Ha ancora senso investire nel settore energetico?

investire nel settore energetico

Sembrava defunto. Invece il settore energetico da inizio 2021 ha guadagnato il 27%. E il rialzo potrebbe continuare grazie a 4 fattori.

Le performance passate del settore energetico

Tra gennaio e marzo 2020, in pieno stallo delle attività economiche, il settore energetico ha perso il 56%. Tra ottobre 2020 e aprile 2021, invece, il recupero è stato del 63%. Sebbene siamo ancora sotto del 20% rispetto al valore dell’anno scorso, la risalita è stata prodigiosa.

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Il grafico che segue confronta l’ETF Lyxor sull’MSCI World Energy con l’iShares su MSCI World:

settore energetico vs MSCI World

La sovraperformance dell’energia rispetto all’indice globale risulta evidente. Per lo meno nel primo quadrimestre del 2021.

Ci sono alcune ragioni che hanno guidato il rialzo. Prima di analizzarle in dettaglio vediamo cos’è successo alle energie pulite, che tanto anno corso nell’anno del COVID.

Energia pulita vs tradizionale

Dopo aver più che raddoppiato la performance nel 2020, l’ETF iShares Clean Energy ha ripiegato nei primi mesi del 2021. Ad un +121% lo scorso anno fa seguito un -17% nei primi 4 mesi dell’anno corrente. Alcuni sostengono che il settore delle energie pulite sia in bolla.

Fatto sta che le valutazioni, oggi, favoriscono senza dubbio il settore energetico tradizionale.

La tabella che segue mostra, in breve, i principali indicatori fondamentali a confronto:

Energia tradizionale e pulita, tre anni fa, avevano lo stesso “valore”. Ad oggi, però, le cose sono andate diversamente.

Tuttavia il gap potrebbe chiudersi, almeno in parte, grazie al ritrovato interesse per le energie tradizionali. Queste ultime, infatti, hanno quattro assi nella manica che vale la pena approfondire.

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I fattori propulsivi del settore energetico

Ecco cosa potrebbe continuare a favorire il settore nel corso dei prossimi mesi (o forse anche anni).

La trasformazione del modello di business

Nell’anno che ha visto il prezzo del greggio andare a zero le compagnie non si sono lasciate abbattere. Molte di esse, in definitiva, hanno messo mano ai propri bilanci per sanare le sacche di inefficienza. Inoltre hanno affiancato alle aree strategiche di affari tradizionali alcune innovative. Il risultato è un rafforzamento dei conti e un ritorno alla redditività.

La ripresa del greggio

La ripresa del prezzo del petrolio ha favorito il settore energetico. Anche perché, ad oggi, il combustibile fossile non è morto. Al contrario, nel 2020 si sono consumati mediamente 91 milioni di barili al giorno. Si tratta, in breve, di un valore che si avvicina molto ai 100 milioni di barili del 2019.

Rotazione settoriale

I mercati sono ai massimi, ma la voglia di azioni è ancora ben visibile. Gli investitori, pertanto, hanno fatto alcune modifiche ai portafogli, spostandosi dai settori più all’avanguardia verso quelli tradizionali. I timori di una ripresa dell’inflazione, poi, hanno favorito il comparto energetico in modo particolare.

Il ritorno in media

Se un settore è sottovalutato, ed è disprezzato dal grande pubblico, prima o poi rimbalza. Per anni le azioni di società energetiche “pulite” sono rimaste nell’ombra. Poi di colpo sono “scattate”. Un fenomeno simile ha riguardato le azioni energetiche tradizionali.

Cose cui prestare attenzione

Il settore energetico è molto volatile. La sua deviazione standard, in breve, è del 30% contro il 20% delle azioni globali. Esso, inoltre, ha sottoperformato a lungo le azioni internazionali. Ciò implica che si tratta di un settore poco adatto per il buy and hold. Al contrario il momento di ingresso e di uscita sono decisivi ai fini della performance.

Questa caratteristica, a dire il vero, accomuna un po’ tutti i prodotti settoriali. Perciò essi vanno “maneggiati con cura”.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

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