ETF Nordic: l’investimento che ha ibernato il COVID-19

ETF Amundi Nordic Fund

L’ETF Nordic di Amundi ha offerto rendimenti positivi mentre l’azionario globale arrancava a causa del COVID-19. Un’analisi completa dell’investimento.

ETF Amundi MSCI Nordic – LU1681044647

Investire nell’ETF Nordic di Amundi permette di diversificare grazie alle azioni dei Paesi scandinavi. In breve l’investimento ha permesso agli investitori di proteggere il capitale durante le fasi successive al ribasso da Covid-19.

Mentre un ETF sull’MSCI WORLD perdeva il 3% circa da gennaio a giugno 2020, l’ETF Nordic guadagnava l’1%.

Scopo di questo articolo è fornire un’analisi dell’ETF che sia di aiuto a chi è interessato alle azioni scandinave. Al contrario non faremo alcuna valutazione del merito sull’investimento, poiché ciò resta responsabilità di ogni investitore.

Caratteristiche tecniche

L’ETF Nordic di Amundi replica l’indice MSCI omologo. Si tratta, pertanto, di un prodotto azionario specializzato in azioni di Svezia, Danimarca e Finlandia.

Oltre a ciò il prodotto è ad accumulazione dei proventi, costa lo 0,25% l’anno ed è a replica sintetica. Il portafoglio, infine, è piuttosto concentrato. Esso, infatti, è composto da “soli” 71 titoli contro le centinaia di altri indici più diversificati.

Performance

Sulla base di quanto comunica la società di gestione, il fondo ha offerto le seguenti performance nel corso degli anni (tra parentesi i dati negativi):

  • 2010: 33,62%
  • 2011: (15,36%)
  • 2012: 19,90%
  • 2013: 19,41%
  • 2014: 7,23%
  • 2015: 13,62%
  • 2016: (1,27%)
  • 2017: 10,32%
  • 2018: (7,61%)
  • 2019: 22,51%

Le performance sono state negative per il 30% del tempo. Gli anni sfavorevoli, in breve, sono tre su dieci e corrispondono a momenti critici per l’economia mondiale cui l’ETF è in parte legato.

Tuttavia ad un anno negativo ne è sempre seguito un altro positivo, che ha permesso all’investimento di offrire un buon rendimento.

Portafoglio

L’ETF Amundi Nordic è un prodotto di nicchia. Esso, infatti, presenta una marcata concentrazione geografica.

La Svezia, ad esempio, copre il 42,32% del totale. La Danimarca il 33,83%. La Finlandia rappresenta il 15,60%, mentre la Norvegia copre solo l’8,25%.

In definitiva l’indice non equipesa i vari Paesi, rendendo l’investitore più soggetto all’economia e alla valuta svedese.

A livello settoriale, invece, esso è più equilibrato. Ecco, in breve, i pesi dei tre principali settori di investimento:

  • industria: 25,90%
  • farmaceutico: 19,70%
  • finanza: 16,48%.

I rischi dell’investimento

La volatilità dell’ETF Nordic è stata abbastanza elevata, ma in linea con il mercato azionario globale. In sintesi l’indice di rischio converge verso il 18% su un orizzonte temporale di 5 anni.

Se prendiamo a riferimento un solo anno, invece, la volatilità arriva al 27%. Amundi classifica il livello di rischio dell’ETF 6 su una scala che va da uno a sette.

Vale la pena investire nel prodotto?

Per rispondere a questa domanda l’investitore accorto dovrà fare un’analisi a cascata del suo portafoglio. In breve occorrerà considerare i seguenti aspetti:

  • la quota ottimale di azioni da detenere
  • la quota ottimale di azioni europee in cui investire in un certo momento
  • se e in che proporzione riservare un ETF Nordic all’interno delle azioni europee tenuto conto dell’ottimizzazione complessiva e della matrice di correlazione.

Think different, invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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