Split azionario, tutto ciò che c’è da sapere sullo stock split e i suoi effetti

11 Settembre 2020

split azionario

Lo stock split avviene avviene quando una società quotata fraziona le azioni già in circolazione in nuovi titoli, aventi valore nominale più basso. Ecco come funziona e quali sono i suoi effetti.

Split azionario: cos’è?

Lo stock split è un’operazione attraverso la quale una società quotata fraziona il valore nominale delle proprie azioni, lasciando inalterato il controvalore totale. Sia la capitalizzazione di mercato, sia il capitale sociale restano immutati, così come le singole partecipazioni degli azionisti. Tuttavia il numero di titoli in circolazione aumenta.

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L’obiettivo dello split azionario è quello di abbassare il valore unitario delle azioni in circolazione, per attirare nuovi investitori. Ciò accade, ad esempio, quando la quotazione di borsa di un titolo è cresciuta così tanto da rendere l’investimento non accessibile al piccolo risparmiatore.

Il primo effetto del frazionamento, in breve, è l’aumento del valore della società quotata nel medio e lungo termine. Grazie alla riduzione del prezzo unitario, infatti, nuovi investitori potranno inserire le relative azioni in portafoglio, facendone crescere il prezzo.

Tuttavia l’operazione provoca un aumento della volatilità dei titoli coinvolti. Ciò avviene, spesso, sin dall’annuncio dello stock split, prima ancora della sua effettiva realizzazione. L’accresciuta turbolenza dell’azione attira i traders. Questi ultimi, infatti, cercano di cavalcare il movimento anomalo del prezzo per trarne un guadagno,

Cos’è lo split ratio

Quando una società procede al frazionamento, dovrà comunicare il rapporto in base al quale le azioni nuove saranno cambiate con quelle vecchie. Abbiamo visto, infatti, che al termine dell’operazione gli azionisti vecchi non saranno penalizzati. Essi, in definitiva, si troveranno con un numero di titoli maggiore ma con un valore unitario più basso.

Un rapporto di 3:1 significa che il valore nominale, e di mercato, delle azioni in circolazione sarà pari ad un terzo di quello precedente. Tuttavia ogni azionista riceverà 3 nuove azioni per ogni vecchia posseduta. L’esempio che segue mostrerà come il frazionamento azionario non altererà, sulla carta, il controvalore dell’investimento.

PRIMA

  • numero di azioni possedute: 3000
  • valore unitario: 9 €
  • controvalore dell’investimento: 27.000 €.

DOPO

  • numero di azioni possedute: 9000
  • valore unitario: 3 €
  • controvalore dell’investimento: 27.000 €.

Gli effetti dello split azionario

Dopo che Apple aveva comunicato lo split di 7 nuove azioni per ogni vecchio titolo, nel 2014, la quotazione è salita fino a quasi 700 $. Il CdA aveva ritenuto che il prezzo fosse troppo alto, finendo per scoraggiare l’investitore medio che non avrebbe comprato azioni Apple a meno di concentrare in modo eccessivo il portafoglio.

La quotazione ha chiuso a quota $ 645 il giorno precedente all’attivazione dello stock split. Tuttavia, il giorno successivo, le azioni Apple scambiavano intorno a quota $92, ovvero il prezzo rettificato dopo il frazionamento.

L’operazione ha l’effetto di aumentare la liquidità del titolo. Infatti, grazie al prezzo ridotto, gli scambi di azioni coinvolte nella stessa di solito si intensificano. Ciò è vero soprattutto per i mercati “order driven” in cui è determinante la partecipazione degli investitori privati.

Inoltre lo split azionario spesso riduce il differenziale tra denaro e lettera (altrimenti detto spread bid-ask), rendendo più fluidi gli scambi e riducendo al tempo stesso i costi di transazione.

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Gli split azionari aumentano nelle fasi terminali di un rialzo di borsa. Essi, nel breve periodo, fanno crescere le quotazioni dei titoli coinvolti. Infatti la riduzione del prezzo delle azioni ne permette l’acquisto da parte di soggetti per i quali la quotazione precedente era inavvicinabile.

Nel lungo periodo l’eccesso di stock split gonfia delle bolle speculative sui titoli coinvolti. Sebbene la cosa non sia scontata, un numero elevato di società che fraziona il proprio capitale è un campanello di allarme da tenere presente.

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Cos’è un reverse stock split?

Si ha un frazionamento azionario inverso quando una società fa un raggruppamento delle azioni in circolazione, riducendone il numero e aumentando, al contempo, il loro valore nominale con effetti sul prezzo.

Le ragioni di ciò sono molteplici. Da un lato alcuni mercati richiedono una quotazione minima, pena la cancellazione del titolo dal proprio listino. In una siffatta ipotesi il consiglio di amministrazione potrebbe decidere di ridurre il numero di titoli per accrescerne il valore evitando il delisting.

In alternativa un’azienda può voler far vedere che il prezzo delle azioni è cresciuto, così da apparire come degna di maggior attenzione da parte del pubblico. Tuttavia la mossa potrebbe non venire apprezzata dal mercato. In altri termini gli investitori potrebbero pensare che la società sta tirando i remi in barca a causa di difficoltà nella sua gestione.

In questo caso l’operazione comporterebbe una riduzione del valore dei titoli in circolazione, tenuto conto dell’avvenuto frazionamento. A titolo di esempio il dimezzamento del numero delle azioni, che in teoria dovrebbe accompagnarsi al raddoppio della quotazione, potrebbe portare invece ad un valore inferiore.

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