PIP: tutti i rischi della conversione in rendita

pip e conversione in rendita

Il vero costo dei PIP emerge alla scadenza, quando si incassa il montante accumulato sotto forma di rendita. Una via alternativa per salvare il capitale.

Il funzionamento dei PIP

I PIP, piani individuali pensionistici, sono forme di previdenza integrativa privata. In questo articolo vedremo un problema che si nasconde tra le righe dei contratti, che pochi conoscono, ma che rappresenta un grave pericolo.

Prima di farlo esaminiamo, in sintesi, il funzionamento di questi contratti.

Iscrizione e accumulazione

Al momento dell’iscrizione il lavoratore sceglie un profilo di investimento. In sintesi egli stabilisce la politica di impiego dei premi versati. Questi sono fiscalmente deducibili dal reddito imponibile, entro certi limiti.

Ciò rende i PIP attraenti per lavoratori/investitori. Occorre considerare, tuttavia, l’esistenza della tassazione al momento dell’erogazione della prestazione.

Fruizione delle prestazioni

Al raggiungimento dell’età pensionabile ci sono due opzioni. Il lavoratore può incassare il montante sotto forma di capitale o di rendita.

Capitale

In linea di massima i PIP non sono pensati per erogare prestazioni sotto forma di capitale. Questo, infatti, non potrà superare il 50% del montante accumulato. A meno che la cifra sia contenuta, come previsto dalla normativa vigente. L’altra metà, invece, dovrà essere pagata sotto forma di rendita.

Ed è proprio qui che si nasconde l’inghippo che andremo a stanare.

La rendita

I PIP nascono con l’obiettivo di generare una rendita. Essa può essere di diversi tipi (vitalizia, reversibile, ecc), ma presenta comunque il problema dei coefficienti di conversione.

I rischi della conversione in rendita

Quando si converte il capitale di un PIP in rendita si ottiene una somma periodica. Ma si rinuncia al capitale. In particolare i coefficienti di conversione permettono di passare dal capitale alla rendita corrispondente.

Essi, in breve, oscillano tra il 5 ed il 6%. Ciò significa che a fronte di 100 € di capitale si otterrà una rendita annua di 5 €. Ma si perde il capitale. Quindi l’investitore in PIP recupera il proprio capitale solo dopo 20 anni di prestazione.

Cosa accadrebbe, invece, se un investitore ottenesse mediamente il 5% l’anno dai suoi soldi?

Chi segue le indicazioni dell’Investment Club ha ottime probabilità di riuscirci, a patto di scegliere un profilo mediamente aggressivo. Chi ottiene pressappoco il 5% di guadagno annuo a lungo termine può evitare del tutto i PIP.

In questo caso, infatti, potrà ottenere una rendita pari mediamente a quella di un piano pensionistico. Ma conserverà il capitale.

In definitiva i PIP sono strumenti finanziari carissimi, i cui oneri si vedranno solo al momento della scadenza. La trasformazione del capitale in rendita è penalizzante a causa dei bassi coefficienti di conversione.

Oltre a ciò le prestazioni saranno tassate, vanificando in parte il beneficio fiscale ottenuto alla sottoscrizione.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

2 commenti
  1. La trasformazione in rendite consente di trasferire il rischio di lunga vita alla compagnia di assicurazione. Il coefficiente di conversione è basso o alto a seconda della speranza di vita della classe di età. L’investimento finanziario con una rendita del 5% medio annuo si basa su di un analisi di rendimenti passati e difficilmente replicabile in futuro a causa del contesto di tassi bassi e di valutazioni azionarie sopra la media storica. Inoltre verrebbe meno l’effetto di capitalizzazione composta in quanto periodicamente parte dell’investimento (o dei frutti del patrimonio) verrebbe destinato all’integrazione del reddito.
    Per questi motivi sono in forte disaccordo con te questa volta. Ben venga una rendita vitalizia che copra un “rischio” troppo spesso fortemente sottovalutato: sopravvivere al proprio patrimonio.

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  2. In linea generale ho seguito l\’articolo, ma ho dei dubbi. Come investitore preferisco avere sottocchio il mio capitale e non vederlo convertito in futuro in una rendita. Ma ci sono delle reali garanzie sulla copertura dell\’inflazione? Con l\’investimento ho la garanzia personale di cosa compro e acquisto, ma con i PIP c\’è trasparenza in questo? Potrei avere dei dubbi sulla correttezza del gestore che non mi faccia trovare delle sorprese dopo 20 o 30 anni? Ma i PIP non corrono gli stessi rischi dell\’andamento dei mercati finanziari? Per conto mio, preferisco gestire il mio capitale da me e quando andrò in pensione lo spenderò poco a poco come una rendita vitalizia.

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