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Tre limiti del PE quale indice dei tuoi investimenti in borsa

L’indice pe è usatissimo per valutare un investimento in borsa. Ma conosci questi suoi limiti?

Che cosa è il PE? E’ un indice valido per scegliere i miei investimenti in borsa? Fino a che punto posso utilizzarlo?

Conosco parecchie persone che amano scegliere singole azioni nelle quali investire i loro soldi. Come sai non condivido questa impostazione e nell’ebook omaggio I Tre Segreti per Investire in Modo Intelligente suggerisco un altro approccio all’investimento in borsa. Tuttavia il rapporto o indice PE ossia il prezzo/utili o price earning è talmente utilizzato che vorrei condividerne con te il significato, l’utilizzo ed i limiti di questo strumento.

Presta attenzione, ancora una volta, al sottile messaggio che voglio trasmetterti: ragiona in modo freddo e asettico e non cadere nella trappola di affidarti ciecamente ad un indice di borsa per scegliere come e dove investire i tuoi risparmi. Ma dopo questa premessa, entriamo nel vivo del PE.

Il PE:  cosa significa questo indice per i tuoi investimenti in borsa

Price Earning, ossia rapporto tra il prezzo corrente di un’azione e l’utile di competenza della stessa. Il PE è semplicemente questo: nulla di più e niente di meno. Se è possibile scrivere un intero ebook sul PE e sulle modalità di calcolo, in questo post ci concentreremo soprattutto sui limiti del rapporto prezzo/utili così che tu non gli attribuisca troppa importanza. Anzitutto che cosa rappresenta l’indice PE di un titolo in borsa?

Semplicemente esso ci dice quanti anni devono trascorrere affinché tu ‘recuperi’ il tuo investimento iniziale attraverso gli utili prodotti dall’azione acquistata. Tralasciamo il fatto che non tutto l’utile sarà distribuito sotto forma di dividendo,ok? Semplificando al massimo possiamo dire che un indice di borsa PE di 12 significa che trascorsi dodici anni avrai recuperato il tuo investimento iniziale per il solo effetto degli utili che l’azienda sarà stata in grado di produrre.

Di qui la famosa regola “il PE inferiore a 10 è un valido indicatore di convenienza di un investimento in borsa”. Addirittura il rapporto Prezzo/utili ci ‘dice’ quando una borsa è particolarmente conveniente a livello aggregato o, viceversa, è sopravvalutata. Tanto per darti un’idea i PE di molte aziende quotate in borsa nel 2000 superavano abbondantemente i 40. Ciò significava che occorreva mezzo secolo affinché l’investimento venisse reintegrato dagli utili prodotti, ammesso che ci sarebbero stati.

Investire in borsa quando il PE è basso o, peggio ancora, ‘buttarsi’ su azioni con un indice prezzo/utili basso può essere fuorviante. Perché questo indicatore, senz’altro utile, da solo non è sufficiente a guidare le tue scelte di investimento a causa di tre limiti che ora scoprirai.

Limite numero uno del PE: i dividendi devono essere stabili

Calcolare il rapporto PE relativamente ad un’azione che presenta forti escursioni negli utili non ha molto senso. Benjamin Graham nel suo bellissimo testo The Intelligent Investor suggerisce di utilizzare delle medie degli utili, per ‘depurarli’ da annualità particolarmente buone o annate pessime. Ma questo non risolve il problema alla radice. Se stai valutando l’acquisto di un’azienda il cui business sia stabile l’indice PE ha una sua utilità, ma se gli utili sono ballerini da un anno all’altro affidarsi a questo rapporto per investire in borsa è un problema. Potrebbe essere addirittura fuorviante. Immagina il caso di un’azienda che ha forti ciclicità negli utili alternando profitti elevati con risultati magri.

Quando il PE è alto significa che l’utile – basso – è destinato a salire nell’anno successivo. Il risultato è che sarebbe ottimale che il tuo investimento in borsa venisse fatto quando il PE è alto e non viceversa!! Investendo con il rapporto prezzo/utili basso rischieresti di commettere l’errore di acquistare quando l’utile è elevato e, a causa della stagionalità, è destinato a calare…

Limite nro due del PE: gli utili possono essere manipolati

A differenza del flusso di cassa (o cash flow di un investimento) che è un dato oggettivo, l’utile può essere manipolato grazie a voci di costo discrezionali che possono essere inserite in bilancio. Senza scendere nel dettaglio, gli ammortamenti, la valutazione delle rimanenze di magazzino o le svalutazioni ne sono un esemio. La storia della borsa è costellata da esempi poco edificanti di “contabilità creativa”.

Il rimedio consiste nell’andare a fondo, come un topo da biblioteca, nel bilancio dell’azienda che ti interessa. Ma ammesso che tu abbia le competenze ragionieristiche per farlo dubito che con la primavera che avanza ne avresti la voglia. Per cui investire in borsa con il PE di nuovo rischia di farti scivolare al tappeto. O meglio, di mettere KO i tuoi risparmi.

Limite nro tre del PE: esso co-abita con cattivi fondamentali

Anni fa esaminavo il comparto assicurativo italiano. L’occhio mi cadde sul PE di un titolo quotato alla borsa di Milano stranamente basso: Fondiaria Sai. Se avessi scelto il mio investimento in boorsa unicamente sulla base della bontà del settore (le assicurazioni esistono da decenni e bene o male fanno sempre utili) e sul rapporto prezzo/utili (PE) avrei preso una cantonata. Non sto a raccontarti come siano andate le cose negli anni successivi perché lo sai benissimo anche tu.

Quello che voglio dirti è che un rapporto prezzo/utili basso in borsa può significare anche problemi a livello di fondamentali. E se non stai attento rischi di prendere il bidone… Se quell’investimento è sottovalutato magari significa che  c’è una ragione che non conosci e che scoprirai quando sarà troppo tardi.

Questi limiti non sono insormontabili. Come abbiamo detto la cosa fondamentale non è abbandonare il rapporto PE, soprattutto quando esso si riferisce ad un intero listino di borsa. La cosa importante è non limitarsi ad usarlo con troppa faciloneria. Ecco i miei consigli per utilizzare al meglio il rapporto prezzo/utili per investire in borsa con successo:

  • fai una valutazione qualitativa del PE di un listino di borsa paragonandolo alla sua media storica. Trovi questo dato all’interno del settimanale Plus che esce il sabato allegato al Sole 24 ore. Un PE inferiore alla media storia è un indicatore di sottovalutazione della borsa anche se non è da sola una ragione sufficiente per investirvi
  • se si tratta di una singola azione studia il bilancio dell’azienda per approfondire le eventuali ragioni fondamentali di un indice basso
  • valuta il livello di PE unitamente alla direzione del trend. L’ideale è investire in una azienda o in una borsa sottovalutata a livello di prezzo/utili ma le cui quotazioni hanno intrapreso un trend rialzista.

Lo studio “qualitativo” del PE che indica la sottovalutazione o sopravvalutazione di una borsa o di un’azione, più una strategia trend following che ti faccia acquistare quando un investimento oltre ad essere sottovalutato è in fase di ‘scoperta’ da parte del mercato che inizia a comprarlo, è una delle ricette per il tuo successo finanziario.

Alla prossima!!

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Comments

  • Nicola

    Cambiando discorso, avrei una cosa da chiederti. Sono stato fuori città per una settimana per lavoro e leggo oggi alcuni tuoi post precedenti. Un tuo lettore ha parlato di investimenti “Italy in USD” e ti sei complimentato con lui per l’ottima scelta. In termini pratici, quale titolo o titoli specifici dovrei sottoscrivere per cogliere questa opportunità? Ciao

  • Filippo

    Questo indicatore ed altri una volta potevano anche essere interessanti per valutare quali aziende inserire in portafoglio. Oggi ha la validità nè più nè meno di una scelta fatta a caso. L’investimento a lungo termine è morto, il cassettista è destinato ad essere spolpato dallo speculatore.
    Compri magari le azioni di un’azienda solida, con dividendi corposi e regolari (tipo le utilities) ma il valore delle azioni crolla del 30%-40% e se sei fortunato ci metti 5-6 anni solo per tornare in pari.
    La borsa italiana è una scommessa dove il piccolo perde sempre, non è un investimento

  • bob

    Concordo

    Troppa volatilità, investimenti che potrebbero sembrare buoni(vd ad esempio ultimamente ferragamo, o Luxottica) possono venire bastonate senza motivo, altre come Apple invece diventano un rifugio di liquidità nemmeno fossero una valuta di una nazione a tripla A…

    credo che o hai le spalle larghissime e voglia di aspettare anni, oppure l’analisi tecnica dovrebbe essere accorciata per periodi di poche settimane, con lunghi periodi di attesa

  • Filippo

    Senza contare il fatto che lo stop loss non può proteggerti sempre.
    Se, come succede spesso ultimamente, decidono di far aprire un’azione in gap down tanti saluti, ti ingabbiano finchè ne hanno voglia

    no, sono sempre più convinto che con i mercati di oggi stare ore a studiare una società, leggere i suoi bilanci, prospettive ecc è tempo perso.

    • Giacomo

      @ Filippo
      Hai toccato un tasto molto delicato:

      “Se, come succede spesso ultimamente, decidono di far aprire un’azione in gap down tanti saluti, ti ingabbiano finchè ne hanno voglia”

      In effetti la possibilità che un titolo apra ad un valore inferiore allo stop loss è un problema reale. I prezzi non si muovono sempre seguendo una linea continua, ma a volte ‘saltano’ vanificando l’utilità degli stop loss. Ad esempio immaginiamo di aver messo uno stop loss a -10% che corrisponde ad un prezzo di vendita di 8 euro.

      Se l’azione corrispondente apre a 7 euro la perdita che subiremo sarà superiore rispetto allo stop che ci eravamo prefissati. Il primo prezzo cui potremo rivenderla, infatti, sarà 7 e non 8 euro. Per questo motivo è meglio utilizzare ETF su indici invece che acquistare singole azioni. Gli indici di borsa saltano meno dei singoli titoli e un gap down è più improbabile.

  • Gianfranco

    Per l’investitore non professionale è senz’altro un grosso rischio basarsi solo sul P/E. Da solo dice molto poco, così come l’analisi dei bilanci, che per chi non dispone di “informazioni qualificate” è insufficiente a fornire indicazioni adeguate sulle prospettive future dell’azienda. Cmq Giacomo, restando in tema, vorrei chiederti cosa ne pensi degli equity income funds (vedi ad es. Blackrock).
    Un caro saluto

    • Giacomo

      @ Gianfranco
      La strategia Equity Income è in effetti più difensiva (in alcuni momenti di mercato). Ma se allunghiamo maggiormente l’orizzonte temporale non è così scontato che le società che pagano alti dividendi performino meglio delle altre globalmente considerate.

      Tieni anche presente che i fondi che seguono questo approccio di investimento sono meno diversificati degli altri che non lo seguono, perché le azioni che pagano alti dividendi non sono così tante.

      Quindi da un lato compri azioni meno volatili – sottoscrivendo un prodotto come quello di Blackrock – dall’altra hai meno titoli in portafoglio e meno diversificazione.

  • Filippo

    Orizzonte temporale lungo, lungo termine, ecc, ne sento parlare e lo leggo ovunque.
    Io personalmente non posso che dissentire. Nel lontano 2000 (quando giovane ee inesperto non seguivo nulla di persona e non capivo niente di investimenti) su consiglio ho comprato 300 mediaset a 16 euro, 5000 euro circa e poi non le ho più toccate, ho solo incassato i dividendi. Poi a inizio 2011 mi sono svegliato dal mio coma profondo finanziario ed ho guardato il mio deposito titoli
    12 anni sono un lungo termine direi, oggi mediaset vale 1,3 euro, il 90% in meno di allora e continua a scendere.

    oggi qualcuno potrebbe dire che 1,3 è un ottimo prezzo per mediaset e nel lungo termine ecc….

    ma purtroppo, anche comprando a 1,3 euro e tenendole 12 anni si può perdere ugualmente il 90%

    • bob

      Quoto in toto

      chi ci giuadagna dalla politica del cassettista sono solo gli intermediari che prendono le commissioni…come hai detto bene te, l’unico modo per cercare di non essere presi alla sprovvista è il vecchio detto: chi fa da ne fa per tre…poi se dietro ci sono blog come questo che cercano in modo chiaro di fare capire un pò meglio le cose, l’operazione è tutt’altro che impossibile, ripeto, tutt’altro

      chiudo con una citazione che ho trovato illuminante credo di Keynes o Graham:
      nel lungo periodo… saremo tutti morti

      • bob

        confermo Keynes

  • filippo

    se ci fosse ancora qualcuno che crede nella borsa e sopratutto nel suo funzionamento “butti via” 7 minuti del suo tempo per il seguente video

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/04/20/news/hft_le_mani_sulla_borsa-33274887/

    anche se fosse solo un trader per divertimento penso che appenderebbe il mouse al chiodo

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