Polizza vita ramo i: le insidie

polizza vita ramo i

Una polizza vita ramo i è un contratto capestro che offre poca sicurezza e niente rendimento a causa di clausole oscure finalmente svelate.

Cosa sono le polizze vita ramo 1

Le polizze vita ramo uno sono tornate di moda a causa dell’incertezza che attanaglia i mercati. I ribassi di borsa, infatti, hanno spinto gli investitori a cercare rendimento e sicurezza nei contratti assicurativi.

Tuttavia le polizze ramo i sono prodotti opachi, dai lati oscuri che pochi conoscono. Ecco cosa c’è da sapere per evitare sorprese.

Caratteristiche

Una polizza vita tradizionale è un prodotto assicurativo collegato ad un fondo obbligazionario garantito. Si tratta, pertanto, di un investimento finanziario a tutti gli effetti, sebbene esso sia vestito da assicurazione.

Una polizza del ramo i, in sintesi, presenta due caratteristiche fondamentali:

  • ha una gestione separata a capitale garantito
  • offre delle garanzie accessorie.

La gestione separata

La gestione separata è un fondo di investimento prudente che raccoglie i premi versati dai clienti. Questi, in particolare, sono investiti in obbligazioni sicure con lo scopo di preservarne il valore. E di ottenere un guadagno interessante.

Grazie alla gestione prudente dei fondi e alla valorizzazione degli attivi al costo storico, le gestioni separate hanno offerto rendimenti competitivi rispetto ai BTP. Oltre a ciò il consolidamento annuale dei guadagni annulla le fluttuazioni del controvalore investito.

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Le garanzie accessorie

Le polizze vita offrono due garanzie extra. Anzitutto esse sono impignorabili ed insequestrabili. Oltre a ciò il capitale esce dall’asse ereditario, cosicché esso può essere donato a chiunque.

Il lato oscuro delle polizze

Una polizza vita del ramo i, al contrario di ciò che si crede, non è un investimento redditizio. E nemmeno sicuro, tutto sommato.

Quali sono, in sintesi, i rischi che questi contratti nascondono?

Concentrazione degli investimenti

Le gestioni separate sono infarcite di titoli di Stato. Ad esempio, nel 2019 le assicurazioni detenevano il 23% dell’intero debito pubblico italiano. (Fonte: sole 24 ore).

L’investitore che compra una polizza vita ramo i è convinto di fare un investimento garantito e diversificato. A causa della concentrazione degli attivi delle gestione separate, invece, si trova dinanzi ad una diversificazione apparente.

A titolo di esempio immaginiamo un investitore che detenga sia BTP, sia una polizza a gestione separata. Sebbene il portafoglio sembri diversificato, esso è concentrato in titoli di Stato italiani. E spesso l’investitore non ne è consapevole.

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Costi elevati

Una polizza vita ramo i è un contratto con tre strati di costo.

Caricamenti iniziali

Su ogni premio versato grava una commissione che arriva al 3 – 4%. Se la polizza è molto vecchia l’onere arriva all’8%.

Sebbene alcune polizze non lo prevedano, il caricamento iniziale è un elemento distorsivo che compromette la redditività dell’investimento.

Retrocessione

Non tutto il guadagno della gestione separata spetta al cliente. Una parte, infatti, è trattenuta dalla compagnia. Essa ammonta ad un valore compreso, in media, tra lo 0,60% e l’1,60% l’anno. Ad esempio, se la gestione separata rende il 3% e la commissione è dell’1,60%, al cliente andrà l’1,40% .

In presenza di rendimenti risicati per tutti, la retrocessione rappresenta un costo insostenibile. A causa di ciò molte polizze rendono meno di un conto deposito.

Costi di uscita

In aggiunta ai precedenti oneri, svariati contratti prevedono un costo di uscita. L’onere di solito è decrescente rispetto al tempo di permanenza nel prodotto.

Tuttavia se l’investitore non incassa la polizza per evitare il costo di uscita, verrà taglieggiato dalla retrocessione annuale.

Pressioni commerciali

Gli intermediari finanziari spingono la vendita dei prodotti più redditizi per i loro bilanci. Non si tratta di una novità. Tuttavia, quello che la maggior parte degli investitori ignora, è la modalità con cui ciò avviene.

In breve le banche e le assicurazioni sfruttano a proprio vantaggio la paura delle persone. In altri termini, quando i mercati sono turbolenti i “consulenti” promuovono investimenti a capitale garantito.

Frastornati dalle perdite subite, infatti, gli investitori difficilmente faranno investimenti rischiosi. Al contrario il rendimento garantito offerto dalle polizze vita ramo i attrae le persone, attirandole in trappola.

Accade così che la banca, dopo aver convinto un investitore a sottoscrivere un fondo azionario nel boom di borsa, gli proponga una polizza vita sicura. L’intermediario ottiene un doppio guadagno, mentre il cliente si incammina verso l’ennesima delusione.

Help!!

La sottoscrizione di polizze vita costose e poco redditizie si basa sulla ricerca di sicurezza da parte di investitori prudenti e/o scottati dai mercati.

Per questi è facile cadere nella illusoria trappola della esistenza di soluzioni preconfezionate. Molto spesso, però, le polizze vita ramo i si dimostrano l’ennesima delusione a causa di costi improponibili.

La soluzione non sta nella ricerca del prodotto miracoloso. Al contrario l’investitore potrà coniugare rendimento e sicurezza impostando un piano di investimento articolato e ottimizzato.

Grazie ad una formazione finanziaria completa e di buona qualità, o al supporto di un consulente che lo aiuti nelle scelte, l’investitore consapevole otterrà rendimenti soddisfacenti nel lungo periodo. Evitando i costi e le trappole tese da chi guarda il proprio tornaconto.

Think different. Invest differently.

Giacomo Saver – CEO di Segreti Bancari

5 commenti
  1. domanda: se si ha molta liquidità conviene estinguere il mutuo (tasso fisso 1,2%) o investire in polizza ramo I o altri fondi a basso rischio in modo da coprire gli interessi che pagheresti con il mutuo? Banca consiglia di investire e non estinguere il mutuo. grazie

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    1. @ Elena
      Tenere un debito e investirne l’importo, secondo me, non è mai una buona soluzione.

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      1. Salve! Non riesco ancora a capire se il tasso di interesse lordo della gestione separata è del 3% e i costi di gestione saranno del 1.6% il netto sarà del 1.4% a questo devo detrarre ancora il 12.5% sull’utile?grazie

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  2. Buon giorno e complimenti per le sue rubriche che seguo sempre con grande interesse e dalle quali cerco di accrescere le mie conoscenze che, malgrado la mia provenienza dal mondo bancario (!), non sono paragonabili alle sue.
    Ho in vigore uno dei vecchi P.I.P. assicurativi che dopo il 31/12/1999 sono stati aboliti e sostituiti dai fondi pensione che con i loro stretti vincoli in tema di anticipazioni e riscatti meglio rispondevano alle finalità previdenziali del c.d. “secondo pilastro”, esigenza nel frattempo divenuta di pressante urgenza per le dissestate casse dello Stato e dell’ Inps.
    Il mio contratto, stipulato in qualità di dipendente, ha un rendimento minimo garantito del 4 %. Dai miei calcoli risulta un po’ meno, ma di questi tempi mi va bene lo stesso: volevo disturbarla per chiederle se il mio modo di calcolare il rendimento è esatto.
    Il controllo lo eseguo ogni mese: se il 20/8 il capitale era di € 37.509,40 e lo scorso 20/7 era di € 37.365,47 e il versamento mensile di € 30,00, la differenza (netta ) di € 113,93 costituirebbe il rendimento che è quindi del 3,65 % su base annua.
    E’ giusto ?
    Grazie per la cortese attenzione

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    1. @ Marco
      Per ragioni di tempo e risorse non posso intavolare discussioni qui, né rispondere alle domande specifiche. Se interessato a formarsi sui temi degli investimenti, la prego di fare riferimento ai nostri corsi. Grazie.

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