Delisting ETF: cosa succede quando un ETF chiude

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Il delisting di un ETF è la sua cancellazione da uno o più listini. Le conseguenze sono diverse a seconda che il delisting sia parziale o totale.

Delisting ETF: cos’è e come funziona

La procedura di cancellazione di un ETF da un listino, il così detto delisting, viene avviata dagli emittenti per tre ragioni fondamentali. In primo luogo il prodotto in oggetto è diventato troppo piccolo per giustificarne l’esistenza. Pensiamo, ad esempio, a prodotti di nicchia che replicano indici molto specifici che non attirano più l’interesse degli investitori.

Oppure a necessità di razionalizzare la gamma prodotti, magari in seguito ad una fusione tra società concorrenti che ora fanno parte di un unico gruppo. Oppure, infine, il prodotto è poco liquido. Ciò rende troppo costoso il suo mantenimento.

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Fasi di delisting

La procedura di delisting è articolata in due fasi distinte. Esse scandiscono la chiusura dell’ETF o la sua cancellazione parziale con conseguenze ancora peggiori, come vedremo.

L’annuncio del delisting di un ETF

Il primo passo riguarda l’annuncio, da parte della società di gestione del mercato, della cancellazione dell’Exchange Traded Fund dal proprio listino. Tale comunicazione va fatta in tempo utile per permettere agli investitori di prendere le contromisure necessarie ad evitare il congelamento dei propri soldi.

La chiusura dell’ETF (delisting totale)

Se il delisting è totale, l’ETF verrà liquidato. Poiché un Exchange Traded Fund non può esistere se non è scambiato su un mercato, esso verrà rimborsato sulla base dell’ultimo NAV disponibile. Si tratta, in definitiva, della stessa procedura con cui si rimborsano le quote dei fondi comuni.

La cancellazione da un listino (delisting parziale)

Se l’ETF continua a scambiare su un mercato, ma non su un altro, si parla di delisting parziale. Può capitare, ad esempio, che il fondo non sia più disponibile presso Borsa Italiana, mentre sul mercato londinese continua a trattare.

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Cosa fare in caso di delisting

Se l’ETF sparisce da tutti i mercati non è necessario fare nulla. L’investitore può vendere il fondo oppure attenderne la chiusura. In questo caso l’importo derivante dalla liquidazione arriverà in automatico sul conto corrente. In breve esso sarà rapportato al valore della quota dell’ETF, calcolato dividendo il valore di mercato del patrimonio per il numero delle quote in circolazione.

Al contrario, il delisting parziale è più insidioso. Il fatto che l’ETF continui a scambiare su un’altra piazza finanziaria ne impedisce la liquidazione. Tuttavia se il mercato “residuo” è poco accessibile dalle piattaforme italiane il rischio è di non poter più smobilizzare l’investimento.

Immagina, a titolo di esempio, che un prodotto sia solo più quotato presso la borsa di Stoccolma. Dato che si tratta di un mercato di nicchia la tua banca non ti permette l’accesso a quel mercato. Di conseguenza o cambi banca (e dovrai sceglierne una che ti dia l’accesso al mercato svedese) o non potrai più rientrare in possesso dei tuoi soldi.

Per questa ragione è bene vendere subito un ETF oggetto di delisting parziale. Per essere informati della cosa è bene leggere con attenzione le notifiche di delisting date dagli emittenti e “girati” dalla propria banca.

La fusione di ETF

Quando un ETF viene inglobato in un altro, si parla di fusione. Essa è una cosa completamente diversa dal delisting. In questo caso, infatti, l’ETF “piccolo” viene inglobato in uno più grosso e patrimonializzato. In caso di fusione l’ETF continua ad esistere. L’unica cosa che cambia è il codice ISIN, ma in questo caso non serve fare nulla.

Come evitare che un ETF sia delistato

Evitare il delisting di un ETF è piuttosto semplice. Ecco tre semplici accorgimenti:

1 – opta sempre per ETF con sottostante ampio e scambiato

È difficile che un ETF che replica l’S&P 500 diventi illiquido, grazie allo spessore dell’indice replicato. Al contrario un prodotto specializzato sulle azioni value koreane è possibile che abbia problemi di liquidità.

2 – scegli fondi molto scambiati

Se investi in ETF che hanno volumi e controvalori scambiati piuttosto alti è poco probabile che gli stessi siano delistati.

3 – scegli ETF capitalizzati

Il delisting di un ETF è molto più “facile” se il fondo è piccolo. In questo caso, infatti, i costi di amministrazione del prodotto potrebbero rendere lo stesso anti-economico per il gestore. E la cancellazione/chiusura del clone potrebbe diventare realtà.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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