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I Certificati di Deposito. Opportunità di Investimento o “Sola”?

Su richiesta di un lettore, esamineremo insieme le caratteristiche dei Certificati di Deposito

In passato i certificati di deposito hanno conosciuto alterne fortune. Oggi sono di nuovo di moda. Scopri perché e quali sono le loro caratteristiche

Era il 1996 quando l’allora Governo Prodi scrisse la parola FINE ad uno strumento finanziario molto in voga: i certificati di deposito. E lo fece elevando al 27% l’aliquota di imposizione fiscale, mettendoli definitivamente fuori mercato. Fino ad allora, questo prodotto aveva riscosso un notevole successo, per una ragione ben precisa che scoprirai proseguendo nella lettura.

Oggi, grazie ad un regime fiscale più favorevole, i “CD” sono tornati di moda. Ma i nodi del prodotto restano gli stessi ed il consiglio è: maneggiare con cura.

Obiettivo: investimento sicuro

Inutile dirlo. I certificati di deposito nascono con l’obiettivo di offrire ai risparmiatori un investimento sicuro ma remunerativo. Si tratta, a tutti gli effetti, di un deposito bancario vincolato e rappresentato da un titolo di credito dematerializzato (il certificato, per l’appunto).

La prima cosa da sapere è che esistono due tipologie di certificato: quelli nominativi – ossia intestati al depositante e quelli al portatore. La differenza è notevole dal punto di vista della sicurezza. Solo i titoli nominativi, infatti, godono della copertura del fondo interbancario di tutela dei depositi che assicura gli stessi fino ad un massimo di 100.000 euro per depositante.

Normalmente le banche emetteranno CD nominativi, per rispondere alla crescente necessità di sicurezza da parte dei risparmiatori, ma ricorda di verificare questo aspetto fondamentale. Sì, perché il rischio insito nell’operazione è il rischio controparte, ossia la possibilità che la banca emittente “salti” così da non essere più in grado di rimborsare il tuo credito alla scadenza.

Se il titolo ha una durata breve (ossia di qualche mese) di solito interessi e capitale sono pagati insieme alla scadenza. Altre volte la banca pagherà alla scadenza il solo capitale distribuendo interessi periodici.

I punti di forza e di debolezza

I CD hanno un punto di forza e due punti di debolezza. Essi sono più convenienti rispetto ai conti correnti, poiché pagano interessi superiori e a volte concorrenziali rispetto ai conti deposito liberi. Ma hanno due grossi limiti:

  • non sono smobilizzabili prima della scadenza salvo rare eccezioni
  • il loro rendimento è inferiore molto spesso a quello di un BOT o di un conto deposito vincolato

Facendo le somme io direi che nel novanta per cento dei casi i certificati di deposito non sono un’alternativa allettante per il tuo investimento sicuro. Il fatto che non siano smobilizzabili prima della scadenza, né quotati su un mercato regolamentato è un limite non da poco.

Ma allora, come mai sono stati così popolari in passato e stanno conoscendo una nuova giovinezza? Il motivo va ricercato nella scarsa preparazione del risparmiatore italiano e nella diffusione capillare delle banche sul territorio. L’italiano “medio” non si informa, non ha voglia nè tempo di formarsi una cultura finanziaria di base, così finisce con il fare quello che la banca gli propone.

Questa è la ragione per cui tanti strumenti finanziari inefficienti continuano a prosperare per la gioia dei banchieri e dei bancari. Le banche dispongono di una fidelizzazione secolare che sfruttano a proprio vantaggio. Intendiamoci, i certificati di deposito sono ancora il meno peggio ma prima di sottoscriverli occorre valutarne appieno la convenienza.

Se sei disposto a lasciare soldi investiti fino alla scadenza e il loro rendimento è superiore a quello di un conto deposito svincolabile, allora sottoscrivili. Ma valuta sempre caso per caso, se vuoi investire in modo intelligente i tuoi sudati risparmi.

Dedicato a te e ai tuoi risparmi.

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Comments

  • Killer in pensione

    Il fondo interbancario può tutelarci in caso di fallimento di una piccola banca. Nel caso si tratti di una grande banca, per non parlare di una crisi sistemica, c’è da chiedersi a cosa servirebbe.

    Se esaminiamo i certificato di deposito di Unicredit troviamo il salvadanaio platino (minimo 20 k, recesso non consentito, rendimento netto 3,905%) il salvadanaio oro ( minimo 10 k, recesso non consentito, rendimento netto 3,522%) e il salvadanaio ( minimo 5k, recesso non consentito, rendimento netto 2,171%). Le commissioni non mi sono chiare. In particolare le Spese per dichiarazione di sussistenza di credito che non so cosa siano.

    Anche il platino può essere battuto da un conto deposito con possibilità di svincolo anticipato (per esempio Banca Sistema). Ancor meglio una combinazione con la serie J26 dei buoni postali indicizzati all’inflazione che permetterebbe un rendimento probabilmente simile al platino ma avrebbe una struttura d’investimento nettamente superiore tutelandoci nel caso d’inflazione alta e dandoci la possibilità di prolungare un buon investimento in termini reali fino a 10 anni di durata.

  • Francesco

    Carissimo Giacomo, approposito di certificati, proprio questa mattina, coincidenza nella coincidenza un promotore assicurativo che ho incontrato facendo compagnia ad un amico che doveva pagare il premio annuo, conversando di economia, investimenti etc… mi ha illustrato come convenientissimo il seguente titolo NL0009526235 (premetto che il discorso sul titolo e’ uscito perché ho fatto presente di avere azioni Unicredit. Onestamente l’unica cosa che e’ stato in grado di dirmi e che se al 21.12.2012 il prezzo del titolo non scende sotto 2,14 egli guadagnerebbe il 400% facendo inoltre vedere gli sms dei guadagni già effettuati quest’anno con il trading sul titolo stesso. Considerando che il 400% mi sembra sproporzionato, dove e chi dovrebbe pagare questi soldi? Inoltre da quanto letto sul sito dei certificati dice che se una volta il titolo scende sotto la barriera non viene piu’ rimborsato alla scadenza ed essendo il titolo emesso ad agosto 2011 se nn sbaglio prima dell’aumento di capitale le azioni era di gran lunga sotto la barriera. Spero di essermi spiegato correttamente e ti ringrazio già anticipatamente per tutto quello che fai. Ciao

    • Giacomo

      @ Francesco
      Ho cercato in rete informazioni su questo titolo.
      Da quello che ho capito si tratta di un certificato a capitale protetto a condizione che l’azione unicredit non scenda sotto la barriera di 2,1406 euro. In quel caso il certificato non garantirà più il capitale. Al di sopra di quel valore il certificato dovrebbe pagare il 115% del nominale (ma le informazioni che ho trovato sono molto frammentarie).

      Di sicuro è più conveniente comprarlo ora in borsa che non al momento dell’emissione, ma occorre comunque usare una certa cautela. Secondo me se vuoi rischiare su Unicredit farai bene a comprare direttamente il titolo e non un certificato sullo stesso, che nella migliore delle ipotesi ti limita i guadagni e nella peggiore ti espone alle medesime perdite che subiresti se avessi l’azione.

      Cari saluti e grazie per i complimenti.

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