.

L’investimento conviene solo all’interno di un portafoglio ben diversificato e per investitori con un’ottica di lungo periodo.

Ragioni per investire nei Mercati Emergenti

L’invasione Russa dell’Ucraina ha intensificato le pressioni inflazionistiche, compromettendo le prospettive del quadro economico globale. Le conseguenze dello shock prodotto dalla guerra sulle forniture di materie prime si faranno sentire sulla domanda globale e sui margini aziendali. 

Tuttavia, per le azioni dei Mercati Emergenti la situazione complessiva non è necessariamente negativa. Al contrario, abbiamo individuato quattro fattori chiave che nei mesi a venire potrebbero sostenere la performance di questa asset class.

L’andamento dei tassi di interesse

A causa del balzo registrato dai prezzi del petrolio e di altre materie prime per effetto della guerra in Ucraina, l’inflazione, che era già elevata, ha registrato una forte salita. Per tale motivo la Federal Reserve è ora più decisa che mai a frenare la corsa dei prezzi. Infatti, essa ha già attuato le prime strette monetarie previste.

Se, in passato, queste condizioni si sono spesso rivelate sfavorevoli ai Paesi emergenti, oggi le banche di diversi stati hanno adottato un orientamento resiliente, attraverso rialzi dei tassi ben prima della Fed. Di conseguenza, anche se con ogni probabilità la guerra in Ucraina allontana uno scenario di politica monetaria accomodante (a causa dell’accelerazione dell’inflazione), per molti di questi mercati l’esigenza di tenere il passo con la Fed dovrebbe essere minore. Inoltre gran parte delle azioni emergenti presentano multipli di bilancio convenienti.

Politica monetaria espansiva della Cina

Al momento le prospettive di crescita interna della Cina soffrono la perdurante crisi del settore immobiliare e la rigida politica zero-covid, che con stringenti lockdown sta provocando danni economici in tutte le più grandi città. Si pensi ad esempio a Shanghai e Shenzhen.

Ciò nonostante, poiché a differenza della maggior parte delle altre regioni l’inflazione si attesta all’1% circa, Pechino ha ampio margine di manovra per fornire sostegno all’economia con misure monetarie e fiscali. Difatti, da dicembre dell’anno scorso la banca centrale cinese ha già tagliato due volte il tasso sui prestiti a un anno. Riteniamo quindi che le azioni cinesi, che rappresentano quasi il 32% dell’indice MSCI EM, registreranno un andamento discreto nei prossimi anni.

Aumento dei prezzi delle materie prime

La portata e le dimensioni dello shock causato dai prezzi delle materie prime e dall’inflazione è chiaramente negativo per l’economia globale nel suo complesso. Va tuttavia sottolineato che rappresenta un trasferimento di ricchezza dai paesi consumatori a quelli produttori. Nel dettaglio l’aumento dei prezzi delle commodities tende a favorire molte economie dell’America Latina, ma ha un impatto negativo sulla maggior parte dei paesi asiatici, che sono per lo più consumatori.

Ciò può rappresentare un’interessante occasione di sovraperformance rispetto agli indici, così come anche la crescente domanda di energia pulita, un’area in cui molte aziende dei Mercati Emergenti hanno già posizioni dominanti.

Titoli di stato paesi emergenti : quale valuta da scegliere

Gli investimenti in bond emergenti hanno reso bene nel recente passato. Essi, in breve, hanno raccolto il denaro proveniente dagli investitori europe e statunitensi alla ricerca di guadagni maggiori rispetto a quelli offerti dai bond nelle rispettive valute.

Un’alternativa sono gli ETF i fondi comuni di investimento. Il loro principale vantaggio è che l’investitore acquista un prodotto più diversificato. Sconsigliamo vivamente l’investimento in singoli bond emergenti. Chi vuole investire, al contrario, farà bene a scegliere fondi o ETF a basso costo.

Conviene investire negli emergenti? La nostra opinione

Oggi le azioni emergenti sono nettamente più convenienti di quelle della maggior parte degli altri mercati azionari globali. Uno degli elementi che più hanno influito sul ribasso delle azioni dei paesi emergenti nell’ultimo anno è stata la marcata debolezza delle azioni cinesi causata, tra l’altro, dal timore di una loro esclusione dai listini USA.

Tuttavia, pur restando fondamentale un’accurata selezione dei titoli, il contesto di stimolo proattivo delle autorità cinesi, la prospettiva di minori interventi da parte degli enti regolamentari e la stabilizzazione del mercato immobiliare ci inducono a ritenere che le azioni emergenti abbiano valide probabilità di riprendere quota.

In conclusione, dopo un periodo di netta sottoperformance, oggi le azioni dell’MSCI Emerging Markets appaiono convenienti rispetto a quelle della maggior parte degli altri mercati. Inoltre, la prospettiva di nuovi stimoli monetari, minori interventi sul fronte regolamentare e la stabilizzazione del mercato immobiliare potrebbero favorire una robusta ripresa.

Ad ogni modo, nei periodi di volatilità elevata come quello attuale riteniamo consigliabile adottare un approccio cauto, per far fronte ai molteplici rischi che si prospettano all’orizzonte.

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Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari